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Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna 
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HOUSEPETS! LA SERIE
Stagione II
Episodio 18 – Vita di campagna
Di VALERIO

1.
Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals, Babylon Gardens

“Io?”
William McCartney, detto ‘Bill’.
Detto ‘Ti spezzo in due’ Bill.
Papà di Fox e di Lucky.
Poliziotto da 10 anni.
Molto sorpreso.
“Signore…”
“Chiamami Martin, Bill.”
Signore,” solo Bill sapeva sottolineare le parole. Nessun altro. “Lei è conosciuto anche per il suo curioso senso dell’umorismo. Forse altri troverebbero spiritosa questa situazione, ma lei mi sta facendo sprecare forse l’ultima domenica soleggiata di novembre che volevo passare insieme ai miei ragazzi. Può darmi una ragione per non multarla solo per questo?”
Martin Foster sapeva che Bill avrebbe mantenuto la promessa: se non lo avesse convinto ora, avrebbe presto potuto ritappezzare tutta la casa con le multe che l’Agente Bill gli avrebbe inflitto, a costo di multarlo per eccesso di starnuto in pieno inverno!
Per fortuna, Martin aveva esaurito la sua riserva di ridarella con quei due federali che si erano portati via Zeke e Quincy Jones, i cani poliziotto che avevano dedicato la loro carriera al furto di informazioni direttamente dagli archivi della polizia dei Gardens. Non voleva proprio che gli scappasse un sorriso, mentre diceva, “Sono assolutamente serio, Bill: voglio assumerla come Direttore di questo complesso per sostituire Evelyn Sunman, che ha rassegnato le proprie dimissioni.”
“Signor Foster…” Solo una disciplina ferrea impediva a Bill di commettere un mezzo sproposito.
“Bill,” insistette Martin. “Hai le qualità che mi servono, e un curriculum impeccabile. Le uniche altre persone a cui affiderei questo compito sono troppo occupate ad espandere la propria famiglia. E tu hai bisogno di un lavoro che ti valorizzi al meglio, e che ti faccia guadagnare di più. Questo lavoro è perfetto, grazie anche alle tue conoscenze in Polizia. E qualunque dubbio o problema tu possa mai avere, potrai sempre fare riferimento a me.
“Miss Sunman ha la tua grinta, sotto quella scorza di adorabile pensionata, ma, ahimè, ormai le manca il phisique du role. Il rifugio ha bisogno di qualcuno che sappia guardare i candidati genitori negli occhi, i fornitori, i dipendenti…e fare capire loro che è meglio rigare dritto. Un poliziotto darà un tocco di autorità al grado di Direttore.”
Martin esalò un sospiro e si rilassò contro lo schienale della poltrona, i polpastrelli appoggiati l’uno contro l’altro. “Hai letto la bozza di contratto, hai un’idea dei tuoi futuri diritti e doveri, se accettassi.” Poi si alzò in piedi, subito imitato dal poliziotto. Gli tese la mano. “Prometti almeno di pensarci su fino a domani?”
---
Luton County

