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Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spezzati 
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HOUSEPETS! LA SERIE
Stagione II
Episodio 17 – Nuovi ospiti e cuori infranti
Di VALERIO

1.
Casa Ambrose, Babylon Gardens

Le mani coperte di nera pelliccia afferrarono gentilmente i lembi della tovaglietta rossa di seta e la piegarono a triangolo con pochi gesti. Poi la misero nella scatola, sopra una pila ordinata di altri oggetti: un mini tavolino da caffè la cui superficie era un libro sui tavolini da caffè (l’unico segno che la sua proprietaria avesse un senso dell’umorismo), quattro scatole come nuove di mazzi di tarocchi, una tavola dei segni zodiacali…una catenina d’oro fissata ad un occhio di Ra.
La gatta nera prese la medaglietta. La lampadina, dal soffitto, fece scintillare l’occhio come se per un momento avesse fatto l’occhiolino.
“Tarot…” Sabrina accarezzò la medaglietta con un artiglio.
Dall’altra parte della stanza, il cane di nome Fido posò a terra la pila di libri appartenuti all’amica di Sabrina. Si avvicinò alla sua ragazza e l’abbracciò dolcemente per la vita. Diede un bacio sul collo di lei. “Manca a tutti noi. Non sei sola. Non ti lasceremo da sola, Sabrina.”
La gatta continuava a fissare la medaglietta. “Sei tanto caro, Fido. E grazie anche a te, Peanut.”
“Figurati,” disse il giovane cane Sandwich, mentre usciva dalla cucina con una scatola piena di preparati per il…particolare tè della sua scomparsa amica. Arricciò il naso, mentre posava la scatola a terra, per poi afferrare il nastro adesivo. “Tch, non sono mai riuscito a capire come le piacesse questa roba.” Iniziò a sigillare la scatola, e finì invece con il coprirsi il dorso della mano col nastro. Tirò via il nastro, e si strappò un ciuffo generoso di peli. “Ow.” Poi Peanut si mise un lembo del nastro sporco fra i denti e lo strappò in due…insieme ad alcuni peli della bocca. “Ouchie!”
Sabrina si sciolse dall’abbraccio di Fido. Adesso, almeno, riusciva a mostrare un pallido sorriso. “Vuoi una mano?”
Ormai la lotta di Peanut con il nastro rischiava di raggiungere proporzioni epiche. La lingua che sporgeva in concentrazione dalla bocca chiusa, il cane aveva fatto una pallottola del nastro e ora questa gli stava depilando le mani. “Ce la *ow* faccio, *ohi* davvero…HA!” finalmente riuscì a lanciarla via… “Opsie.”
Sì, l’aveva lanciata via. Contro il ciuffo di pelo sulla fronte di Fido. Il cane poliziotto non sembrava, chissà perché, contento di quel singolare ‘addobbo’.
“Scusa,” disse Peanut, mesto, allungando il nastro adesivo a Sabrina.
“Bisogna farci l’abitudine,” disse lei, chiudendo la scatola senza rimetterci neanche un pelo. “Ne ho ordinate di queste cose per lei, col tempo. Aveva le sue specifiche esigenze, e sembrava incontentabile. Era curiosissima, proprio come te, Peanut, lei…” Si appoggiò al muro, e si lasciò scivolare a terra. Si accorse solo allora di avere ancora in mano la medaglietta dell’occhio di Ra. “Non l’avevo capito. Non…non ho neanche pensato quanto potesse…”
Peanut le si sedette accanto. “Non è colpa tua, davvero. Io ero suo amico e…” Anche i suoi occhi si fecero lucidi. “Ha fatto tanto per me e Grape, e non l’ho invitata a giocare con noi nemmeno una volta a far finta. Sono stato molto più cattivo io, ecco. Dovresti avercela con me, non con te stessa.”
Sabrina gli accarezzò la testa. “Caro Peanut, come potevi saperlo? Stavi seguendo il tuo cuore, stavi avvicinandoti al momento in cui saresti diventato adulto. Io e Tarot abbiamo fatto il possibile per aiutare te e Grape a diventare una vera coppia, e saremo sempre fieri di voi. Ma ero io che vivevo ogni giorno al fianco della mia amica. E non l’ho mai davvero trattata come tale. O avrei capito tutto… Quindi non tormentarti, caro Peanut Butter. Sposando Grape, unendoti a lei, hai già fatto quello che Tarot si aspettava…”
Poi toccò a Fido di sedersi accanto a lei. Mentre cercava di togliersi la pallottola di nastro adesivo dal ciuffo, disse, “Sabrina, siamo riusciti a nascondere a tutti la nostra relazione…be’, almeno tranne a Peanut, Grape, Fox e Bino, ma nessun nostro amico, nessun umano al di fuori della mia famiglia sapeva di noi. E io lavoro in polizia. E poi…” Fido decise di rinunciare a togliersi la pallottola. Posò invece un braccio intorno alle spalle di Sabrina. “Amore, quando qualcuno vuole tenere un segreto, be’…lo fa. È stata la volontà di Tarot. E poi, non mi hai detto che alla fine lei non è…veramente…andata, vero?” Fido si stava aggrappando alla speranza che Tarot non fosse morta. Già le spiegazioni che gli avevano dato, la memoria di quella pazzesca avventura in quello strano e terribile futuro…tutto stava cominciando a fondersi in una massa indistinta, come i residui di un sogno. Quando anche le ultime cose di Tarot Ambrose sarebbero finite in soffitta, quando anche il suo odore sarebbe scomparso…anche il suo ricordo sarebbe impallidito? Qualcuno a Babylon Gardens avrebbe ricordato di una strana ma simpatica cagnetta che parlava con gli spiriti?
Fido strinse Sabrina a sé. Era un tale peccato che i cani non sapessero fare le fusa… “Lei avrebbe voluto che stessimo bene, cara. Peanut ha ragione, non essere triste.” Le diede un bacetto su un orecchio. “Hai detto che la rivedremo, giusto?”
Se ‘reincarnazione’ è per te un modo soddisfacente, amore mio..! Sabrina annuì. “Starà bene anche lei. *sigh* coraggio, abbiamo ancora da mettere a posto un sacco di cose, poi dovrò accompagnare Mamma al rifugio. Conoscendola, starà già pensando a trovarmi un’altra amica.”
Peanut scodinzolò. “È una bella cosa! Non vuole che tu stia sola!”
“Già. Certo, vorrei almeno che mi lasciasse il tempo di abituarmi a questa…cosa, invece di darmi subito una nuova sorellina di cui occuparmi. Forza, tesoro, che abbiamo *Ow!*” Cercando di alzarsi in piedi, aveva appena scoperto di essersi ‘appiccicata’ con il proprio ciuffo a quello di Fido!
“Ci penso io!” esclamò Peanut, alzandosi.
“Uh, no,” tentò Fido, con gli occhi a puntina. “Davvero, grazie, facciamo da so—“ Troppo tardi! Peanut aveva già afferrato la pallottola di nastro adesivo. “Coraggio, ci metto un attimo! È come quando Mamma si mette quegli strani cerotti. Uno strappo e via, non ve ne accorgerete neppure…” E prima che i poveretti potessero fare qualcosa…

RRRIIIPPP! Venne da casa Ambrose, più simile al suono di un’intera parete di colpo ripulita di anni di carta da parati.
Poi, la voce di Peanut. “Ops. Ah…Ho della coccoina, a casa. Va bene? Perché mi guardate così..? Che denti grandi che hai, Sabrina…”
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Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals

“Permesso?”
La domanda di Evelyn Sunman ebbe risposta sotto forma di un volto sorridente di bambino sullo schermo accanto alla porta. “Ciao Zia Eve!!”
Evelyn pensò che quella povera creatura non l’avrebbe mai chiamata ‘mamma’, ed era già fortunata a non essere chiamata ‘nonna’… Ma non era certo per un modo di dire, che aveva deciso di prendersi cura del piccolo Terry e del suo cane ed unico amico, il doberman Bouncer.
Terry Stark e Bouncer avevano vissuto una vita brutta e triste, meritavano un luogo tranquillo dove vivere e qualcuno che li amasse. E Evelyn Sunman, ex insegnante, ex volontaria in quel terribile lager sulle cui rovine era sorto il Lucky Charm Grove di cui ora era Direttrice, sentiva di essere la persona giusta.
Era stato amore a prima vista. Quei due non potevano essere separati, non senza causare loro un gravissimo danno psicologico. Per questo erano insieme al Charm. Insieme erano venuti, insieme se ne sarebbero andati.
Con lei. E con il suo lavoro… Prima di andarsene, Evelyn avrebbe dovuto trovare un adeguato sostituto. Il Signor Foster si fidava di lei, e se lei si fosse tirata indietro, avrebbe ripreso lui il completo controllo del rifugio –e lei non lo avrebbe permesso! Anche se lui si faceva vedere ogni tanto, come Direttore avrebbe dovuto riprendere a lavorare ogni santo giorno, trascurando i suoi ragazzi a casa! E con Mizar in dolce attesa, sarebbe stato un vero crimine…senza contare che dopo ci sarebbero stati due cuccioli di cui prendersi cura, quindi nossignori, il Charm avrebbe avuto una nuova Direttrice quanto prima!
Ma adesso, Evelyn Sunman voleva dare una buona notizia a due ospiti molto speciali. “Allora, posso entrare?”
Bouncer si avvicinò al monitor. Aveva la faccia cupa, quindi era di buonumore. Senza dire una parola, schiacciò il pulsante di apertura. La serratura della porta emise un breve ronzio.

“Buongiorno, dormiglioni! Fatto già colazione?”
Subito il bambino andò ad abbracciare la donna. “Ciao Zia Eve!!”
“Oh, santo cielo!” Rise lei. “Piano, tesoro, piano! O dovrete portarmi di peso in infermeria. E tu, Bouncer, come va?” Allungò una mano per dargli una carezza. Il doberman fece un passo indietro, abbastanza da stare alla larga da ogni contatto fisico, pur restando abbastanza vicino al suo amico da proteggerlo.
Terry sollevò la testa, gratificando Evelyn di un sorriso solare. “Per colazione abbiamo avuto succo d’arancia, uova, latte, muesli, patate, pane con burro d’arachidi e gelatina! Abbiamo mangiato proprio tutto!”
Evelyn fece una faccia sorpresa. “Giusto cielo! Dopo bisognerà noleggiare una gru per tirarti su, giovanotto! Il povero Bouncer non ce la farà mai a trascinarti!” Poi gli diede una carezza sulla testa. “Ehi, ragazzi, ho una bella notizia per voi, vogliamo parlane al parco…” fece loro l’occhiolino, “…magari davanti ad un bel gelato?”
Terry, se possibile, s’illuminò ancora di più. “Grande quanto voglio io??”
“Che notizia?” fece Bouncer, lanciando un’occhiata ancora più diffidente ad Evelyn. Da quando erano arrivati là dentro, quel cane aveva pronunciato abbastanza parole da poterle contare sulle dita di una mano.
Evelyn prese una delle due sedie alla scrivania e ci si mise seduta. “Una bella per tutti e due, ma possiamo parlarne anche qui, se non ti va di uscire, hm? Facciamo venire qui il gelato, se vuoi.”
Terry si avvicinò al cane, lo prese per una mano e iniziò a tirarlo verso la porta. “Eddai, Bouncy, eddai, eddaaaiii!!! Vieni al parco a prendere il gelato! Zia Evelyn ci vuole bene! È vero che ci vuoi bene, Zia Eve?”
Terry era ancora un tale smilzetto, ma alto, dal volto lungo con una leggera spruzzata di lentiggini, decorato da una chioma rossiccia e due grandi occhi verdi. Con la dieta giusta e del regolare esercizio fisico, sarebbe diventato un bel ragazzo, ma per ora l’unica cosa visibile era la disperazione nei suoi occhi, a dispetto della voce allegra.
Evelyn ne aveva viste così tante, di creature, durante i suoi anni di insegnamento. La scuola pubblica dove aveva lavorato era una specie di discarica sociale. Le famiglie più in difficoltà li mandavano lì perché qualcuno badasse ai loro pargoli almeno qualche ora al giorno. Imparare qualcosa era un ‘beneficio collaterale’: spesso, i genitori costringevano i figli a raggiungere la sufficienza almeno per assicurarsi che non venissero espulsi durante gli studi.
Evelyn vedeva in Terry e Bouncer i ritratti di due tipologie dei suoi studenti: Terry riusciva ancora ad essere curioso verso il mondo, gli piaceva la gente, o almeno si attaccava disperatamente agli altri per trovare quell’affetto che la famiglia non gli dava più. Bouncer era stato già ispessito dal rancore e dai tormenti, aveva fabbricato una corazza molto dura, per lui le nuvole nel cielo erano solo nuvole senza forma…
Bouncer sbuffò, scosse la testa, ma alla fine quella sua espressione torva si placò un pochino. Afferrò Terry e se lo mise sulle spalle. I suoi occhi dissero ad Evelyn, ‘sarà meglio che siano buone notizie per davvero, altrimenti…’
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Stanza Colloqui Zero, Clinica Veterinaria

Non ingannasse la giovane età di Robin Keaton. Poteva essere fresco di laurea, ma la sua tesi di laurea in psichiatria degli animali domestici era destinata a diventare un best-seller nel settore. Per questo, Martin Foster lo aveva contattato il giorno stesso in cui aveva deciso di costruire il Charm.
Il curriculum scolastico di Robin Keaton, psichiatra veterinario, laurea mack truck laude, Ph.D, era impressionante come la sua dedizione verso il mondo animale… Tuttavia, a meno di essere molto fortunati, insieme alle onorificenze, anche il migliore degli studenti collezionava debiti. E Il futuro dottor Keaton ne aveva parecchi… Certo, uno come lui avrebbe recuperato in fretta. Avrebbe potuto aprire il proprio consultorio ovunque, dopo avere fatto un po’ di gavetta… E invece, 24 ore dopo essere uscito dall’Università con il titolo ancora caldo in tasca, era arrivata l’offerta di un emerito signor sconosciuto che gli offriva una cifra stratosferica per metterlo subito a lavorare!
Non si sarebbe trattato di animali di celebri famiglie di Beverly Hills, ma a Robin interessava di più la sfida, e i randagi e gli abbandonati erano stati il tema del suo dottorato. Ottima paga per mettere in pratica il sogno di una vita. Avrebbe potuto dire di no?

In questo momento, non era sicuro di cosa provare: entusiasmo di fronte ad una sfida impossibile, o frustrazione?
Zeke e Quincy Jones, i due ex cani poliziotto, due fratelli, meticci dalmata/setter, sembravano intenzionati a non recedere dalla fortezza in cui erano chiusi.
Qualcuno li aveva addestrati da prima che entrassero in Accademia, perché lavorassero come spie. Avevano rubato informazioni alla Polizia di Babylon Gardens. Contemporaneamente, avevano inventato una finta missione per conto del PETA in modo da sviare i sospetti sulla tipologia di informazioni rubate.
Di quali informazioni si trattasse, la Procura Distrettuale ci stava lavorando giorno e notte. Purtroppo, dagli archivi non mancava nulla, e il traffico elettronico era pulito. Zeke e Quincy avevano lavorato come veri professionisti, non si erano lasciati dietro alcuna traccia. E anche dopo il loro arresto, erano decisi a non parlare.
Questi cani non erano traumatizzati, non c’erano segni di vecchie ferite o fratture. Il condizionamento era stato perfetto, pulito, radicale.
E forse, per il dottor Keaton, questo era l’indizio più importante, e sicuramente la Procura lo aveva messo in conto: perché inviare dei cani altamente in un presidio di polizia periferico di una comunità come Babylon Gardens?
Robin Keaton si servì un altro bicchier d’acqua. “Pensate che vi verranno a liberare?”
Silenzio.
“Pensate che ricompenseranno la vostra lealtà portandovi via su una carrozza? Siete pedine sacrificabili, ragazzi.”
E c’era la questione dei ‘proprietari’: i ‘Signori Jones’ erano scomparsi, o forse non erano mai esistiti. Pochi contatti, giustificati dal fatto che lavoravano di notte, cioè così dicevano. E nessuno sapeva davvero cosa facessero… La Procura aveva trovato solo tante tracce fasulle.
“E allora?” disse Zeke, parlando per la prima volta da quando erano arrivati al rifugio. “Qui si sta bene, e nel peggiore dei casi invecchieremo in una prigione di lusso.”
“Nel peggiore dei casi,” disse Robin, “vi sbatteranno al canile e vi gasseranno. A causa del vostro addestramento, per legge non potete essere considerati idonei per la vita in famiglia. E siete qui solo perché sperano che facciate la cosa giusta confessando. Altrimenti non resterete qui più di una settimana: il Procuratore non ha intenzione di perdere tempo, con voi, e il Signor Foster non ha le basi legali per contestare la richiesta per il vostro internamento.”
Da quel momento, tuttavia, Zeke e Quincy non dissero altro.
---
Joel Foster andò incontro al minibus che aveva appena parcheggiato. Quei mezzi o portavano dei nuovi ospiti per il rifugio, o portavano gli ex-ospiti verso le loro nuove famiglie.
Purtroppo, oggi era il primo caso. Le porte del veicolo blu, con la dicitura dell’LCG ben evidente sulla fiancata, si aprirono.
Solo un ospite, per oggi. Grazie per i piccoli favori, Signore, pensò Joel.
Quelli del Controllo Animali avevano fatto del loro meglio per dargli una ripulita, ma quel cucciolone meticcio aveva davvero bisogno di una bella sistemata. Il pelo argentato tigrato presentava ancora diverse macchie di gasolio, si vedevano ancora le cicatrici delle zuffe per gli avanzi, e non era certo bastato un bagno per togliergli di dosso l’odore della strada.
Joel consultò rapidamente la scheda: Elias ‘Tommy’ DiLero, quello era il nome che aveva dato. Età stimata, cinque anni. Il chip non era stato rinnovato, quindi niente dati. Il tatuaggio era ormai illeggibile. Stando al CA, c’era un tale Mattias DiLero nel database nazionale, a cui era registrato quel meticcio boxer/labrador…ma Mattias diLero era anche morto sei mesi fa, in un incidente d’auto. E nessun parente aveva reclamato la custodia di Elias…
Joel tese la mano al cane. “Salve a te, ragazzone. Ti accompagno io al tuo alloggio. Mi chiamo Joel, e lavoro qui.” Fino a Natale, almeno.
“Mi chiamo Elias.” Il cane ricambiò la stretta. “O Tommy. Come la mitragliatrice.” Evelyn Sunman avrebbe visto in questo cane un’incarnazione di Terry Stark –il tentativo di nascondere dietro un sorriso la terribile tristezza che nei suoi occhi si vedeva fin troppo chiaramente. “Ti piace la mia sciarpa? Papà me l’ha regalata.” L’ultima parola la pronunciò in…italiano?
“È, ah, bella,” rispose Joel. Era di un tessuto verde, forse. Difficile esserne sicuri, con tutte quelle macchie assortite. Se Elias avesse sbandierato quell’affare vicino a una sala chirurgica, i medici avrebbero incrociato i bisturi come altrettanti crocefissi per esorcizzare quella presenza maligna. “Magari la possiamo anche lavare, giusto?”
Elias fece spallucce. “Dove mi metterete?”
Joel fece cenno al cane di seguirlo. “In una bella stanza, vedrai.”
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Casa Sandwich

“Sì, certo. Sarò lì quanto prima, Sabrina. Scusami per non essere venuto prima… No, sei tu un tesoro. Ti voglio bene.” Max appese il telefono. “Peanut sarà qui fra poco, gli darò il cambio.” Scosse la testa. “Poverina, era così amica di Tarot…” Si mise seduto sul lettino dove stava sdraiata Grape.
“Non sapevo che fossi stato il ragazzo di Sabrina,” disse la gatta lavanda, cercando di trovare una posizione comoda. Certe volte le sembrava di avere l’Hindenburg al posto della pancia; era convinta che se non fosse stata attenta, mentre dormiva, si sarebbe involata al primo soffio di vento…
“Perché stai ridacchiando, adesso?” chiese Maxwell.
La domanda scatenò un’altra serie di risatine in Grape. “*snrkt!* niente, niente, fantasie da partoriente, Maxie. E non cambiare il discorso: credevo che Sabrina fosse da sempre impegnata con Fido.”
“Be’, ‘ragazza’, nel mio caso è un po’ esagerato. Non c’è mai stato niente di serio fra noi due: allora non lo sapevo, ma stava passando un periodo difficile con Fido, e si era rivolta a me per una spalla su cui piangere e delle coccole di qualità. Niente di più. E quando si è ripresa, amici come prima. Un po’ come tu ed io quando le cose non ti andavano bene con Peanut, mia bella.” Max le accarezzò la pancia.
Grape arrossì. “Non proprio la stessa cosa, gattaccio di strada.” Lei posò la mano su quella di lui, tenendola ferma sulla pancia. “Con te è finita bene…o almeno, meglio di quanto ti fossi aspettato.”
In quel momento, suonarono alla porta. Con le nocche. Sembrava proprio che Peanut fosse venuto di corsa!
“Vado io!” urlò Max, correndo fuori dalla stanza. Lanciò un bacio a Grape. “Ci si vede. Un saluto al fortunato sposo!”

Veloce come un fulmine, Maxwell corse giù per le scale e batté sul tempo la signora McBride, la nuova vicina che da un po’ di tempo si era eletta a badante di Jane Sandwich. “Non si fa affaticare una signora, giusto?”
“Un gatto galantuomo,” disse Gavina. “Adesso le ho viste tutte.”
Max aprì. “Ehilà, paparino, hai fatto pre—“ le parole gli morirono in gola mentre la sua mente cercava di mettere a fuoco la figura che aveva di fronte.
Non aveva dubbi che quello fosse Peanut. Ad una prima impressione.
Poi Max si accorse degli altri particolari: questo cane era più alto, il petto era più delineato, gli occhi di un blu più intenso, era più muscoloso, e la faccia era quella di uno abituato a farsi largo nella vita a suon di morsi. Max aveva letto due o tre racconti sui viaggi nel tempo, ed era sicuro che Peanut Butter fosse in qualche modo riuscito a mettere mano ad una macchina del tempo. Non importava che non esistessero, quel botolo ne sarebbe stato capace lo stesso.
Poi, il ‘vecchio Peanut’, che reggeva sulla spalla una borsa a sacco, disse, “Sono qui per vedere mio figlio e mia nuora. Mi chiamo Budweiser Winters.”