Per quanto Evelyn si vantasse di essere una donna indipendente, doveva ammettere che il servizio di trasloco offerto dal Signor Foster era stato prezioso. E non meno lo era stato il volo in aereo, che le aveva permesso di raggiungere in breve tempo Luton County, facendole risparmiare le nove ore di macchina.
Un po’ più…avventuroso era stato, in compenso, il tratto finale di quel viaggio. Evelyn, e la sua nuova famiglia composta dal bambino di nome Terry e dal suo inseparabile doberman, Bouncer, avevano coperto il percorso dal Luton Airfield alla fattoria a bordo di un Volkswagen T1 bianco con due enormi bandiere americane dipinte sulle fiancate. Quello era il taxi ufficiale dell’aeroporto, era gestito & mantenuto da un vecchio hippie di nome Jeb ed aveva seguito fedelmente tutti i tour delle più grandi bande rock dall’estate dei fiori fino al 1979. Era l’equivalente su quattro ruote di una casa infestata, considerato quanta attività aveva ospitato fra le proprie lamiere. Si narrava che il vecchio Jeb avesse registrato tutto su un diario i cui contenuti potevano fare tremare i polsi a molti pezzi grossi di oggi…
Quello che sapeva Evelyn era che non aveva mai viaggiato così scomodamente da quando Harold Ramsey, pace all’anima sua, aveva invano cercato di corteggiarla, portandola in lunghe passeggiate a bordo di una Ford di quinta mano che, se avesse circolato oggi, sarebbe stata abbattuta a cannonate per violazione di almeno dieci articoli di legge ambientale.
Il Signor Foster non aveva esagerato, descrivendo quel veicolo, soprattutto l’odore di marijuana, e la musica, anche se ora lo stereo vomitava le note dei Deep Purple e non dei Who. Per Evelyn, cresciuta secondo borghesissimi valori morali da una madre anche lei insegnante, era come sedere nell’antro del demonio.
Martin aveva detto che bisognava tenersi buono il vecchio Jeb, visto che il suo era il solo taxi disponibile 24/7. Lei sospettava che Martin volesse che qualcun altro soffrisse i rigori di quel veicolo privo di condizionamento: In pieno novembre, una ghiacciaia sarebbe stata più calda.
Terry, almeno, si stava divertendo come un matto. Ogni volta che il veicolo sobbalzava su una buca, contemporaneamente una nuova mano di fango spruzzava i finestrini e le cinture di sicurezza a stento tenevano i passeggeri attaccati a quei sedili comodi come quelli di una Trabant. Il bambino rideva ad ogni sobbalzo. “Scommetto che con la prossima arriviamo fino al soffitto, Zia Eve!”
Evelyn annuì, pensando piuttosto che avrebbe tanto voluto farsi chiamare ‘mamma’, ma, come diceva il poeta sul nome di una rosa? E in fondo, lei era intenzionata ad essere la migliore madre per quel giovanotto e il cane. Non si sarebbe arresa fino a quando Terry Sunman non sarebbe arrivato alla maggiore età, e capace di gestire la fattoria da solo, in tutto e per tutto. Avrebbe dato i suoi ultimi anni per regalare a questi ragazzi una vita vera, non l’inferno di un affidamento dietro l’altro. Quelle carogne dei loro genitori naturali dovevano essere relegate nell’oblio.
E con un po’ di fortuna, anche quella povera anima di Bouncer avrebbe trovato una brava cagnetta. A Evelyn sarebbe piaciuto espandere la famiglia con una bella nidiata! All’inizio non aveva dato molto peso ad una simile ipotesi, ma dopo quelle tre belle gravidanze che a dicembre avrebbero dato i loro frutti, a Babylon Gardens, anche lei aveva voglia di dare a Bouncer la possibilità di quella gioia!
Ma per ora, bisognava prima pensare a riordinare i fili di questa nuova vita: c’era da conoscere il vicinato, familiarizzare con la fattoria, impostare i nuovi ritmi di lavoro, iscrivere Terry alla scuola, e assicurarsi che Bouncer potesse andare con lui… O fare quattro chiacchiere sull’ansia da separazione.
Il cane era terribilmente protettivo. Ed Evelyn sapeva bene che un po’ di…attrito fra i bambini, a scuola, era inevitabile. Come avrebbe reagito, Bouncer, alla vista dei primi lividi o delle prime lacrime di Terry? Poteva essere un cane giovane, ma era forte come un torello, e la legge non ci sarebbe andata leggera se avesse preso con troppo impegno le difese del suo amico.
“Prima volta in campagna?” chiese Jeb. L’uomo aveva una voce roca e allegra. Un 70enne (o un 60enne che non se li portava proprio bene) con lo spirito di un ventenne.
“Da piccola andavo ogni estate da uno zio che aveva una fattoria,” rispose Evelyn. A dire il vero, sua madre si era sempre assicurata che la cosa più ‘campagnola’ che facesse la sua adorata figliola fosse di fare di rammendo e aiutarla in cucina. Evelyn Sunman era cresciuta senza avere un solo animale nella propria vita. I suoi primi contatti li ebbe cominciando a lavorare come volontaria al vecchio rifugio…
“Se lei è da sola con i suoi ragazzi, si dimentichi di quelle sciocchezze da turista,” disse Jeb. “Per prima cosa, assuma almeno due paia di braccia maschili esperte! Gente che sappia dove mettere le mani, buoni lavoratori! Contatti i fratelli Cristos! Cercheranno di convincerla a lavorare 24 ore al giorno, ma ne basteranno quindici al massimo! Sanno fare un po’ di tutto e lei dovrà solo tenere in ordine la casa fino a quando l’attività non sarà avviata! Intende sfruttare la terra o anche allevare animali?”
Evelyn rispose quasi meccanicamente, “Solo coltivare quanto basta per mantenerci, magari fare delle conserve. Vorrei tenere un paio di cavalli per me e Terry, magari una mucca o due per il latte.” Una cosa era certa, non avrebbe allevato animali per farne cibo! Okay, era un po’ ipocrita forse, ma se avrebbe dovuto celebrare il Ringraziamento con un tacchino, non se lo sarebbe fatto amico, prima, nossignore! Idem per gli altri tipi di carni. Se poi Terry, crescendo, avesse voluto farlo, sua scelta, ma non Evelyn Sunman!
Jeb annuì…o almeno sembrò fare il gesto, visto che anche lui non era esente dal saltellare come un grillo ad ogni buca. “Ottimo! Meglio. Si faccia furba, usi il terreno che le avanza per affittarlo agli altri contadini, ci ricaverà qualcosina senza sforzo! Si ricordi solo di fare contratti stagionali, basati sul tipo di piantagione! Così si tiene le mani libere nel caso volesse iniziare le proprie coltivazioni! Lo sa che lei ha della terra davvero eccellente? Bella scelta!”
“Grazie.” Evelyn sorrise compiaciuta, chiedendo scusa al cielo per non essere del tutto sincera: conosceva le qualità del terreno e del posto grazie alla vasta documentazione fornita dal Signor Foster, ma se fosse stata lei a dovere scegliere, sarebbe finita in chissà quale buco scarsamente coltivabile…
“Sissignore, quel terreno apparteneva ad un bravo figlio, tale Herbert Harpers! Potresti gettare una fetta di pizza là dentro e ricavarne un albero delle pizze! E’ una miniera, quindi non si vergogni di chiedere cifre alte per i contratti! Quando avrà abbastanza soldi e avrà imparato a gestire gli affari, mandi tutti al diavolo e si tenga la torta! La odieranno, ma la rispetteranno!”
Evelyn guardò con curiosità quell’uomo ciarliero. “La ringrazio per tutti questi consigli, signor—“
“Solo Jeb, madame! Nessuno più usa il mio cognome o mi da del lei da quando Janice Joplin cantava The Night They Drove Ol’ Dixie Down! E poi, è la mia prima occasione per mostrare un po’ di galanteria ad una vera signora, in questo posto noioso!” Voltò la testa per farle l’occhiolino.
Evelyn ebbe una visione di lui, in un tight che sapeva di canfora, sulla soglia della porta, reggendo un mazzo di fiori di plastica, i capelli lunghi e grigiastri impomatati e lucidi, ed avvertì un mancamento... “La—Ti ringrazio, Jeb.”

Il veicolo si fermò di fronte al sentiero che portava alla tenuta. I passeggeri scesero.
“Ohh,” disse Terry. Persino Bouncer stava agitando il suo moncherino di coda.
FATTORIA SUNMAN, declamava il cartello di legno appeso con una catena al porticato.
Le foto erano molto dettagliate, ma il colpo d’occhio era un’altra cosa. E Martin Foster, tanto per cambiare, non aveva lesinato sullo stile.
L’abitazione era un edificio a tre piani, interamente in sasso, con un tetto spiovente e una mansarda abitabile, a giudicare dalle finestre. Sì, Evelyn sapeva che erano dodici stanze, ma se le dimensioni dell’edificio dicevano qualcosa, dovevano essere dodici stanze enormi.
Il sentiero d’accesso, in mattoni, si biforcava e un ramo portava verso il garage, a sua volta abbastanza grande da contenere un bus! Sul retro, c’era un parco giochi attrezzato abbastanza grande da ospitare una classe intera. Le stalle erano ancora vuote, ma anche quelle avrebbero potuto tenere una dozzina di cavalli o di mucche con facilità, C’erano due silos per il grano, e addirittura un mulino. E il terreno era…be’, vasto, e oltre all’area coltivabile comprendeva un bosco con alberi da frutta e un laghetto. Evelyn pensò che le sarebbe bastato un fazzoletto per fare un orto come voleva lei, con tutto il resto che aveva, avrebbe potuto ricavarci…quanti soldi?
In una parola, accidempoli!
“Zia Eve?” Terry la stava tirando per la gonna. “Zia Eve!”
Lei sobbalzò. “Ah, scusami, piccolo?”
Il bambino indicò la borsa. “Suona il telefono.”
Ecco cos’era quel suono che la sua mente affollata di quelle considerazioni non riusciva a focalizzare. La donna prese l’apparecchio, e lo mise all’orecchio prima di guardare chi fosse sullo schermo. “Pronto?”
“Immagino che sia di suo gradimento, Miss Sunman,” disse la voce di Martin.
“Capo..?” disse lei, usando quel termine istintivamente. “Io non so cosa dire.”
“Un ‘grazie’ va bene. Ho lasciato in casa, in soggiorno, un po’ di numeri telefonici utili per aiutarla nella gestione. Non mi aspetto che lei si spezzi la schiena, lì dentro.”
“Uh, grazie, io…” poi le venne in mente. “Come faceva a sapere che ero appena arrivata?”
“Il GPS Trackpaw nel collare di Bouncer, ricorda?”
“Oh, sì, vero.” Il rifugio metteva a disposizione quello strumento di localizzazione per ogni ospite che se ne andava a fronte di una modica cifra. Ovviamente, Evelyn lo aveva avuto gratuitamente.
“Ah, credo anche di avere dimenticato di dirle che ogni piano ha i suoi servizi indipendenti, quindi il totale di stanze è un po’ più di dodici. Mi perdoni l’omissione.”
Evelyn sospirò. “Chissà perché, non mi sorprende, capo.”
“Miss Sunman, non sono più il capo. Mi accontenti almeno una volta.”
La donna scosse la testa. “Grazie mille, Martin.”
“Ora posso morire felice. Ci vediamo l’estate prossima, quando i cuccioli saranno tutti cresciuti abbastanza. Arriveremo in forze, saremo tre famiglie, quindi si prepari. Auguri per la tua nuova vita, Evelyn,” aggiunse con quel ‘tu’ a tradimento.
Evelyn sfoggiò un caldo sorriso. “Grazie di nuovo, Martin. Ci vediamo, ci contiamo.” E chiuse il contatto.

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Mon Oct 18, 2010 12:43 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
That update was short and sweet I liked it. I can't wait to see where this chapter goes and if Bill accepts the offer Martin gave him. I can't wait for more Valerio. :mrgreen:

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Mon Oct 18, 2010 1:11 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
Well I know one thing for certain...I need to change something in my future fan-fic arc. ;D
Great update as usual, Valerio.

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Heh. Look at that... I started an actual Housepets! fan-fic.
viewtopic.php?p=131370#p131370
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Mon Oct 18, 2010 1:16 am
Profile YIM WWW
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
I wonder where this chapter will go from here. Great start to a new section. (That's like 18 episodes in counting.)


Mon Oct 18, 2010 7:05 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
2.
Casa McCartney, Babylon Gardens

Fox osservò con una certa perplessità la coppia che sedeva sul divano, davanti a lui.
Onestamente, l’husky non sapeva cosa dire. Di simili situazioni aveva sentito parlare. Averne una sotto il proprio tetto…
“Scusaci per avertelo sbattuto in faccia così,” disse l’alaskan malamute che rispondeva al nome di Lucky. Il poverino era davvero mesto, e quasi non osava incontrare gli occhi blu del suo convivente. “Ma…pensavamo che fosse meglio così, piuttosto che lo scoprissi attraverso dei pettegolezzi.”
Al fianco di Lucky, il soriano rosso di nome Felix taceva. Aveva lasciato al suo compagno il compito di spiegare del loro…rapporto sentimentale. E, in un certo senso, era stato buffo vedere il crescendo di perplessità di Fox. Felix taceva, ma non aveva smesso di stringere teneramente le mani del cane.
Fox incrociò le braccia, e chiuse gli occhi in un’espressione seria. “Capisco. E apprezzo che siate stati onesti… Però, Lucky…” Fox scese dalla sedia su cui sedeva e si avvicinò al suo più recente amico. Il povero malamute uggiolò, lui che era un cagnone grande e grosso rispetto a Fox, si comportava come un cucciolotto appena sorpreso a rovinare il tappeto. Felix si irrigidì, pronto a fare qualunque cosa per difendere il suo amato…
Fulmineo come un cobra, Fox afferrò saldamente Lucky per il collo e lo tirò a sé! “Sei un grandissimo stupido se pensavi che mi sarei arrabbiato con te! Sei incredibilmente strano, ma se sei felice, io sono felice! Yay!”
Felix esalò un sospiro di sollievo. Lucky si sciolse nelle braccia di Fox. “Oddio, ma dici davvero?! Non…non ti..?”
Tenendo Lucky per le spalle, Fox lo fissò dritto negli occhi. “Ehi, mi fanno arrabbiare le prepotenze, le cattiverie, i rapimenti… Ma voi due siete innamorati, e non c’è sentimento più bello! Anzi, Lucky, ti invidio: io mi sono tanto da fare per combinare appuntamenti ai miei amici, e ancora non ho trovato una brava cagnetta per me…”
Lucky abbracciò nuovamente il suo amico. “Ti daremo una mano, vedrai che il prossimo a celebrare un matrimonio sarai tu! Anche perché picchieremo tutti quelli che si metteranno davanti a te.”
Fox rise di gusto. “Allora farò meglio ad affrettarmi, o mezza popolazione animale dei Gardens finisce all’ospedale! Ormai è scoppiata una specie di gara da dopo che Peanut e Grape si sono sposati…”
In quel momento, la porta si aprì, ed entrò il padrone di casa.
“Papà!” Fox e Lucky scattarono insieme verso il loro umano e gli regalarono un abbraccio di gruppo, scodinzolanti. Come Bud avrebbe detto, erano quelli i momenti che ti facevano sentire fiero di essere un genitore. Bill si chinò per potere meglio ricambiare l’abbraccio, affondando il volto fra i due colli morbidi. Sì, non importava cosa succedesse fuori da casa, niente batteva ritornare all’affetto dei propri cari… “Beh, ragazzi,” disse Bill, alzandosi in piedi. “Ehila, ciao anche a te, Felix.”
“Signor McCartney.”
“Lascia stare i formalismi: gli amici dei miei ragazzi sono miei amici. Allora, Fox, Lucky, ho una cattiva notizia ed una buona notizia.” Bill andò ad appendere la giacca a vento. “Mettetevi seduti, su.”
I due cani si scambiarono un’occhiata perplessa –cioè, quella di Lucky fu più preoccupata. In fondo, a differenza di Fox, lui aveva subito il dramma dell’abbandono. Come per la sua allora convivente, Grape, certi traumi erano sempre lì, pronti a riaffiorare più dolorosi di prima…
Bill si mise seduto sulla sua poltrona preferita. Batté le mani contro i braccioli, e disse, “La cattiva notizia è che questa settimana rassegnerò le dimissioni dalla Polizia di Babylon Gardens.”
Fox era basito –non era possibile, Papà adorava il suo lavoro! Cosa mai poteva spingerlo a lasciarlo così, tutto d’un tratto?!?
Lucky rivide in un secondo l’orrore della perdita della casa, un’altra roulotte in cui vivere, in chissà quale bidonville questa volta, in attesa che finissero gli ultimi soldi e che lui finisse sulla strada un’altra volta…
Bill sfoggiò un sorriso abbagliante. “La buona notizia è che a dirvi tutto questo il nuovo Direttore del Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals. Allora, niente male il vostro vecchio, eh?”
Il sorriso dell’umano si riflesse in quello dei tre animali, nella cui mente si stava già formando un piano sul come dirlo al vicinato, urbi ed orbi
---
Fattoria Sunman, Luton County