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Mon Oct 11, 2010 1:50 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
I was wondering when Bud would show up at the house. that should be interesting. I hope Bouncer will be happy that they are getting adopted. and it looks like Zeke and Quincy will be very hard to crack. Another great chapter Valerio can't wait for more. :mrgreen:

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Mon Oct 11, 2010 2:13 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
valerio wrote:
RRRIIIPPP! Venne da casa Ambrose, più simile al suono di un’intera parete di colpo ripulita di anni di carta da parati.
Poi, la voce di Peanut. “Ops. Ah…Ho della coccoina, a casa. Va bene? Perché mi guardate così..? Che denti grandi che hai, Sabrina…”


LOL, someone is pretty much dead :lol:


valerio wrote:
“Mi chiamo Elias.” Il cane ricambiò la stretta. “O Tommy. Come la mitragliatrice.” Evelyn Sunman avrebbe visto in questo cane un’incarnazione di Terry Stark –il tentativo di nascondere dietro un sorriso la terribile tristezza che nei suoi occhi si vedeva fin troppo chiaramente. “Ti piace la mia sciarpa? Papà me l’ha regalata.” L’ultima parola la pronunciò in…italiano?


And maybe his Dad was a mafioso, right? :roll:

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
*wants moaar*

Gieeef moree naooow!

Or a cookie to keep me busy... :3

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Jason Mraz wrote:
My goal is to show everyone that they, too, can do what they love to do.

Daggy wrote:
Look a shadowpriest, what a cutie.... POW


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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Tobee wrote:
*wants moaar*

Gieeef moree naooow!

Or a cookie to keep me busy... :3

here's a BIG cookie until tomorrow

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Mon Oct 11, 2010 2:31 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Woo yay!

*noms*

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Jason Mraz wrote:
My goal is to show everyone that they, too, can do what they love to do.

Daggy wrote:
Look a shadowpriest, what a cutie.... POW


Mon Oct 11, 2010 2:32 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
*Cries*
I think that's the best fanservice ever!
*Cries happily for Elias*

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Tha Housedog wrote:
*Cries*
I think that's the best fanservice ever!
*Cries happily for Elias*

The pleasure's all mine, Housedog!

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
valerio wrote:
Tha Housedog wrote:
*Cries*
I think that's the best fanservice ever!
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The pleasure's all mine, Housedog!

I'm glad you're having fun with my character.

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
So Tha Housedog gets in it :x

WHY IS HE SO SPECIAL SADFACE

/rant

I'm kidding. only 3 more episodes.

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Yup! And then it's Elliot & Tegan time! :D

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
So I shouldn't complain. Don't want to be too spoiled.

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
I wonder what the reaction would be if Grape and Max find out that Bud is Peanut's dad... uh...oops...


Tue Oct 12, 2010 12:52 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Wow, I just realized I hadn't posted on this one yet. :oops: I read it soon after it was posted too. -_-; I guess I just didn't feel like I needed to reply since everyone already knows what I'm going to post in response to these updates. It goes without saying...but, Valerio just keep doing what you're doing. These things keep getting better and better, with or without cliffhangers. (Your cliffhangers are the icing on the cake though, and not that fluffy kind that is way too sweet; it's more like the subtle kind of icing that leaves a great feeling...like you can eat a ton more cake because you feel it isn't too sweet.) :mrgreen:

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Heh. Look at that... I started an actual Housepets! fan-fic.
viewtopic.php?p=131370#p131370
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Tue Oct 12, 2010 12:29 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
2.
Casa Ambrose, Babylon Gardens

“Qualcuno ha chiamato un cavaliere?”
Fermo sulla soglia, Maxwell Costner se ne stava appoggiato sulla soglia, sfoggiando il suo collaudato ghigno e tenendo una rosa fra i denti.
Sabrina abbracciò il suo vecchio amico. “Grazie per essere venuto, Maxie.”
Lui si tolse il fiore di bocca e lo porse con un inchino galante. “Se ancora ti ricordi delle buone maniere, mia nera regina, acconsentimi di sfoggiare le mie. Per te. Le bianche erano le tue preferite, se ricordo bene.”
Sabrina prese il fiore e inalò a fondo. “Ricordi bene, briccone. A chi l’hai rubata, questa?”
Max sembrò davvero indignato. “Rubata? È stato un atto di genuina filantropia: il vecchio Rags aveva bisogno di fare movimento. E devo dire che sa correre ancora forte.”
Sabrina tirò gentilmente il gatto in casa. “Terribile come sempre.” Poi chiuse la porta. “C’è una bottiglia di latte, in cucina. Riprendi un po’ di fiato, che c’è parecchia roba da portare di sopra. Mamma vuole portarmi presto al rifugio, e non voglio fare trovare questo posto in disordine alla nuova sorellina.”
Max fece la faccia triste. “Aw, e io che pensavo che volessi rinverdire i nostri giorni miglio—ciao Fido!” si corresse al volo. “Come va, ragazzo di Sabrina? Non stavo cercando di insidiartela, lo sai, vero?”
Fido, che stava uscendo dalla stanza di Tarot reggendo una scatola, disse, “Ciao anche a te, Max. Non ti preoccupare, so che sei qui con le migliori intenzioni. E poi tanto io che Sabrina pensiamo che sia meglio che tu ti allontani un po’ da Peanut e Grape. Hm?” e gli fece l’occhiolino.
Max prese una scatola. “Siete due odiosi guastafeste.” E seguì Fido su per le scale.
“E tu un po’ troppo presente. Max, non approfittare della loro disponibilità. Non ti cacceranno certo di casa, ma dovresti capire per primo che non puoi sempre essere lì.”
Max sospirò. “Lo so. Me lo dico sempre per primo, ma poi non riesco a…”
Arrivarono in soffitta, dove già si era formata una pila ordinata di scatole ben contrassegnate.
Fido posò la sua scatola sopra un cubo fatto di altre scatole. “Niente ma.” La sua voce era cortese, come sempre era raro che l’alzasse, ma indiscutibilmente ferma. “Max, loro sono una coppia, non tu e Grape. Lasciali respirare, o finirà che tornerete di nuovo a litigare, e sarà peggio perché Grape si costringerà a fare una scelta. Okay, Zio Maxie?”
Max abbassò le spalle. “Immagino di sì. Tss, sono tutti Lee Hiller, adesso…”
Mentre scendevano le scale, Max si ricordò di una cosa. “A proposito, lo sai chi è appena arrivato a casa Sandwich?”
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Casa Sandwich

“MAMMA, SONO A CASA!” Peanut non ebbe avuto il tempo di entrare completamente, che sua madre gli disse, “Cosa ti ho detto sul parlare piano, giovanotto?”
“Scusa. Abbiamo un altro ospite?” A dire il vero, era una domanda superflua. Casa Sandwich, Casa Foster e Casa Byron erano diventate meta di pellegrinaggio per gli animali dei Gardens.
“In un certo senso.” Jane indicò le scale con la testa, poi gli diede una carezza. Ormai non riusciva a chinarsi neppure per dargli un bacio. “È insieme a Grape, Ti stanno aspettando; ora vai, su.”
“Dac! Ciao anche a te, fratellino!” Peanut diede una carezza al ventre di Jane, poi corse su per le scale.
“Be’,” disse Gavina, “Ecco qualcuno che non sarà mai geloso del nuovo venuto.”
Jane annuì. “Non so come avrei fatto, senza di loro.”

Peanut aprì la porta della loro camera. “Ehi, Grape! Mamma ha detto che abbiamo—“ I sui occhi divennero enormi e la bocca quasi gli si spaccò in due per la gioia. “PAPA’!!” A cui seguì il nuovo primato di scatto sui cento metri da 0 a 140 Km/h!
Budweiser Winters fu placcato prima ancora di rendersene conto. Si udì una specie di esplosione.
“Papàpapàpapà!” Disse Peanut fra un bacio canino e l’altro, come se la sua lingua fosse stata una mitragliatrice. “Sei venuto a trovarci quanto resti dormi qui hai visto com’è bella Grape sono tanto contento!!!”
Finalmente, il cane più anziano riuscì ad allontanare un po’ quel dolce peso, che rimase a guardarlo con quei due occhi enormi e la lingua che ancora penzolava fra le labbra chiuse. “Okay, recluta, basta così. Lo ammetto, all’Accademia dovevo darti il comando ‘abbraccia’ anziché ‘attacca’: avrebbe funzionato meglio.” Si mise a sedere e scambiò un forte abbraccio con il figlio. “Sai qual è la parte migliore di tutto questo, figliolo?”
“Hmm?” fece Peanut, scodinzolando.
“Sapere che toccherà a te. Un giorno i tuoi ragazzi torneranno dall’Accademia, correranno da te e ti faranno queste feste. Sono questi i momenti che ti rendono fiero di essere un genitore. Credimi.”
“Peanut,” disse Grape. “Sei scandaloso. Neanche con me fai così!”
Peanut si sciolse dall’abbraccio e si avvicinò alla sua gatta. “Scusami,” disse, pronto a darle un bel bacio…
Lei invece gli mise un dito sulle labbra. “Sempre il solito bietolone: ti sto prendendo in giro.” Appoggiò la fronte a quella di lui. “Io e Bud ci stavamo scambiando racconti imbarazzanti su di te.”
Bud si avvicinò alla coppia e si sedette sul lettino, dall’altro lato. “Figliolo, ma davvero non sapevi che Grape era una femmina fino a quando non te l’ha detto?”
Peanut ebbe improvvisamente voglia di trasformarsi in un soprammobile. “Grape! Avevi promesso!”
Lei gli solleticò il muso con un artiglio. “E ho mantenuto la promessa, amore: non lo deve sapere nessuno al di fuori della famiglia. E Bud è famiglia, giusto? In cambio, lui mi ha detto di quando ti ha chiesto davanti a tutti se eri un gattaro.”
“Papaaaaà…” Il povero Peanut sprofondò, ormai avvampando al punto che avresti potuto cuocere un uovo sulla sua faccia. E Grape che, con un vocione stentoreo, diceva, “Sono un gattaro! Sono attratto dai gatti e sono sposato con una gatta che amo più della mia vita! Bud!” Poi Grape si chinò a dare una grattatina al collo del suo povero sposo, che stava uggiolando. Futuro papà o meno, lo stress gli faceva ancora brutti scherzi… “Aw, che dolce: hai difeso il nostro onore davanti a tutti, sei stato davvero coraggioso.”
*whine?*
“Su, su, recluta,” disse Bud, tirando su il figlio di peso. “Un giorno toccherà a te raccogliere aneddoti imbarazzanti sui tuoi ragazzi. E con la madre che si ritrovano, credo che non mancheranno.”
Peanut ridacchiò. Grape gli lanciò un’occhiata di avvertimento. “Allora, quanto resti?” chiese il giovane cane.
“Il tempo necessario a vedere la vostra prole crescere e convincerli a diventare i gatti poliziotto più tosti del vicinato.”
Gli occhi di Peanut divennero due puntini.
Bud annuì. “E’ arrivato per questo vecchio segugio il tempo di mettersi in pensione, adesso che ho dei nipotini da viziare e un figlio a cui stare dietro. Come ti dissi quella sera, non mi va di finire i miei giorni in compagnia di una collezione di medaglie e coppe.”

“WHOOOOOOO!!!!” L’ululato di gioia di Peanut risuonò per mezzo vicinato…seguito da un curioso uggiolio di dolore. “Owie…”
“Però. Non credevo che sapesse saltare così in alto,” disse Bud.
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Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals

“Ecco qua,” disse la ragazza dietro il bancone. “Vaniglia e nocciola per Bouncer, Cioccolato e panna per il nostro ospite molto speciale.”
Il cane e il bambino afferrarono le coppe fredde e brinate, poi andarono al tavolino dove Evelyn Sunman li attendeva.
“Tu non prendi niente, Zia Eve?” chiese Terry.
“Bontà mia, caro!” la Direttrice del rifugio ridacchiò. “Non ho più l’età per prendere roba fredda di questa stagione, e non mangio più fra i pasti, o divento grassa come una balena. Ah, vorrei avere il vostro metabolismo e mangiare tutta quella buona roba ancora una volta.”
“Cos’è che ci dovevi dire?” chiese Bouncer, sempre senza tanti complimenti. Prese una cucchiaiata di gelato e mangiò con aria guardinga, come se avessero potuto togliergli la coppa da sotto il naso da un momento all’altro.
Evelyn aprì la borsetta che portava in grembo, ed estrasse un plico di documenti. Li posò sul tavolino. I due ospiti smisero di mangiare per osservare con curiosità quel mucchio di fogli che presentava in cima due loghi, quello del rifugio e quello dei Servizi Sociali-Ufficio Adozioni.
“Queste sono copie,” disse Evelyn. “Gli originali sono stati già approvati e depositati presso gli archivi competenti. In breve, con questi documenti posso diventare la vostra genitrice adottiva.” Spostò il plico verso Bouncer. “Troverete anche un depliant molto dettagliato sulla casa dove andremo a vivere. E’ lontana dalla città, lontana da qui, in piena campagna, e con tanto spazio solo per noi. I vicini sono tutti contadini, sarà come essere sempre in vacanza. Che ne dite? E’ una bella notizia o no?”
Terry reagì gettandosi addosso al plico, rovesciando involontariamente la sua coppa di gelato. Aprì il fascicolo, saltò a piè pari tutti i documenti e sgranò gli occhi di fronte alle immagini della tenuta di Luton County. “Ohh, Bouncer, hai visto? E’ enorme!” Spostava lo sguardo dalle foto al cane e alla donna. “Zia Eve, andremo davvero ad abitare qui?!”
Evelyn annuì. Solo vedere che finalmente la gioia della voce si rifletteva negli occhi sarebbe valsa la pena di quel calvario burocratico! “Sì, Terry. Tutti insieme. Ogni tanto, durante le vacanze, verranno a trovarci il signor Foster, i suoi amici e un sacco di altri animali. Vedi? C’è lo spazio per tirare su un orto, e poi potremo anche allevare cavalli se lo vorrai...”
“Perché fai tutto questo?” chiese Bouncer, gettando una cascata d’acqua gelida su quel momento. “Cosa ne guadagni? Cosa dobbiamo fare, in cambio?”
Evelyn appoggiò le mani sul tavolino e le incrociò. Guardando il cane dritto negli occhi, disse solo, “Vivere lì. Tenere in ordine la vostra stanza, non azzuffarvi con nessuno, studiare, dare una mano nelle faccende di casa, e fare i bravi quando avremo visite. Che ne dici, giovanotto? Sono condizioni abbastanza accettabili?”
Bouncer stava per rispondere, quando la mano di lei si posò sulla spalla di lui. A suo merito, il doberman riuscì a mantenere una grande saldezza di nervi per non morderla.
“Ragazzi,” disse Evelyn. “Vi voglio bene, e questa è la pura e semplice verità. Non posso avere la pretesa di conoscervi adesso, in così poco tempo, ma so che voglio avere la possibilità di fare la cosa migliore per voi. Anche se per voi sarò sempre ‘Zia Eve’, voglio che abbiate quello che mai vi è stato dato, prima: amore, un tetto sicuro, e una vita felice. Posso solo promettere che farò del mio meglio, se voi mi aiuterete. Non vi chiedo altro che di sperare.”
“Ma resteremo sempre insieme, giusto?” chiese Terry. “Io e Bouncer restiamo insieme...”
Evelyn annuì. “Nessuno vi separerà, mai. Parola di vecchia girl scout.”
Bouncer non disse niente, mentre distoglieva lo sguardo. Per quanto si sforzasse di sembrare impassibile, i suoi occhi rispecchiavano un terribile conflitto interiore, fra il terrore di aprire il suo cuore ancora una volta e il canto di speranza che in esso aleggiava...
Poi lo sguardo del cane andò verso quello del bambino. Verso quella creatura indifesa per la quale avrebbe dato la vita, corso qualunque rischio...
“Va bene,” disse Bouncer. “Andremo a vivere con te, umana.”
“YUPI!” Terry saltò addosso al cane e lo abbracciò per il collo. Anche la coppa di gelato del cane si rovesciò, macchiandogli tutto il petto.
Evelyn prese il tovagliolo e diede una sommaria ripulita. “Non ve ne pentirete, ve lo prometto.”
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Casa Milton

Antares Foster, da un punto di vista anagrafico, era un cucciolone. A cinque anni, era persino appena più giovane di Peanut Butter Sandwich. Certo, era grosso il triplo, e quando si infuriava diventava la macchina da guerra che ogni Re delle Montagne era concepito per essere dai suoi allevatori, il cane perfetto per le operazioni militari su teatri estremi delle forze speciali ucraine.
Ma, come il suo gemello Aldebaran, Antares era fondamentalmente un tenerone, l’eccezione alla regola. Attenzione, non era affatto un codardo, e niente lo spaventava, quando si metteva in testa di raggiungere un obiettivo.
Eppure, oggi, ora, Antares Foster si sentiva pronto a rannicchiarsi in un angolo con la coda ben infilata fra le gambe –cioè, se una coda adeguatamente lunga l’avesse avuta. Per quanto il suo obiettivo fosse chiaro, temeva di non potere superare questo particolare ostacolo: un lupo.
Un lupo di nome Daryl.
Il padre di Caelia, colei che Antares amava abbastanza da volerla come propria compagna per la vita…
Era stato il classico colpo di fulmine, di una potenza travolgente. Un fulmine che aveva colpito durante la loro gita ad Akerwoods. Antares e suo fratello avevano visto Caelia danzare sotto la pioggia, selvaggia incarnazione dello spirito libero nella sua più ancestrale bellezza. Ed entrambi avevano desiderato una sola cosa.
Poi, per un po’, col ritorno a casa, i fuochi sembravano essersi acquietati…ma era stata solo una pausa. In realtà, i gemelli avevano usato quel tempo per decidere chi dei due avrebbe tentato di conquistare il cuore dell’ambita preda. L’altro sarebbe stato solo ‘il migliore amico’. E Antares aveva vinto.
Poi era iniziato il corteggiamento, fatto di brevi appuntamenti clandestini, di lunghe passeggiate e chiacchierate in angoli discreti per cominciare a pianificare insieme un futuro che…forse non sarebbe mai arrivato.
Perché una simile unione, un domestico ed un ferale, considerata socialmente non meno eccentrica di quelle fra cane e gatto, doveva passare prima per la benedizione di un padre di famiglia che i domestici non li vedeva di buon occhio…
Daryl Milton aveva aderito all’idea di suo fratello Miles di unirsi alla comunità domestica con una certa riluttanza. Non gli piaceva, era una mezza follia che un lupo diventasse un domestico rammollito…ma almeno il cibo non mancava, e ci si poteva riparare dagli elementi. E, soprattutto, niente competitori per il cibo o per il territorio…
Sicuramente, non si era aspettato questo sviluppo. “Caelia,” disse Daryl, senza togliere i suoi guardinghi occhi dall’unico cane che potesse rivaleggiare con lui per statura e potenza fisica. “Tu sei assolutamente sicura di volere mettere su famiglia con…questo domestico?”
“Ha un nome, papà. Ed ha tutte le qualità di un buon compagno e padre. Ha combattuto con valore per i suoi cari, sa cacciare, suo fratello sarà il migliore beta, e proprio il suo umano può darci un rifugio sicuro. Hai ragione, non è un ferale, ma è un difetto minore di fronte alle sue qualità.”
Daryl camminò intorno ad Antares, le mani incrociate dietro la schiena. Occasionalmente, faceva scattare la testa in avanti ad annusare il cane in cerca di paura nel suo odore. Antares rimase disciplinatamente sull’attenti, senza muovere neppure lo sguardo.
Lo sguardo di Daryl, invece, si spostò verso il basso. “Hmph, neanche una coda degna di essere chiamata tale. Mi farai diventare la vergogna della famiglia, figlia mia. Se almeno andaste a vivere nella foresta, potreste tirare su una cucciolata degna di tal nome. Comunque, cane, inutile che ti faccia il riepilogo dei tuoi doveri verso mia figlia. E posso anche immaginare che lei ti abbia detto cosa ti aspetta se per colpa tua le succede qualcosa…quindi, mi limiterò ad aggiungere le seguenti condizioni per dare il mio assenso alla vostra ‘unione’.
“Primo, niente smancerie nuziali. Secondo, i cuccioli nasceranno nella foresta. Terzo, insegnerete loro ad essere dei buoni cacciatori. Magari anche tu imparerai ad apprezzare la vita vera. Prendere o lasciare, domestico.”
“Prendo, Daryl!” rispose Antares con voce stentorea. E con questa frase, diede una svolta alla propria e a molte altre vite…
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Casa Ambrose

“Io la tua Mamma non la capisco proprio, però,” disse Max, mettendo a posto l’ultima scatola. “Ha così fretta di adottare un altro animale? Non che sia una buona azione, ma non ho mai visto un umano comportarsi così. Per quanto Bino non sia il cane più simpatico del mondo, neppure io vorrei rimpiazzarlo da un giorno all’altro come…come una specie di oggetto, se gli succedesse qualcosa.” Rabbrividì, e non era scena: si era affezionato a quel botolo testardo, intrigante, perfido e altezzoso. E gli mancava da matti adesso che era all’Accademia… Cavolo, doveva ammetterlo: una ragione per cui aveva cominciato a stare dietro così spesso a Grape era per compensare la solitudine a casa! Solo che non poteva confessare una cosa del genere, sarebbe stato coperto di ridicolo fino alla fine dei suoi giorni…
Sabrina accompagnò Max giù per le scale, e da lì verso la cucina. “La Mamma pensa che starei peggio se passassi le giornate a pensare a ciò cui non posso rimediare. Lei non crede nel lutto. Persino la più triste occasione, per lei, deve essere un nuovo punto di inizio.”
Silenzio.
Sabrina aprì il frigorifero e prese il latte. “Be’?”
“Be’ cosa?”
La gatta sfoggiò un sorrisetto malizioso, la punta della lingua di fuori. “Solitamente, a questo punto hai già detto qualcosa per cui ti metteresti il piede in bocca.”
Max fece spallucce, arrossendo leggermente. “Heh, mi piace incasinare i miei fan. E poi, non mi sembra che tu abbia—ehi!”
Il cartone di latte cadde ai piedi di Max, spruzzandogli le gambe di bianco. Il gatto stava per dire qualcosa sul fare attenzione, quando invece la sua espressione si fece preoccupata. “Sabri..?”
Sabrina era lì, immobile, gli occhi rivolti verso la pozza bianca, ma con uno sguardo allo stesso tempo assente, e un’espressione che francamente spaventò Max. Se il gatto nero avesse frequentato più spesso Martin Foster, avrebbe riconosciuto in quella strana immobilità del volto il tentativo di controllare il diluvio emotivo che si agitava in Sabrina…
Un tentativo che fallì. E la gatta nera si aggrappò a Maxwell, affondando il muso nel suo petto, bagnandolo di lacrime, mentre gli artigli scavavano sotto la pelliccia E il gatto non sobbalzò per il dolore, invece cingendo la sua amica che i singhiozzi sembravano volere fare a pezzi. Le accarezzò la schiena, ma non riuscì ad impedire che quei singhiozzi divenissero un lungo ululato carico di agonia.
“Non voglio un’altra sorella! Voglio Tarot! Rivoglio la mia amica! Voglio dirle che mi dispiace tanto! Vorrei tanto non averla mai lasciata in contatto con i maledetti spiriti maledetti maledetti! Tarot, scusammmiiii…”