Il dito premette sul pulsante del campanello, generando un suono di campane.
Poco dopo, la porta si aprì, mostrando il volto sorridente di Evelyn Sunman. “Oh, buongiorno.”
La donna davanti alla porta era il tipico prodotto di quella località. Robusta, ma non sgraziata. Indossava una camicia e un paio di jeans sbiaditi dall’uso. I capelli erano lunghi e castani, e il suo sorriso era puro distillato di buon vicinato.
“Buongiorno, vicina,” disse la donna, e tese la mano. “Katherine Victoria Sandwich, ma può chiamarmi Kate. Evelyn Sunman, giusto?”
Evelyn ricambiò la stretta, e fu come farsi avvolgere l’arto da una morsa! “Sì, fresca dalla città. Ma prego, si accomodi.” Si fece da parte.
Kate entrò. “Due cose, Evelyn: qui nessuno è formale con i vicini, a meno che non sia per snobismo. Sei una snob?”
“Cielo, no!” Di tutte le persone al mondo, Evelyn al massimo era…educata, ma non snob, non lei!
“Bene, allora niente ‘signor qui’ o ‘signora là’. Secondo, vedrà che con un po’ di cura Sandwich dimenticherai presto le brutte abitudini prese in quei postacci. Cosa facevi, in città?”
“Ah, ho fatto l’insegnante fino al pensionamento, e lavorato al Lucky Charm Grove.”
Gli occhi di Kate Sandwich s’illuminarono. “Allora conoscevi Martin Foster?! Potevi dirlo prima, ragazza: è come avere un assegno in bianco, qui! Devo subito portarti a casa mia, dove ci scambieremo quattro chiacchiere in santa pace, davanti a un caffè e dei biscotti fatti da me. E devi portarti dietro i tuoi ragazzi: il vecchio Jeb sta diffondendo la notizia del tuo arrivo in tutta la contea.”
Evelyn non ne era sorpresa. “Non so, Kate. Adesso Terry e Bouncer stanno esplorando la casa, e dopo vorranno riposa--”
“Ciao a te!” disse una voce dalle scale. La voce di Terry.
Kate sollevò lo sguardo verso la cima della rampa. “Ehi, ma che bel pargoletto! Ciao a te, ometto di casa!” Poi i suoi occhi andarono su Bouncer. “Wow, ma che bel signor cane che abbiamo qui! Le nostre ragazze vorranno proprio conoscerti, giovanotto! Allora, ve la sentite di visitare la nostra modesta dimora? Avrete tempo per esplorare il vostro castello, ma le prime buone impressioni vanno fatte subito.”
Evelyn vide di nuovo il dubbio spuntare sul volto di Bouncer. Ma stavolta non si fece impressionare. “Giovanotto, è ora di conoscere i nostri vicini: non siamo venuti qui per fare i reclusi.”
“Yupi!” Terry corse giù per le scale, trascinandosi il cane prima che potesse reagire. “Ci sono altri bambini qui, signora Sandwich?”
Kate ridacchiò. “Io ho cinque figli, e vorranno tutti conoscervi. Coraggio, andiamo.” Allungò una mano ad accarezzare Bouncer, e il cane fu lestissimo a tirarsi indietro. “Scusami, ragazzone. Non volevo spaventarti.”
“Ti spiegherò dopo,” disse Evelyn. Ora pensiamo a conoscere la tua famiglia.”
“Questo è il giusto spirito!”
---
Fattoria Sandwich

“Certo che anche la vostra tenuta è grande,” disse Evelyn, quando si trovò di fronte al porticato di ingresso.
“Grazie per la pietosa menzogna,” disse Kate. “Il vecchio Harpers si era messo in testa di comprare anche il nostro terreno. Una polmonite se l’è portato via prima che ci riuscisse, ma aveva fatto in tempo ad assorbire tre fattorie. Voleva diventare il fornitore monopolista di grano e latte della contea, vecchia carogna acida e capitalista.”
Evelyn si sentì arrossire ad un simile linguaggio provenire dalla bocca di una signora! Ma non poteva farci molto, se non abituarsi all’idea che ‘nuova vita’ avrebbe significato anche questo…anche se dubitava di potere ‘assorbire’ simili maniere.
“Immagino che sia stato Martin a comprare la fattoria,” disse Kate.
Evelyn annuì. “I risparmi di un’insegnante non avrebbero andare oltre il garage, temo.” E oltre la macchina che aveva già trovato pronta, un pickup attrezzato per le strade più impervie. Un serbatoio di benzina con pompa era incluso nella proprietà.
Kate era impressionata. “Va bene che quel tipo mi ha dato subito l’impressione di uno abituato a spendere, ma diamine, devi essere stata proprio una brava dipendente, per meritare una simile buonuscita!”
Evelyn fece spallucce. “Ho fatto la mia parte. E poi, in realtà, il Sig…Martin voleva che questa casa andasse in eredità a Terry e Bouncer, e che gli servisse da casa per le vacanze. Io sono più una…custode, mentre tirò su questi due diavoletti.”
Kate annuì. Lanciò un urlo verso la casa. “Ragazzi! I nuovi vicini sono arrivati, venite a salutarli!”
Evelyn si rivolse a Bouncer. Si accosciò per potergli gentilmente afferrare le spalle. “Bouncer, caro, da questo momento comincia la vostra vita sociale, e questo vuol dire che dovrai fare un po’ di eccezioni alle tue ‘regole’. D’ora in poi, niente più paura, okay?”
Da casa Sandwich venne il suono come di una valanga. Bouncer era visibilmente nervoso.
Evelyn appoggiò la fronte a quella canina. “Niente più paura, promesso?”
La valanga era sempre più vicina.
Bouncer deglutì. “Promesso.”
La porta d’ingresso si aprì, ed arrivarono cinque figure di età dai sei ai sedici anni. Bouncer dovette invocare ogni oncia di autocontrollo per reggere all’assalto di tutte quelle braccia e mani che strinsero e lo toccarono come se fosse stato un peluche di Trudi! E’ solo un incubo, è solo un incubo, è solo un incubo! Terry, invece, a vederlo così, stava soffocando le risate.
“Ragazzi, basta così,” intervenne Kate. “Ora lasciate che il povero Bouncer vada a conoscere qualche suo simile. Voi invece mostrate un po’ i vostri giochi a Terry. Coraggio, siate bravi ospiti.”
A quelle parole, Bouncer per poco non ebbe un collasso, e improvvisamente anche la gioia di Terry fu offuscata da un’ombra di terrore. Evelyn prese le mani di entrambi fra le proprie. “Ragazzi, cosa vi ho detto? D’ora in poi…”
“Niente più paura,” dissero cane e ragazzo insieme, mestamente. “Siamo una famiglia, sempre uniti.”
La donna baciò entrambi sulla fronte. “Allora, è il momento che impariate ad essere un po’ socievoli. Fate come dice Kate.”
Il bambino ed il cane si diedero un abbraccio come fosse stato una specie di ultimo saluto, poi Terry si lasciò guidare dentro casa dall’orda dei piccoli Sandwich. Kate indicò il fienile. “Le ragazze ti stanno aspettando, le avevo avvisate. Buon divertimento, ragazzone. Coraggio, Kate, ora di tirarti un po’ su e di imparare qualcosa sul come si vive da queste parti!”