Dal salotto, Fido ascoltava quel lungo sfogo mentre sedeva sui gradini. Si sentì morire un po’ dentro…ma non per il dolore di lei.
Un pensiero cattivo si fece largo nella sua mente, e Fido si mise le mani contro le orecchie, come se potesse bloccare quella vocina maligna che veniva da un angolo oscuro dei suoi pensieri.
Sabrina non aveva bisogno di lui! Non si era rivolta a lui per essere confortata, era con quel…quel…
Un amico, un amico, un AMICO! Max è un bravo gatto, e se quella volta io e lei fummo sul punto di rompere, è merito di Max se non è successo!
Non è sulla mia spalla che sta piangendo, non ha bisogno di me per essere confortata!
Facile avere una relazione, quando la cosa più difficile da gestire era il luogo dell’appuntamento, vero?

Fido strinse le mani con ancora più forza. Era sicuro che continuando così si sarebbe spaccato la testa come un pezzo di vetro…
Sai cosa le piaceva davvero? Giocare a guardie e ladri, l’eccitazione di violare il tabù: una relazione illecita, hmmwow!
SMETTILASMETTILASMETTILA!!!
Ma adesso che spasso c’è? Diciamoci la verità, sei un tipetto noioso, un signorino perfettino, uno che non ha fantasia!
“Fido!”
“GAK!!” al suono della voce di Sabrina, il segugio aprì gli occhi che aveva involontariamente serrato con forza. Se la ritrovò davanti, che lo guardava con tutta la preoccupazione del mondo, e fece un saltò all’indietro…dimenticandosi di trovarsi su una scala. E sbatté la testa contro un gradino. “Ow!”
“Amore!” La gatta lo aiutò a rimettersi seduto. “Oh, poverino, tutto bene?” chiese, mentre lui si massaggiava il punto dolente.
Fido riuscì ad abbozzare un sorriso. “Heh, lo sai che sono una testa dura. Stai bene, cara?”
“No,” intervenne Max. “Stai bene tu? Diamine, ti eri messo a ringhiare come se stessi combattendo contro un drago! Avresti dovuto vederti…”
“Siamo tutti sconvolti per Tarot,” disse Sabrina, salvando il suo fidanzato in corner.
Sono un bugiardo egoista, perdonami piccola, pensò Fido, mentre l’abbracciava. “L’importante è che ora ti senta meglio, hm?”
Sabrina annuì, e sospirò. Anche con il volto rigato dalle lacrime, era bella come una stella. “Coraggio, facciamoci belli che Mamma ci porta al rifugio. Vieni con noi, Maxie, vero?”

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Wed Oct 13, 2010 12:41 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Another great update Valerio. Well it looks like Antares and Caelia finally made it official good for them. Hopefully Antares will be able to keep his promises to Daryl (I doubt it will be that hard for him) The scene between Grape Bud and Peanut was hilarious. :lol:Fido is worrying to much about him and Sabrina he needs to relax. And I wonder why exactly did Sabrina just snap like that was she possessed or something or did she just finally break down but if she just broke down why did her eyes go white?

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Wed Oct 13, 2010 1:06 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
IceKitsune wrote:
Another great update Valerio. Well it looks like Antares and Caelia finally made it official good for them. Hopefully Antares will be able to keep his promises to Daryl (I doubt it will be that hard for him) The scene between Grape Bud and Peanut was hilarious. :lol:Fido is worrying to much about him and Sabrina he needs to relax. And I wonder why exactly did Sabrina just snap like that was she possessed or something or did she just finally break down but if she just broke down why did her eyes go white?

that's because the translabot messed up.
Here, it's more like this...
...Sabrina was standing there, immobile, her eyes fixed on the white pool, yet with an absent gaze at the same time, and an expression on her face that really frightened Max...'
and then she snapped, the poor girl! :(

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Wed Oct 13, 2010 1:11 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Oh ok that makes sense. Stupid translator. :roll:

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Wed Oct 13, 2010 1:16 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
I've got a feeling... that Sabrina will find someone really familiar at the Charm :D (Reincarnation, maybe?)

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Wed Oct 13, 2010 8:26 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
valerio wrote:
that's because the translabot messed up.
Here, it's more like this...
...Sabrina was standing there, immobile, her eyes fixed on the white pool, yet with an absent gaze at the same time, and an expression on her face that really frightened Max...'
and then she snapped, the poor girl! :(


Hmmm, Google Translator said the same thing as you had written it, Valerio. Anyways the sense between Bud, Peanut, and Grape was funny. Any more embarrassing stories they want to tell? Ha!


Wed Oct 13, 2010 8:28 am
Profile YIM
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
I was so confused, for the first time.
What happened between Bud, Peanut, and Grape? The translation made no sense to me...

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If you're awesome, you're here.


Wed Oct 13, 2010 12:17 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Tha Housedog wrote:
I was so confused, for the first time.
What happened between Bud, Peanut, and Grape? The translation made no sense to me...
Yeah, Google seems to have missed the mark on this translation. It is much more difficult to understand this time, for some reason. :? Has anyone seen Valerio lately. I'm starting to worry. I haven't seen him on the forums in hours. I hope nothing's happened to him. T-T
EDIT: Yay! He's back! :mrgreen:

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Heh. Look at that... I started an actual Housepets! fan-fic.
viewtopic.php?p=131370#p131370
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Last edited by lightwolf21 on Fri Oct 15, 2010 9:06 am, edited 1 time in total.



Wed Oct 13, 2010 1:32 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
3.
Casa Sandwich, Babylon Gardens

“Davvero pensi che i nostri figli possano andare all’Accademia?” chiese Peanut, salendo sulla sedia. Gavina prese gentilmente Grape e la adagiò su una poltroncina speciale perché potesse restare seduta a quattro zampe.
Bud annusò voluttuosamente la sua porzione di uova e salsicce preparata da Jane per tutti e tre. Grape si accontentò di un po’ di latte ben zuccherato e biscotti. Ormai era nella fase in cui mangiava sempre di meno, e bisognava compensare con generose iniezioni di calorie.
“Li tirerete su nel modo migliore, ne sono sicuro,” disse il cane padre biologico di Peanut. “Avranno la tua bontà d’animo e saranno tosti come la tua signora: non riesco ad immaginare combinazione migliore. Nel peggiore dei casi, almeno uno su cinque sarà uno scavezzacollo con un gran bisogno di farsi raddrizzare la schiena. E’ una legge di natura.” Affondò la forchetta nella salsiccia e la mangiò in un boccone. “Hmm, scusate,” disse masticando, “Ma è da troppo tempo che le mie papille non incontravano la cucina casalinga.” Deglutì, e indicando Grape con la forchetta, aggiunse, “Congratulazioni, figliolo: vedendola, capisco come mai ti sia preso una simile cotta.” Poi fece l’occhiolino al giovane cane.
Peanut arrossì tutto. “Heee, grazie, pa’.”
Grape rosicchiò un biscotto. “Non immaginavo che fossi così tollerante verso le coppie miste, Bud.”
Il cane sfoggiò quel sorriso gentile che assomigliava davvero al modo in cui Peanut si scherniva, certe volte. “Sono tollerante, quando si tratta di qualcosa così bello e forte da spingere mio figlio a difendere il vostro onore davanti a tutti. Vuol dire che ci crede, che è serio. E lo rispetto per questo, anche se i miei nipotini non mi assomiglieranno un granché... Hmm, signora, lei cucina in modo divino.”
Jane prese la padella e mise un altro paio di salsicce e le ultime uova nel piatto del cane. “Per così poco, ma grazie lo stesso.”
“Allora, papà,” disse Peanut, mangiando la sua porzione, “quali sono i tuoi piani, adesso? Non ti ci vedo a startene a casa senza far niente.”
“Hai proprio ragione, figliolo. So che quel vostro ‘Zio Martin’, come lo chiamano tutti qui, addestra squadre animali/umane per la sicurezza del suo rifugio. Mi offrirò per dare un po’ di nerbo a quei ragazzi.”
Grape ridacchiò. “Conoscendoti, penso che ne farai dei veri combattenti.”
Bud sollevò la forchetta. Al figlio disse, “Ragazzo, questa gattaccia mi piace sempre di più. Tienitela ben stretta!”
Peanut annuì freneticamente –come se ci fosse stato bisogno di dirglielo..! “Posso chiederti un favore, pa’?”
“Quello che vuoi, figliolo.”
“Ho da fare in garage, si tratta del regalo di Natale per lei. Puoi tenerle compagnia, nel frattempo? Non so quando Max tornerà.”
Bud annuì. “Sicuro. E poi...” fece l’occhiolino a Grape, “devo ancora farmi raccontare un sacco di aneddoti imbarazzanti su di te.”
“Papà!!”
Budweiser rise, un suono spontaneo e allegro che Peanut, a ben pensarci, sentì per la primissima volta nella sua vita. E scoprì che suo padre aveva una bella voce...
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Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals

Appena fu scesa dal minibus del rifugio, la prima cosa che colpì Sabrina fu...la pace.
Nella sua vita, era stata in quel posto solo per portare via Tarot, e allora si era trovata di fronte ad un mondo così carico di sofferenze e di dolori da non potere credere che degli esseri umani potessero creare un simile posto e chiamarlo ‘rifugio’. Poteva capire perché Tarot, sottoposta ogni giorno alle tristi presenze che allora riempivano il vecchio rifugio, avesse bisogno così disperatamente di aiuto, di una presenza vivente nella sua vita...
Non di un’’amica’ che alla fine l’aveva abbandonata...
“Se pensi che non sia il momento,” disse la voce di Fido, mentre le sue braccia la stringevano, “non vergognarti di dire di no. Ci vuole tempo per...”
Sabrina diede un lieve bacio sulle labbra del suo cane. “Tarot non vorrebbe che passassi il mio tempo da sola, a guardare un muro vuoto...e poi, pensa: da questo evento scaturisce la speranza per un ospite di questo rifugio. Un fatto triste diventa il primo mattone per una nuova strada. Non sarebbe altrettanto colpevole da parte mia negare questa speranza, per amore del mio dolore?”
Fido appoggiò la fronte a quella di lei. “Sei incredibile. E meravigliosa. Ti amo.”
“Ti amo. Ora andiamo, su.”
“Un peccato che la tua Mamma, all’ultimo minuto, non sia potuta venire,” disse Max, mentre il terzetto si avviava verso l’ingresso. Una guardia umana, insieme al suo partner canino, si avvicinò loro sorridendo amichevolmente.
Sabrina scosse la testa. “Lei ha sempre così tanto da fare, ma sa farsi scusare quando torna.”
Fido si avvicinò al labrador con indosso il giubbotto con i colori ed il logo del Charm. “Olà, Yell! Sei davvero in bella forma! Non avevi sempre detto di essere il tipo tutto casa e tranquillità?”
Il cane si mise una mano dietro la testa. “Heh, a dire il vero questo è il lavoro più tranquillo che si possa avere. La palestra è gratis, e Papà e Mamma volevano che facessi qualcosa per tenermi in forma.” Si diede una pugno sul petto. “Almeno adesso un sacco di pupe mi guardano con occhi diversi; sai, fascino dell’uniforme e tutto il resto.”
Fido ridacchiò. “Ne so qualcosa. Nina come sta?” Nina era una gatta meticcia dal lungo pelo color crema e i guanti bianchi come il latte.
Yeller arrossì. “Oh, lei è fin troppo felice di avermi tutta per sé, anzi adesso è diventata gelosa. E’ la prima volta che mi fa sentire veramente desiderato!”
La guardia umana si schiarì la gola. “Scusatemi, gente. Avevate un appuntamento, immagino?”
Sabrina si avvicinò alla guardia. “Sabrina Ambrose. Vengo per conto di mia madre, Florence Regina Ambrose. Per un’adozione.”
La guardia consultò rapidamente un piccolo notepad elettronico. “Ambrose, sì. Va bene, la signora ha lasciato una delega e firmato la liberatoria.” Poi l’uomo sorrise alla gatta. “Sai cosa devi fare, se trovi il tuo nuovo fratellino o sorellina?”
Sabrina annuì. “Sono stata qui...o meglio, al vecchio rifugio.”
Yeller rabbrividì. “Credimi, qui è un’altra musica, bellezza.”
“Aspettate un attimo qui...” La guardia andò verso un box del telefono. Aprì un cassetto sotto il telefono, e ne estrasse tre medagliette rotonde nere con una clip. Poi tornò verso gli animali. Porse una medaglietta ad ognuno di loro. “Mettete queste sui collari, per favore. Sono radiosegnalatori, fungono da badge, solo...più efficaci.”
Mentre Fido e Sabrina si mettevano il loro badge, Max studiò il suo con diffidenza. “Fanno venire il cancro?”
La guardia ignorò quell’osservazione. “Li troverete radunati nel dormitorio. Li abbiamo avvertiti. Ti auguro di fare una buona scelta, signorina.”
---
“Non credo di avere mai visto il parco così tranquillo dal giorno in cui hai aperto,” disse Joel Foster, contemplando l’area verde dal secondo piano del palazzo dedicato agli uffici della direzione.”
“In effetti, hai ragione, fratello,” disse Martin, in piedi accanto a lui. “Credo sia la prima volta che un candidato faccia una visita vecchio stile.” Normalmente, le webcam nelle camere servivano proprio perché i potenziali adottandi ‘visitassero’ i potenziali figli e interagissero con loro per potere fare una scelta il più possibile oculata, in vista della visita fisica. Questo, finora, aveva ridotto il margine di errore nella scelta all’1%. ‘Una visita, una casa’, era uno dei motti del Lucky Charm Grove.
Al momento, però, come da qualche settimana ormai, un altro pensiero occupava la mente di Martin Foster. “Joel, ancora una volta: perché hai deciso di tornare ad essere un cane?”
Joel fece spallucce. “E’ una vita migliore. E’ più divertente. Ho degli amici che non potrei avere come umano. E digerisco persino la tua cucina.”
Senza smettere di guardare dalla finestra, Martin disse, “Bugiardo. E ingrato. Ti sei pappato tutti i miei waffles, quando eri King.”
“Miglior cibo per animali mai assaggiato, in effetti.”
“Odioso. Di’ la verità, piuttosto: hai conosciuto una femmina che ti attira.”
“No, è Fox che mi attira e ci adotterai, e dovrai aiutarci a scegliere i nostri piccoli.”
“Ti rendi conto che quest’immagine mi darà gli incubi per un pezzo, vero?”
Joel sogghignò. “Per questo è divertente.” Poi rise.
Però, come poteva spiegare a Martin che quella strana parte della sua vita, per quanto all’inizio gli fosse stata (magicamente) imposta, era stata la cosa migliore che potesse capitargli? Come poteva spiegargli che...aveva trovato sé stesso, che...
Che si era davvero preso una leggera cotta per Sasha?
Che aveva sofferto quel conflitto di emozioni e di interessi in virtù della consapevolezza della sua dualità?
Che ora sapeva di potere accettare la sua imminente, nuova natura, una volta per tutte, perché forse, come Joey avrebbe detto, qualcuno lassù aveva fatto una gran confusione con l’assemblaggio...
Eppure, un buon fratello non aveva bisogno di farsi davvero tante domande, o così sembrava, visto che Martin disse solo, “Sono sicuro che sarà una buona vita, Joel. Sono fiero che tu abbia preso una decisione consapevole, per quanto...singolare.”
“Lo sono anch’io, naturalmente,” disse un’altra voce.
Joel spostò lo sguardo verso le labbra di Martin. Immobili a metà di una parola. Fuori, il movimento delle fronde era congelato nel tempo. Uno sciame di moscerini immobile in una strana figura astratta.
“Chissà perché, la tua presenza non mi sorprende, Pete.”
Il grande grifone si mosse con quella sua sorprendente grazia fino ad affiancare l’umano. “Buon giorno anche a te.”
“Stai ancora cercando di convincermi ad essere il tuo avatar? Credevo che ti fosse stato proibito di avvicinarti a me.”
Pete scosse le ali e il fondoschiena leonino. “Heh, le cose sono...cambiate. Ho il permesso almeno di riprovarci, ma senza il tuo consenso, non se ne fa niente. Parola di Kitsune.”
Joel mostrò una smorfia sprezzante. “Allora sai dove puoi metterti la tua—“ fu interrotto da un artiglio aquilino appoggiato alle labbra.
“Sssh, vecchio mio. Dove sono finite le tue buone maniere? Almeno prima ascolta, poi decidi. Dato che non posso interferire con la tua volontà, non potrò che essere assolutamente sincero nella mia esposizione.”
Joel provò l’irrefrenabile desiderio di prendere a pugni il suo becco, divinità onnipotente o meno. “Spara.”
Pete si mise a guardare il attraverso la finestra. “Sai che il mio intervento ti ha insegnato una lezione di vita, ti ha mostrato la tua vera strada. Sai che ora, davanti a te, si prospetta l’ignoto. Certo, puoi vivere ufficialmente come cane di tuo fratello, ma sai quanto me che una simile soluzione ti sarebbe stretta. Cambieresti forma, vita, ma agli occhi di Martin rimarresti sempre Joel. E alla lunga, questo potrebbe ripercuotersi...negativamente sulla tua irrevocabile scelta.”
“E tu hai una soluzione migliore, padrone?”
Gli occhi di Pete balenarono come due fari. “Ragazzo sveglio, l’ho sempre detto. Torna ad essere il mio avatar, niente trucchi, niente clausole nascoste. Rientra nel gioco, e ti prometto solennemente, a rischio di essere espulso una volta per tutte se mentissi, che sarò io il tuo amuleto fortunato quando ne avrai bisogno. Permettimi solo di...organizzare le basi della tua prossima nuova vita, e ne ricaverai tanti benefici. Niente miracoli, naturalmente: come ti ho detto, sarà come quando hai bisogno di soldi e per strada trovi cento dollari e non un milione, mi spiego?”
Joel quasi piantò il naso contro il becco dorato. “Persino troppo bello per essere vero, visto come mi hai trattato l’ultima volta. Dov’è il trucco?”
Il magico grifone appoggiò un artiglio al petto dell’umano. “Tu e Martin, e i vostri protetti, siete ancora il cuore di interessanti catene di eventi. Il tuo benessere è il mio guadagno. La scorsa volta, dovevi imparare qualcosa, ti piacesse o no. E alla fine l’hai imparata, esattamente come speravo. Perché credi che sia tornato?”
Joel sbarrò gli occhi. “Se fossi rimasto King...cioè, nel suo corpo...”
Pete fece spallucce. “...Non avresti dovuto usare il dono del Grande Kitsune, perché saresti arrivato comunque a quel punto. L’arroganza non paga, amico mio: dovevi saperlo, quando hai deciso di sfidarmi, quel giorno in ospedale.”
“D’oh!” Joel si diede una tale manata alla faccia che quasi se la strappò. Poi andò a sedersi alla scrivania di Martin. “E se invece ti mandassi al diavolo comunque? Se decidessi di correre il rischio e vivere con Martin, anziché stare con te?”
Pete annuì. “Come ti ho detto, la mia è solo una proposta, e non avrò alcuna possibilità di interferire, direttamente o no, per farti cambiare idea. Accetta, e potrai vivere il tuo sogno fino in fondo. Rinuncia, e potresti anche farcela...con tutti gli imprevisti del caso.”
Joel ci pensò seriamente su: ‘imprevisti’...una parola che conosceva fin troppo bene. Aveva sempre pensato di controllare la sua vita, da quando Martin se n’era andato di casa, ed aveva commesso un errore dietro l’altro. La sua vita si poteva riassumere in una parola: ‘casino’.
Tornando ad essere un cane, avrebbe avuto un’esistenza non facilissima, ma con molte meno complicazioni, e soprattutto al fianco di amici sinceri. Un mondo nuovo, da esplorare con lo spirito rinnovato, con una mente finalmente libera dal veleno dell’odio e del sospetto...
Non voleva più avere i problemi di prima. Aveva disperatamente bisogno che per una volta le cose andassero bene...
E nel cuore, ormai Joel Foster era davvero entrato nel ‘lato canino’.
Tutto cambia perché niente cambi, recitava un detto.
Welcome to the Dog Side.
E Pete avrebbe avuto I biscotti…
Joel si alzò in piedi, e tornò fra il fratello e il grifone. Tirò un profondo respiro, e disse, “Martin non deve avere problemi da quest’accordo, mi sono spiegato? Nessuno di quelli che conosco...e che amo, deve soffrire a causa di questo accordo. Mai. Sai cosa intendo dire.” Il mortale sfidò con lo sguardo una creatura che avrebbe potuto esiliarlo nelle pieghe dell’infinito con un batter di ciglia. “Altrimenti non se ne fa nulla.”
Pete gli sorrise e tese la zampa dorata. “Hai la mia solenne parola.”
Joel tese la mano. “Spero per te che lo sia...padrone.”
I due arti si toccarono.