Bouncer osservò l’unica donna che lo avesse mai trattato come…come un membro della famiglia entrare in casa. Quando la porta si chiuse, deglutì. Ogni fibra del suo essere gli gridava di correre da Terry e stargli vicino come un’ombra, come sempre.
Niente più paura, niente più paura… Facile a dirsi, ma come ti toglievi dalla testa anni di bastonate, cinghiate, privazioni, fame..? E di come quel bambino fosse sempre stata l’unica cosa fra lui e la follia?
Come gli aveva detto, quel dottore, al rifugio? Quando la paura ti urla nel cervello, tu urla più forte con la voce della ragione.
E la voce della ragione gli diceva che qui sarebbero stati bene. Che la dispensa era fornita con il miglior cibo per animali, in quantità che lui non aveva neppure immaginato. Che quella grande casa era per tutti loro, che quella nuova vita sarebbe stata la più bella che avessero mai vissuto, tutti insieme…
Bouncer tirò un profondo respiro. “Quindi, coraggio, giovanotto. Ora di far branco.” E si diresse verso il fienile. Era curioso di conoscere queste misteriose ‘ragazze’: l’unica con la quale avesse mai parlato, fino a quel momento, era quella strana femmina a Babylon Gardens, una certa Sasha. Al rifugio, si era più o meno tenuto alla larga dagli altri ospiti… E ora quasi rimpiangeva quel posto. Mai stato in una struttura del genere, con una simile libertà di movimento e praticamente tutto quello che voleva!
Be’, ora abito qui, quindi basta ripensamenti… Bouncer entrò nel fienile. Uh, l’odore parlava di cani e gatti. Comunità mista. Il doberman si schiarì la gola. “Ah, c’è nessuno?”
Tre figure emersero dalle ombre. “Oh-HO, eccolo il nuovo coccolino!” disse una voce femminile…e felina. La prima gatta a mostrarsi aveva il manto di un bel rosso focato. Poi arrivarono altre due femmine, una grigia come il ferro, e la terza dal pelo arancione con delle chiazze di una sfumatura più chiara.
“Hmm,” disse la grigia. “E’ proprio vero che i ragazzi di città sono sempre i migliori.”
“Non come quelle due belle montagne,” disse la rossa, “ma possiamo accontentarci.”
La gatta macchiata si mise davanti alle sue sorelle. “Ciao, vicino: io sono Mary Ellen, loro sono Clarabelle…” aggiunse indicando la rossa. E facendo lo stesso con la grigia, “…e Betty Lou. Come ti chiami tu, angioletto?”
Bouncer non capiva come mai si stessero comportando in quello strano modo. Anzi, trovava irritante una simile confidenza al primo incontro. “Io sono Bouncer,” disse, mantenendo la distanza. “So dall’odore che ci sono dei cani. Dove li posso trovare?”
Le tre gatte di Reuben Sandwich sospirarono all’unisono, avendo già capito che questo maschietto non era interessato alla merce del posto. Peccato! “Laika è al lavoro con Reuben, e torneranno stasera” disse Betty Lou. “Il cucciolo di lei lo potrai trovare da qualche parte nel boschetto a giocare col mio piccolo. Se hai buone orecchie, li troverai presto. Possiamo fare qualcosa per aiutarti ad ambientarti, tesoro?”
“Sei qui per lavorare o per compagnia?” chiese Clarabelle.
“Ah, compagnia. Cioè, tengo d’occhio il mio umano, lo proteggo, ma non è un lavoro o roba del genere…”
“Credo che abbiamo capito,” disse Mary Ellen. “Non devi mica vergognarti.”
“Io non mi vergogno!!” Scattò Bouncer. “Io voglio bene al mio umano! E non deve succedergli nulla!”
“Buona fortuna, allora,” disse Clarabelle, sdraiandosi su una balla di fieno. “Siamo in campagna, Bouncer di città. Qui sbucciature e graffi e morsi di insetti sono più frequenti del raffreddore d’inverno. Spero tu non stia pensando di tenere il tuo amico umano in una campana di vetro.”
“Voglio dire…” Bouncer tirò un profondo respiro. Non gli piaceva parlare della sua vita precedente, ma era anche vero che ogni volta che lo faceva, il ricordo si faceva meno doloroso… “I genitori di Terry, i miei padroni, erano persone terribili…” E così ripeté tutta la loro vita, mentre le espressioni delle gatte si tingevano di stupore, pena, orrore per le sofferenze che quella coppia doveva avere patito…
Quando Bouncer finì, si mise seduto su una balla, mostrando la schiena, in modo da fare vedere la ragnatela di vecchie cicatrici inflitte dalle cinghiate del tossicomane che era stato il suo padrone.
Le tre gatte si sedettero accanto a lui. Mary Ellen gli carezzò la testa. “Chicco, poverino, non riesco nemmeno ad immaginare quanto sia stata dura… Senti, perché stasera non dormi con noi? O noi da te… Hai tanto bisogno di amici.”
Le altre due gatte annuirono, mentre si stringevano al doberman, facendogli le fusa. Stavolta non ci fu nessuna provocazione, nessuna malizia. Erano solo tre creature che desideravano confortare un amico.
Bouncer ci pensò su. “Ah, non mi va di essere d’impiccio…”
“Sciocchezze,” lo interruppe Betty Lou. “Che razza di vicine saremmo, se ti lasciamo a cuocere nel tuo brodo?”
Bouncer non sapeva cosa rispondere. Non era solo il posto, era…tutto, ad essere nuovo, per lui. Aveva assaggiato l’amicizia di un estraneo, con quella Sasha, aveva fatto e ancora faceva uno sforzo considerevole per accettare che quella umana Sunman fosse davvero preoccupata per il suo benessere, ed ora queste gatte…
Il cane si sentiva terribilmente diviso: era facile e orribilmente attraente, la tentazione di abbandonarsi ai propri dubbi e rancori, estraniarsi e appallottolarsi nel proprio guscio…
Ma all’improvviso, ecco che una simile prospettiva appariva, allo stesso tempo, spaventosa. Non c’era altra parola. L’idea di mandare al diavolo tutti (tranne Terry!) improvvisamente gli dava l’emicrania e la nausea, come una malattia…
Non poteva fidarsi ciecamente di creature che aveva incontrato da pochi minuti.
Non poteva tornare a nascondersi in un buco ad uggiolare come un cucciolo…
“Ciao!” disse una voce squillante. E Bouncer, che aveva tenuto gli occhi serrati, perso in quelle considerazioni discordanti, spalancò gli occhi.
E si scoprì a fissare…un cucciolo. Un cane di una razza che non riconosceva, con le orecchie pendenti, il pelo nocciola e due grandi occhi verdi. Al collo, portava un collare giallo. Scodinzolava e sorrideva felice, mentre diceva, “Ciao, tu chi sei? Io sono Awesome!”

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Mon Oct 18, 2010 9:54 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
valerio wrote:
Evelyn annuì, pensando piuttosto che avrebbe tanto voluto farsi chiamare ‘mamma’, ma, come diceva il poeta sul nome di una rosa? E in fondo, lei era intenzionata ad essere la migliore madre per quel giovanotto e il cane.


What's in a name? that which we call a rose
By any other name would smell as sweet
-William Shakespeare

Good quote! :mrgreen:
valerio wrote:

“Solo Jeb, madame! Nessuno più usa il mio cognome o mi da del lei da quando Janice Joplin cantava The Night They Drove Ol’ Dixie Down! E poi, è la mia prima occasione per mostrare un po’ di galanteria ad una vera signora, in questo posto noioso!” Voltò la testa per farle l’occhiolino.
Evelyn ebbe una visione di lui, in un tight che sapeva di canfora, sulla soglia della porta, reggendo un mazzo di fiori di plastica, i capelli lunghi e grigiastri impomatati e lucidi, ed avvertì un mancamento... “La—Ti ringrazio, Jeb.”

:lol:



valerio wrote:

Fattoria Sandwich
Tre figure emersero dalle ombre. “Oh-HO, eccolo il nuovo coccolino!” disse una voce femminile…e felina. La prima gatta a mostrarsi aveva il manto di un bel rosso focato. Poi arrivarono altre due femmine, una grigia come il ferro, e la terza dal pelo arancione con delle chiazze di una sfumatura più chiara.
“Hmm,” disse la grigia. “E’ proprio vero che i ragazzi di città sono sempre i migliori.”
“Non come quelle due belle montagne,” disse la rossa, “ma possiamo accontentarci.”
La gatta macchiata si mise davanti alle sue sorelle. “Ciao, vicino: io sono Mary Ellen, loro sono Clarabelle…” aggiunse indicando la rossa. E facendo lo stesso con la grigia, “…e Betty Lou. Come ti chiami tu, angioletto?”


Sexy cats strike back!

valerio wrote:

Bouncer non capiva come mai si stessero comportando in quello strano modo. Anzi, trovava irritante una simile confidenza al primo incontro.
“Ciao!” disse una voce squillante. E Bouncer, che aveva tenuto gli occhi serrati, perso in quelle considerazioni discordanti, spalancò gli occhi.
E si scoprì a fissare…un cucciolo. Un cane di una razza che non riconosceva, con le orecchie pendenti, il pelo nocciola e due grandi occhi verdi. Al collo, portava un collare giallo. Scodinzolava e sorrideva felice, mentre diceva, “Ciao, tu chi sei? Io sono Awesome!”


OMG, he is Awesome! <3

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"In nomine Libertatis vincula aedificamus; in nomine Veritatis mendacia efferimus." -Michele Salvemini aka CapaRezza
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
So Bill took the offer after all and left the force. Wow. A dog named Awesome. That's Awesome. xD.


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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
Barkeron wrote:
So Bill took the offer after all and left the force. Wow. A dog named Awesome. That's Awesome. xD.

Check 'Origins-A Pet Friendly Fanfic' by the most talented Aaron, and you'll see where I do come from :mrgreen:

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
YayBill took the offerthat's great. (I knew he would) Also yay Awesome is back that's going to be a lot of fun for Bouncer. I can't wait for more Valerio. :mrgreen:

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
From the replies it sounds like people don't remember Awesome, from a previous episode in season one...or maybe I'm just getting Valerio's story mixed up with someone else's? :?

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
lightwolf21 wrote:
From the replies it sounds like people don't remember Awesome, from a previous episode in season one...or maybe I'm just getting Valerio's story mixed up with someone else's? :?

icekitsune remembered it.
Anyway, here is the link to that precious ficcie.
Also, Aaron, it means it's time to update! :mrgreen:
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
valerio wrote:
lightwolf21 wrote:
From the replies it sounds like people don't remember Awesome, from a previous episode in season one...or maybe I'm just getting Valerio's story mixed up with someone else's? :?

icekitsune remembered it.
Anyway, here is the link to that precious ficcie.
Also, Aaron, it means it's time to update! :mrgreen:
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You're right. :oops: I didn't read IceKitsune's reply, thoroughly.

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
valerio wrote:
Barkeron wrote:
So Bill took the offer after all and left the force. Wow. A dog named Awesome. That's Awesome. xD.

Check 'Origins-A Pet Friendly Fanfic' by the most talented Aaron, and you'll see where I do come from :mrgreen:



Oh... Well i don't really all of the fanfics on here, much less checking them out.


Tue Oct 19, 2010 12:45 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
3.
Babylon Gardens

La notizia si sparse veloce, come quando si seppe che Roger Truman aveva abbandonato Sasha.
Gli animali furono i primi a spargere la voce, riempiendo l’aria di un eccitato chiacchiericcio che si sparse con le brezze autunnali. Poi gli animali lo dissero ai loro umani, e le linee telefoniche furono rapidamente occupate in massa dalla bomba del giorno.
William ‘Bill’ McCartney era il nuovo Direttore del Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals!

“FOX!” La voce di Max fece sobbalzare l’husky. Poi una zampata alle spalle quasi lo fece cadere a faccia sul marciapiede. “E tu ci tenevi nascosta una simile novità? A Bino verrà un coccolone quando lo saprà. Se poi sei stato tu a convincere il tuo Papà a fare una simile mossa, vorranno solo te come presidente del Club del Buon Cane!”
Fox si massaggiò la spalla dolente. “Ah, a dire il vero ha fatto tutto Papà. Ti giuro che sono rimasto di sasso come tutti gli altri, quando ce lo ha detto. Il povero Lucky è ancora lì che fa salti di gioia… Poverino, adesso sa che qualunque cosa succederà, non finirà più in mezzo a una strada.”
Max sospirò. “A chi lo dici: Grape ha degli incubi notturni tremendi. Non ne vuole parlare, ma si agita e invoca aiuto nel sonno così forte che la sento dal piano di sotto. Ma immagino che starà meglio quando saranno nati… E allora, quando comincia a lavorare Bill?”
“Comincia con l’anno nuovo. Per un po’, sarà Zio Martin a gestire le cose, per facilitare il passaggio di consegne.”
Max si guardò intorno, poi abbassò la voce e parlò a Fox in tono cospiratorio. “Parlando di Lucky, come stanno lui e il suo muci-muci?” E fece il gesto di abbracciarsi e schioccare le labbra.
Fox sospirò. E dire che si stava chetando, la fissa anti-coppie miste… “Stanno che il primo che dà dei problemi a mio fratello Lucky gli faccio mucha mucha bua.” E sfoggiò un sorriso tutto denti.
Max deglutì, poi sollevò una mano nel saluto vulcaniano. “Pace, Presidente ad interim. In realtà, ero solo legittimamente preoccupato per la loro felicità.”
Fox roteò gli occhi. “Davvero?”
Max annuì. “Ehi, io Grape, e cinque micetti non nati debbono la vita a quei due. Hai notato che c’è sempre un gatto che veglia a distanza su di loro, ormai? Proprio come i tuoi sgherri canini…” appoggiò un dito sul petto di Fox “…Quindi vedi di non darti tante arie!” Max incrociò le braccia e, con aria altezzosa, chiosò, “E comunque quella coppia è stramba forte! Non credevo che qualcuno avrebbe superato il record di Peanut e Grape.”
Fox sogghignò e gli diede di gomito. “A parte la tua sinistra, sinistra abitudine di giocare con loro al triangolo familiare?”
Max quasi si piegò in due come se avesse subito una pugnalata. “Ow, assassiné.”
---
Fattoria Sandwich, Luton County