Dalla finestra dell’ufficio venne un bagliore potentissimo! Poi il tempo riprese a scorrere.
---
“Sabrina!” Fido allungò le mani appena in tempo per afferrare la gatta che, improvvisamente, era crollata all’indietro. “Amore, stai...”
Nell’enorme stanza che fungeva sia da salone delle feste, che da ‘mostra’ per i potenziali candidati all’adozione, cadde un silenzio terrorizzato.
“Sto bene,” disse lei, appoggiandosi alla spalla del suo cane. Tentò di sorridergli, ma aveva ancora un mal di testa che la spaccava in due. Era stato come se all’improvviso le voci di tutti gli spiriti avessero deciso di parlarle con un unico coro! Non capiva come mai—
Sabrina si accorse solo in quel momento che Fido non le stava dicendo una parola.
Che il salone era piombato in un silenzio innaturale.
Totale.
Non si muoveva una foglia, nel senso più letterale del termine. Gesti fermi a metà, parole congelate insieme al movimento delle bocche, pensieri egualmente immobili.
Tutto, tranne lei.
E il grande dragone serpentino che aleggiava nell’aria, al fianco di una non meno grande volpe dal pelo color crema e dalle nove code.
E lo spirito di Tarot.

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Fri Oct 15, 2010 7:03 am
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I won. Maybe I'm psychic like Sabrina, lol

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Must... Read... Update! Darn you, school!
Wow, Tarot is coming back? If so, wouldn't she have to take someone else's body?
Edit: I meant to make that a spoiler. Oops.

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Last edited by Tha Housefox on Fri Oct 15, 2010 7:33 pm, edited 2 times in total.



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Yay for updates! :mrgreen:
Wouldn't it be funny if the pet Sabrina picks out turns out to be Joel's reincarnation?! :lol:

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Another great update Valerio. So Joel's going to be Petes Avatar after all. This should be interesting. I loved the ending that should turn out to be very interesting in the next chapter. I can't wait for more Valerio :mrgreen:

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Loved the ending there. Well, well, looks like Pete will be Joel's avatar and Joel is a dog once again, but what kind of dog is he? Is he the same corgi or a different breed? This is going to be intrestering.

@lightwolf21: Yeah it would be. :P


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@ Pvt. Elliot: :mrgreen: LOL I'm making you into the woobie...http://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/TheWoobie

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lightwolf21 wrote:
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Private Elliot wrote:
lightwolf21 wrote:
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4.
Sala delle feste del Dormitorio, Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals, Babylon Gardens

Sabrina sapeva chi erano, naturalmente.
E li detestava. Era un sentimento arrogante, pericoloso da nutrire verso entità la cui sola presenza poteva consumare un intero universo.
Ma non era anche colpa sua, per avere causato la prematura dipartita di Tarot? L’aveva praticamente spinta fra le braccia, o meglio le spire dello Spirito Dragone. Prima ancora di sapere cosa significasse il gioco di quelle creature, Sabrina aveva arrogantemente pensato di potere gestire la situazione...prima di perderne il controllo.
E Tarot ne aveva pagato il prezzo, abbandonando il corpo in una realtà lontana, ridotta ad uno spirito errante in attesa di una nuova vita in cui incarnarsi...
Ed ora, eccola lì, la sua cara amica, la volpina di Pomerania, che fluttuava in mezzo allo Spirito di cui si era fidata, il Grande Spirito Dragone che l’aveva manipolata come una marionetta per chissà quali fini...e il Grande Kitsune, solenne Custode degli Equilibri, imparziale, imperscrutabile...
Gli occhi di Tarot brillavano. Brillavano come due fari smeraldini. Il suo pelo era gonfio come sotto la carezza di un impercettibile vento, le sue orecchie erette. E...sorrideva. La sua era indubbiamente un’espressione contenta, quasi serafica, mentre pronunciava delle parole vecchie di più di un anno... “L’ora passerà, le vostre vite saranno cambiate per sempre in modi che non potete immaginare, poiché ora fissate nell’abisso, incapaci di comprendere ciò che vedete. La verità verrà svelata, e temo quel giorno, poiché tutti coloro che non recano amore nel proprio cuore periranno, e le loro anime saranno spezzate in frammenti innumerevoli come le sabbie sulla faccia di questo mondo.”
Sabrina rimase senza fiato.
La profezia!
La spirituale cagnetta annuì. “Ora è compiuta, e il Grande Spirito può tornare nel gioco.”
“Non capisco...” Sabrina era effettivamente confusa. Tarot aveva abbandonato il gioco, era fuggita in un universo alternativo perché incapace di sopportare il peso del proprio amore per Peanut, amore che confliggeva con il suo compito di assicurarsi che l’amore di Peanut Butter diventasse uno con quello di Grape Jelly...
La discorporazione era stata la sua punizione per quella fuga...
La risposta venne dal Grande Kitsune. La volpe sorrideva compiaciuta, mostrando degli splendidi denti acuminati. “Per questo voi piccoletti mi piacete tanto. Non solo siete pieni di risorse, dalle vite così ricche...ma sapete anche ingannare quelli come noi. Vi adoro, davvero.”
“Ingannare..?” Sabrina non riusciva neppure ad immaginare una simile parola correlata a simili entità!
Stavolta, fu il grande Dragone a parlare, con una voce indubbiamente femminile e profonda. “Scegliendo i nostri avatar, abbiamo stretto un patto che garantisce loro il pieno uso del libero arbitrio, ed esso include il pensiero. Possiamo vedere tutto quello che fanno, ma ci siamo proibiti di sapere il perché. Altrimenti, come Joel disse una volta, avremmo solo avuto dei burattini da manipolare a piacimento, e a quel punto avremmo potuto crearli su misura.”
“La profezia,” riprese il Grande Kitsune, “era un punto fondamentale di questo gioco. Le stesse parole erano foriere di due conseguenze. Se Pete avesse vinto il round, esse sarebbero state indubbiamente nefaste, anche all’interno della regola suprema di implicita benevolenza.”
“Perché potessi vincere,” disse il Dragone, “Tarot ha scelto di sacrificarsi. Per farlo, ha dovuto usare le proprie doti di psichica, la propria sensibilità alle energie spirituali, negative questa volta, per...corrompere il proprio cuore e la propria mente. Per convincersi, al più profondo livello, di essere ossessionata talmente dal pensiero del mortale Peanut Butter Sandwich al punto da commettere un atto folle come la propria fuga da questo universo.”
“Così,” disse il Grande Kitsune, “quando ci siamo confrontati con lei, lo stesso limite alla nostra onniscienza ci ha spinto a credere che la tua amica...avesse perso la bussola. Ufficialmente, il suo non era un atto d’amore, e la profezia si è compiuta, con lei come sola vittima. 1-0 per lo Spirito Dragone, involontaria complice di questa sciarada.”
Fu come se avessero tolto un peso grande come il mondo dal cuore di Sabrina, che questa volta cadde in ginocchio. Tenendo le mani poggiate contro le cosce, la gatta pianse calde lacrime di gioia. “Tarot, tu sciocca, sciocca, meravigliosa creatura... Hai fatto tutto questo per noi...”
L’eterea figura fluttuò fino a raggiungere la sua mortale amica, e l’abbracciò. “Mi dispiace di averti causato tanto dolore, Sabrina. Ma era così che doveva andare. Il gioco continua, un altro round inizierà con queste otto nuove vite, e Pete non doveva avere un vantaggio negli eventi che verranno. Perdonami di nuovo, se puoi.”
Sabrina appoggiò la testa contro la spalla di Tarot, riuscì a percepire nell’abbraccio la nuvolosa impalpabilità del suo soffice pelo, proprio come lo ricordava. “Tu cosa farai, adesso?”
Tarot chiuse gli occhi e sorrise. “Gli spiriti manterranno la loro parola, e mi daranno una nuova esistenza, ma non ti è dato di sapere quale, non ora. Mi dispiace.”
Sabrina avrebbe voluto stringere a sé la sua amica con tutta la sua forza, ma aveva paura di dissolverla. “Non dispiacerti. Mai, te l’ho insegnato. Adesso so che stai bene, e che ti rivedrò, e immagino che date le circostanze di più non potrei chiedere.” Le diede un bacio sulla fronte, e delle piccole scintille scoccarono a quel contatto. “Heh, almeno non sei stata sparpagliata in tanti frammenti.”
“Ah,” disse il Kitsune, agitando una zampa. “Quello era a beneficio dei mortali. Loro adorano sempre una buona iperbole. Ma adesso vieni, piccola,” disse a Tarot. Gli occhi color rubino della mistica volpe brillarono di una luce calda e benevola. “E’ ora di ricominciare, per te.”
Tarot annuì, e sorrise un’ultima volta a Sabrina. “Grazie,” disse solamente. Poi l’essenza di colei che fu una volpina di Pomerania tornò al suo stato primordiale di sfera pulsante verde, luminosa, prima di schizzare via per l’ultima volta verso la sua destinazione.
Il Kitsune si rivolse allo Spirito Dragone. “Ora tocca a te.” E i suoi occhi, per un momento, lanciarono un inequivocabile avvertimento.
Il Dragone si rivolse alla gatta nera. “Desideri essere il mio avatar, Sabrina Ambrose?” Domanda diretta, semplice eppure gravida di significati e conseguenze.
Sabrina fino a pochi minuti prima aveva nutrito un profondo risentimento verso questa creatura, e il Dragone ovviamente lo sapeva. Sabrina non era un’ingenua, aveva avuto tempo per prepararsi, conosceva l’oltremondo molto meglio di Tarot, anche se non si sarebbe mai arrogata l’onniscienza, in questo senso.
E, comunque, lei non era che una cucciola di fronte all’antica entità ed ai suoi imperscrutabili giochi...
Ma lo Spirito Dragone si era rivolta a lei. Era pronta ad una convivenza tutt’altro che facile.
Sabrina, sei davvero pronta a lasciare che qualcun altro venga coinvolto in questo gioco?
La gatta si alzò in piedi. Voltò la testa verso Fido, ancora fermo nell’atto di sorreggerla. I suoi occhi erano così carichi di preoccupazione per lei. Il suo meraviglioso cane, per il quale avrebbe dato la vita...
Quale modo migliore, di provarlo? Ti amo e ti amerò sempre, Fido Byron. Non mi perderai mai.
Sabrina tornò a guardare la creatura, che ora fluttuava ad un passo da lei.
E mentre, in un edificio vicino, una mano umana si apprestava a stringere la zampa di un grifone in un patto rinnovato, Sabrina allungò una mano verso il gigantesco muso smeraldino e solenne...
“Spirito Dragone, io accetto di essere il tuo avatar,” disse Sabrina, altrettanto semplicemente. E toccò il muso.

Da un finestrone panoramico del Dormitorio giunse un’esplosione di luce smeraldina, mentre contemporaneamente un sole giallo si accendeva nell’edificio della Direzione...
---
Casa Sandwich

Le carte da poker caddero a terra in modo disordinato.
“Grape, tutto bene?”
La gatta lavanda si strofinò le tempie. Aveva un’aria sofferente. “Ow, è stato come se milioni di giornali mi avessero schiaffeggiato contemporaneamente.”
“E non solo te,” disse Budweiser, le sue carte ancora in mano, osservando la pancia di Grape. “Sono agitati forte, è la prima volta che li vedo così. Hmph, sembrano tanti piccoli Aliens bramosi di uscire a colpi di morsi—“ un cuscino lanciato con forza lo sbatté a terra in una piccola nuvola di carte da gioco.
Grape rimise il cuscino dietro la schiena. “Papà biologico di Peanut o no, prova a ridarmi una simile immagine mentale, e ti liofilizzo. Chiaro?”
La mano sollevata di Bud spuntò dal pavimento. “Va bene lo stesso se ti chiedo di sposarmi, invece?”
Grape scosse la testa. “*sigh* E’ una specie di tratto di famiglia, vedo.”
Bud si alzò, massaggiandosi la faccia. “Non nel mio caso, o non avrei avuto Peanut.”
“Concesso. E allora, come mai questa uscita? Ti rovinerai la reputazione…anche se ormai credo che in questo pazzo vicinato sia diventato un termine alquanto relativo.”
Bud raccolse le carte. Scodinzolava. Quando tornò a guardare Grape, lei vide un’espressione così simile a quella di Peanut che fu tentata di abbracciarlo… Wow! Pensò, all’idea che il suo sposo sarebbe diventato così bello!
“Ammiro moltissimo una femmina con il carattere come il tuo, Grape Jelly. Sei così…complementare a mio figlio, che solo le stelle possono avere scritto i vostri nomi uno accanto all’altro.”
Grape si sentì arrossire. “Heh, vedo che da te ha preso anche la tendenza alla poesia. Dovevi essere proprio identico a Peanut, da giovane: come sei finito a fare il poliziotto?”
Bud fece spallucce. “Come ci è finito mio figlio, immagino: ‘seguire la propria natura’. Il nostro Fido si chiamava Teddy. Non come l’orsetto, ma come il Presidente. Pastore tedesco dal cuore texano. Testardo figlio di cane soldato, era più disciplinato di un umano. Ed era generoso, non mancava mai di mettersi in prima linea per aiutare gli altri. Deteneva il record di catture di criminali umani o animali che fossero, e aveva scovato più bombe e pacchetti di droga lui di mezzo dipartimento. Era il nostro supereroe, le ‘zanne della legge’, per parafrasare quel telefilm. Tutti volevano essere Teddy. Un complimento da lui valeva un chilo di medaglie.
“Io mi offrii volontario all’Accademia per diventare come Teddy, e senza modestia devo dire che ne seguii bene le orme. Feci carriera, anche se ad un certo punto divenne chiaro che non sarei diventato come lui. Ma ero in gamba, e arrivai alla posizione più ambita per un buon poliziotto: sergente istruttore, trasformare le pappamolle in lupi scattanti, seminatori di terrore nel mondo del crimine.” Bud sospirò, lo sguardo perso nei ricordi. Il suo trionfale sorriso divenne presto un’espressione amara. “Come ho detto a Peanut, sacrificai la famiglia. Ebbi giusto il tempo di vedere il mio maschietto finire nelle mani di una brava persona, e poi tornai definitivamente all’Accademia.”
“E hai rimandato Peanut qui,” disse Grape, accarezzandogli una spalla.
Bud annuì, guardando la pancia della gatta. “Poco importa chi sia il padre biologico: sono i vostri figli. E voglio che voi due li cresciate insieme, da bravi genitori, visto che ne avete la possibilità. E io mi darò da fare per aiutarvi.”
Grape ridacchiò. Non resistette alla tentazione, e arruffò giocosamente il ciuffo sulla testa di Bud. “Mettiti in fila, allora. Noi tre mamme abbiamo già una lunga lista di pretendenti al titolo.”
Bud sembrò scandalizzato. Gli si gonfiò il petto di indignazione, la voce divenne un buffo balbettio. “T-t-tu non oseresti! Metteresti il padre di tuo marito in coda ad un m-m-mucchio di sconosciuti per badare ai miei nipotini? Sei un mostro, proprio come ogni gatto!”
Grape gli fece una pernacchia alla giapponese. “I gatti sono creature superiori.”
---
“Signor Foster?” La voce di Ramona Tristan, dall’interfono, suonava perplessa.
Martin e Joel drizzarono le orecchie. “Dica,” rispose il proprietario del Charm, aggrottando la fronte.
“Ci sono qua i proprietari di Zeke e Quincy Jones, capo. E sono…Ehi, un momento!” aggiunse, allarmata.
Martin poteva essere ispirato dal suo amore per gli animali, ma non era impreparato. Non dopo essere quasi stato ammazzato... Mise mano alla fondina che teneva sotto la giacca, estraendo in parte una Beretta…
“Wow, piano con l’artiglieria, mister,” disse uno dei due uomini che entrarono in quel momento. Martin li valutò rapidamente: uomo e donna. Capelli castani lui, biondi lei, corti per entrambi. Occhi scuri lui, verdi lei. Giacche nere immacolate su camicia bianca, pantaloni stiratissimi e scarpe lucide nere. Fondina d’ordinanza ascellare.
Federali.
Martin rinfoderò l’arma. “Prima che me lo chiediate, ho una licenza.”
“Lo sappiamo, signor Foster,” disse l’uomo. “Lei non è il solo a fare i compiti sulle persone che le interessano. Possiamo chiamarla Martin, vero?”
Martin si sedette alla sua scrivania, facendo cenno ai federali di accomodarsi. “ID, prego.”
La donna indicò la porta con la testa. “Li abbiamo fatti verificare alla sua segretaria e ancora prima alle guardie, comunque…” Insieme all’uomo, porse il suo badge.
Martin diede un’occhiata veloce: George e Mildred Abercrombie, agenti speciali. I dispositivi di controllo erano i migliori offerti dal mercato, e se quei documenti erano contraffatti, complimenti al falsario. L’uomo restituì i badge ai loro proprietari. “Joel, esci per favore.”
Joel lanciò una breve occhiata preoccupata al fratello, ma il tono di voce non ammetteva repliche, ed obbedì.
Quando la porta si fu chiusa, Mildred disse, “Molto saggio.”
“Non mi fraintenda, madame: voglio solo che non sia testimone di quello che potrei farvi. A costo di rischiare un’incriminazione per aggressione ad agenti federali e gravi lesioni personali, sarà meglio che mi diate una ragione molto, molto valida per portare via due miei ospiti senza uno straccio di richiesta di trasferimento o un qualunque appoggio burocratico che possa rivoltare come un guanto. Tiratemi in ballo delle idiozie come la ‘sicurezza nazionale’ e per prima cosa, dopo avervi steso come panni al sole, chiamerò ogni singolo giudice di questo Stato per essere sicuro di tenervi alla larga, voi e i vostri colleghi. Tutto chiaro?” Quella era la sua famosa ‘sfuriata calma’, detta altrimenti ‘Innesco Little Man’. Una parola sbagliata, e avrebbe mantenuto la parola. E non sarebbe stato divertente, se non ad una sana distanza di sicurezza!
George annuì. Sorrideva ancora, ma quell’espressione non arrivava al suo volto. Ammirava il fegato di quel civile arricchito, ma lui aveva pelato terroristi molto più tosti! “La ringrazio per la chiara esposizione, Martin,” disse, estraendo dall’interno della giacca un foglio piegato, per poi porgerlo al proprietario del Charm. “Questa credo che sia la chiave magica che aprirà la porta della sua cella di isolamento. Si chiama ‘mandato’, le è familiare?”
Martin quasi strappò il foglio di mano ai due federali. Lo spiegò e lo lesse attentamente… E sembrava proprio che qualcuno avesse fatto tutti i compiti. Quel documento autorizzava il prelievo dei cani, invocando un protocollo di segretezza di cui Janet Masterson aveva parlato una volta a Martin. Il mandato, così com’era, era inoppugnabile: lui avrebbe potuto chiamare un giudice, ma avrebbe corso il rischio di fare arrabbiare i superiori di questi due ‘agenti speciali’. (Affrontate, mortali, l’ira di George & Mildred!)
“Vuole condividere con noi questo suo momento di divertimento, Martin?” chiese Mildred. (Miiildredd, dammi la clava!)
Martin stava faticando a contenere una risata epica. Il suo volto era una maschera greca deforme, si stava mordendo il labbro inferiore quasi a sangue, e dal naso gli uscivano degli strani sbuffi. Provò disperatamente a fare cenno alla donna e al suo collega di stare zitti. Poi si chinò con la faccia sulla scrivania e, la faccia affondata dietro il braccio, ancora riuscendo a non ridere sguaiatamente, investì il mogano con diversi pugni.
Finalmente, Martin ritrovò il controllo. “Io…scusatemi, io…*snrkt!* Va bene, va bene, non posso farci niente. Darò ordine alla sicurezza di farvi prendere Zeke e Quincy. *hehe* e se vi viene in mente di far loro del male,..” (Con la casseruola, Mildred! Finiscili con la casseruola di lasagne!)
I due federali uscirono dall’ufficio accompagnati da una serie di risate da far tremare i vetri. Non commentarono.
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Lo sguardo di Sabrina andò verso una creatura in particolare.
Quella era stata l’ultima raccomandazione di Tarot. Un attimo prima di svanire, il suo sguardo si era posato su…una gatta.
Dove Sabrina era nera, lei era bianca. Perfettamente bianca, immacolata. I suoi occhi erano due pozze blu come zaffiri. Stando all’etichetta sul collare, si chiamava Neredia. Quando avrebbe letto il fascicolo, Sabrina avrebbe inutilmente chiesto per la prima volta alla sua scomparsa amica perché le avesse raccomandato quella gatta.
Per ora, però, Sabrina, in Neredia, vide solo l’opportunità di aiutare un’anima abbandonata, con la benedizione di Tarot e della Mamma…

Stagione II
Episodio 17
FIN

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Sun Oct 17, 2010 6:49 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Yuppie!

Stavolta scrivo in italiano :D

1)Reincarnazione?Continuo a dire di sì!

2)Perchè Martin ride?Solo per il pensiero buffo o perchè ha qualcosa in mente?

3)Perchè una gatta bianca si dovrebbe chiamare Neredia?XD

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"In nomine Libertatis vincula aedificamus; in nomine Veritatis mendacia efferimus." -Michele Salvemini aka CapaRezza
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Sun Oct 17, 2010 7:51 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Yet another great update Valerio. The part with Grape and Bud was nice I liked it. So Sabrina is going to be the Dragons new Avatar I hope she has fun with that. I wonder what exactly was on the paper that Martin was laughing about? I can't wait to find out.I can't wait to see how the new character plays into things in the futurethat should be interesting. I can't wait for more as usual Valerio. :mrgreen:

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Sun Oct 17, 2010 8:13 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Andrea wrote:
Yuppie!

Stavolta scrivo in italiano :D

1)Reincarnazione?Continuo a dire di sì!

2)Perchè Martin ride?Solo per il pensiero buffo o perchè ha qualcosa in mente?

3)Perchè una gatta bianca si dovrebbe chiamare Neredia?XD

Yes, Tarot will be reincarnated but you'll all have to wait till season 5. Ops!
Martin was laughing because two very seriuous FBI agents were called 'George & Mildred', and that caused him to start thinking funny things (in the parentheses)
Because when I thought of that character, Neredia just popped into mind... Ah, the wonders of the subconscious. I liked it and it stuck. :mrgreen:

Oh, and yes, Kitsune: Sabrina is going to give the Dragon a heckuva time for what she did to Tarot...

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Sun Oct 17, 2010 8:51 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Private Elliot wrote:
lightwolf21 wrote:
@ Pvt. Elliot: :mrgreen: LOL I'm making you into the woobie...http://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/TheWoobie

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Now would you really want to hurt meee...?

NUUUU, NO ONE HURTZ ELLIOT-PUPPY!!!
*protects Elliot*

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Sun Oct 17, 2010 8:53 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.17-Nuovi ospiti e Cuori spez
Too late, I already have been thrown by Light how many times now?

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hi I'm on steam that's it now


Sun Oct 17, 2010 1:44 pm
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