Awesome.
Sicuramente, persino ad una prima occhiata, quel cucciolo appariva così pieno di allegria, energie, e gioia di vivere, che il doberman seduto in quel momento su una balla di fieno pensò che il nome si adattasse benissimo.
Tu chi sei? Aveva chiesto quella palletta di pelo sorridente e scodinzolante.
Bouncer mostrò il primo mezzo sorriso dopo tanto, tanto tempo… “Io mi chiamo Bouncer, Awesome. Lieto, heh, di conoscerti.” Un po’ si vergognò di provare quell’improvviso moto di…calore, nell’anima, ma Terry, il cucciolo umano al quale aveva legato il proprio destino, era sempre offuscato dal dolore che entrambi avevano condiviso a causa dei loro genitori…
E Bouncer aveva davvero bisogno di conoscere qualcuno che fosse felice e basta, per il solo fatto che la vita era bella, non per coprire un muro del pianto…
“Molto lieto,” disse solenne il cucciolo, tendendo la mano. Bouncer tese la mano, e in essa fece scomparire la zampina di Awesome.
Le gatte si scambiarono una breve occhiata complice, poi i loro sorrisi splendettero come fari. “Aww!”
Mary Ellen scese per prima dalla balla, e andò a prendere il cucciolo fra le proprie braccia. “Il nostro Awesome non solo è carino a livello criminale, ma è anche un malvagio manipolatore che scioglie tutti i cuori! Su, bel musone, fai un po’ la prova-coccola.” E detto ciò, tenendolo da sotto le braccia, allungò Awesome a Bouncer.
Bouncer non afferrò subito la creaturina. Invece, le vecchie abitudini gli consigliarono di sporgere prima la testa ina vanti e dargli un’annusata –prima alla pancia, poi al muso…
*Lap!* la lingua di Awesome saettò veloce e leccò il tartufo nero. Bouncer ritrasse la testa come se gli avessero dato una strattonata per il collare. Il cucciolo ridacchiò e la sua metà inferiore si agitò tutta insieme alla coda.
Mary Ellen riprese il piccolo fra le braccia e gli diede un grattino alla pancia. “*sigh* immagino che dovrai impegnarti di più per conquistarlo. Fa tanto il duro, ma è un timidone.”
“Un doberman timido, dovevo ancora vederlo,” disse una nuova voce. Bouncer si sporse oltre Mary Ellen, e vide un giovane gatto nero. Completamente nero, come un’ombra ambulante, della quale vedeva solo un paio di occhi verdi taglienti. ”Ciao, mamma,” disse poi a Betty Lou.
La gatta grigia indicò il cane. “Sly, figliolo, lui è Bouncer, il nostro nuovo vicino.”
“Sup,” disse il gatto, tendendo la zampa. “Come va, Bouncy-Boy?”
“Va da cani, immagino.” Bouncer strinse la mano, pensando che avrebbe potuto stringere abbastanza da rompere un dito o due, giusto per togliere quel ghignetto saccente dal volto del gatto... Ma poi, vide come quella mezzacartuccia di Awesome guardava il gatto come fosse stato il suo eroe. Strinse abbastanza da farlo sobbalzare, ma nulla più, anche se a suo merito Sly si limitò ad abbassare appena le orecchie, per poi restituirgli uno sguardo che prometteva guerra!
“Che bello!” esclamò Awesome. “Ora che siete amici, andiamo a giocare tutti insieme? Il gomitolo di Sly si è sciupato!”
Alla parola ‘gomitolo’, Bouncer lanciò un ghigno divertito a Sly, che arrossì leggermente. Sì, quel piccoletto gli piaceva già! “Ehi, mezzacalzetta, ho a casa una bella palla, e poi mi piacerebbe che la visitassi, ti va?”
Fu come avere aggiunto un generatore al coniglietto Duracell! Awesome afferrò la mano di Bouncer e lo tirò con sé. “Andiamoandiamoandiamo! Non vedo l’ora, weee!!”
“*Sigh* Sarà meglio che vi venga dietro,” disse Mary Ellen. “Senza offesa, ragazzone, ma tu non sai cosa significa quel trottolino libero in una casa. Tu,” aggiunse a Sly, che si stava già sdraiando su una balla, le mani incrociate dietro la testa, “rimani pure a dormire lì, pigrone.”
“Odo e obbedisco, zietta.”

In casa Sandwich, Evelyn stava provando una sgradevole punta d’invidia: aveva appena scoperto che qualcuno faceva i biscotti croccanti al burro meglio di lei!
In compenso, il caffè era eccellente, vero espresso italiano, e la casa le trasmetteva un senso di familiarità. Fra queste pareti era stata vissuta una vita intensa e piacevole, Evelyn lo apprezzava. Lei aveva questa...sensibilità verso le case. Come attraversava una soglia, il suo cuore si sintonizzava come fosse stato un apparecchio radio. Una volta, quando cercava casa per la prima volta, avevano cercato di appiopparle ‘ad affitto convenientissimo’ un appartamento per il quale lei aveva provato subito una repulsione viscerale. Aveva rifiutato un’offerta effettivamente vantaggiosa, ma non se n’era mai pentita, soprattutto quando, un mese dopo, aveva scoperto che quel posto era stato teatro di un atroce delitto...
Il Volkswagen T1 di Jeb era a suo modo un’abitazione non meno...interessante, ma più che sgradevole per Evelyn il camper era fin troppo vissuto. Non ci avrebbe rimesso piede, se non per un motivo molto, molto valido... E, a proposito del taxista hippie di Luton County...
“Jeb mi ha parlato del fu Signor Harpers come di una brava persona,” disse Evelyn, posando tazzina e piattino sul tavolino.
Le due donne sedevano sulla veranda, a godersi gli ultimi residui tiepidi della bella stagione ormai passata. Katherine Sandwich prese un altro biscotto dal vassoio. Erano stati appena sfornati, e il vento disseminava rivoli di aromi al burro verso il bosco.
Kate masticò mezzo biscotto, piano, assaporandolo, prima di rispondere, “Il vecchio Jeb è un pacifista di ferro. Spenderebbe due o tre parole in favore di Stalin, se lo incontrasse. Si è fatto la sua dose di galera per retinenza alla leva durante il Vietnam, le ha prese anche dai canarini, ma non ha mai levato un dito contro qualcuno. In compenso, è servizievole come un robot. Fa di tutto, e con quel suo furgone infernale ha salvato più feriti di un esercito di ambulanze. Ormai nessuno osa torcergli un capello, è un po’ la mascotte della comunità.”
“Tipo interessante,” disse Evelyn, prendendo un biscotto.
“Per un hippie, volevi dire, mia cara?”
Evelyn sospirò. “Sono così trasparente?”
“Sei una cittadina della vecchia scuola. Bisognerà lavorare un po’ per toglierti la patina di snob, ma sei una che ha lavorato con quel Martin, e questo fa di te una candidata ottima amica.” Kate si alzò in piedi. “Coraggio, ora devo vedere cos’hai in dispensa. Qui, quando nevica lo fa sul serio, e non si può andare a fare la spesa all’ultimo minuto.”
Evelyn le fece cenno di fermarsi. “In quella casa c’è abbastanza per permetterci di superare un inverno a Stalingrado. C’è persino del cibo pronto per i ferali...”
“Un pensiero molto gentile, signora, grazie,” disse una nuova voce, facendole irrigidire per la sorpresa. Si voltarono, e si scoprirono a fissare un tipo di ospite decisamente inedito, per quell’area.
Un lupo. Cioè, una femmina, grossa e robusta come un maschio, dal manto di un grigio molto chiaro, quasi bianco, una coda folta enorme e due occhi azzurri molto intensi.
La creatura salì sulla veranda con tutta la naturalezza del mondo, neanche fosse stata una residente di casa Sandwich. Evelyn e Kate erano decisamente troppo sorprese per essere spaventate.
La lupa si fermò ad un passo dalla padrona di casa…e le tese la zampa. “Molto lieta, signora. Io mi chiamo Boadicea, e sono la capofamiglia del mio branco. Ci siamo trasferiti di recente a nord di qui, presso la ex proprietà Williams, e ci stiamo presentando, sperando di potere intrattenere un buon rapporto di vicinato.” Sfoggiò un sorriso amichevole, almeno facendo attenzione a non mostrare i denti.
Evelyn conosceva i lupi Milton, quindi le venne naturale di tendere la mano e stringere quella zampa calda e morbida. “Ah, Evelyn Sunman. Fattoria Sunman. Molto piacere. Spero.”
Boadicea le diede una stretta gentile. “Piacere mio, signora. Perdonatemi l’intrusione, ma come la padrona di casa ha osservato, con l’inverno alle porte non vorremmo fare davvero la figura dei predatori alle porte. Abbiamo la nostra provvista di cibo, e abbiamo tutta l’intenzione di cacciare il nostro, non rubarlo a voi.”
Kate continuava a fissare la lupa come se si fosse trovata di fronte ad uno strano esemplare alieno di Sigma Draconis. Per quanto ne sapeva, ed era praticamente nata e cresciuta a Luton County, non aveva mai e poi mai visto un lupo comportarsi a quel modo. Il suo istinto di correre in casa e barricarsi, prendere il fucile e fare fuoco, era stato appena travolto dal galateo!
“Mi permette una domanda?” chiese Evelyn.
Boadicea annuì., sempre sorridendo senza mostrare i denti “Ma certo.”
“Lei… Lei conosce un certo…Miles?” Per quanto fosse una coincidenza davvero notevole, non poteva immaginare da chi altri avesse potuto imparare quelle buone maniere, se non dallo stesso lupo che aveva guidato il proprio branco a Babylon Gardens perché potessero vivere un’esistenza da animali civilizzati e integrati…
Persa in quei pensieri, Evelyn non aveva visto l’animale selvaggio annuire. “Certo che conosco Miles: è mio fratello.”
---
Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals, Babylon Gardens

“Naturalmente, ti rendi conto che se per qualche ragione dovessi finire qui come ospite, ti ucciderò, prima?” Così parlando, Joel premette con forza i pulsanti del distributore, e prese una bottiglietta di Orangina. Ormai si era abituato a quella roba, e gli dispiaceva di non essere un cane per potersi ubriacare a dovere!
“E’ un rischio che dovrò correre,” disse Martin. “Mi dispiace che tu abbia avuto qualche attrito con Bill, ma è l’uomo adatto per questo lavoro. E poi, non mi hai detto che con la trasformazione avrai un nuovo nome, come quando ti fu ‘imposto’ il nome di King?” Martin prese dal distributore un panino al tacchino.
“Già. A prova di macchina della verità. Anche molti dei miei vecchi ricordi spariranno insieme a questa identità. Ho desiderato una nuova vita e non tornerò indietro.”
Martin aprì il panino. “Quindi, puoi stare tranquillo: Bill ti tratterà come ogni altro ospite, se le cose dovessero proprio mettersi male fuori di qui. E non puoi dire che al Charm si sta male.”
“Non lo potrei dire comunque, fratello: pessima pubblicità, giusto?”
Martin gli lanciò un’occhiata perplessa. “E’ solo una mia impressione o il tuo livello di acidità sta crescendo, in questi giorni? Cos’è, hai deciso di ritrasformarti in un irritabile corgi o ti stai già pentendo della tua scelta?”
Joel sospirò, e si diresse verso la più vicina panchina. Si sedette, ed osservò dei meticci a pelo lungo giocare come dei forsennati a tuffarsi in un mucchio di foglie secche. Martin aveva piazzato gli alberi non-sempreverdi in modo che fosse più facile per il personale raccattare ed ammucchiare le foglie a beneficio degli ospiti. Il resto della vegetazione non richiedeva molta pulizia a terra.
“Scusami,” disse, bevendo l’ultimo sorso di Orangina. Voleva davvero ubriacarsi con quella roba, sì. “E’ solo il mio vecchio modo di difendermi dall’incertezza… Da quando fui rapito, ogni volta che cominciavo a sentirmi contento per qualcosa, allo stesso tempo dovevo sentirmi arrabbiato. Essere felice voleva dire abbassare la guardia.”
Martin ripensò a quello che era successo davanti alla tomba vuota di Helias, Honcho e Ringo. “Loro ci hanno chiesto perdono, e noi a loro. Lascia andare questi fantasmi, Joel, o non sarai mai felice, che tu sia uomo o cane. Hm?”
Joel annuì, e si lasciò andare contro lo schienale e sollevò la testa verso l’alto. Una nuvola rombò nel cielo, che si stava rapidamente facendo grigio. “Forse, sotto sotto, penso che se ti incavolassi con me a sufficienza, la transizione sarà più facile.”
Martin rifece quello sguardo molto, molto perplesso. “Cosa?”
Il fratello annuì. “Una parte di me vuole che tu mi odi. Così…sarà più facile, per te, accettare che vivrò di nuovo lontano da te.”
“Joel, di che stai parlando..?” E qui la voce del fratello maggiore si fece più minacciosa.
Bombs aaa-way! “Ho stretto un nuovo patto con Pete.”
Sì, stavolta Martin lo guardava davvero come se al suo posto ci fosse stato un grosso pomodoro assassino. “EH?!?”
Joel aveva improvvisamente voglia di infilarsi dentro il più vicino lampione. Per fortuna, si era preso un Tavor prima di quel colloquio o sarebbe andato in pappa. “Lui è sempre lì, fratello, a fare i suoi piani, in cerca del suo fedele sicario. Non volevo che qualcun altro ci andasse di mezzo, e ho scelto di tornare sotto schiaffo. Non posso dire di conoscerlo, ma almeno lo conosco meglio di chiunque altro, in questo pazzo vicinato. Heh, siamo vecchi amici, lo sai.”
“…”
“…”
Martin si strofinò gli occhi con una mano. “Che vuoi che ti dica? Buona fortuna, allora.” Martin si alzò in piedi. “La vita è tua,” disse, allontanandosi, senza voltarsi, “e grazie per non avere avuto fiducia in me, fratello. E’ valsa la pena, aspettare di ritrovarti dopo tutti questi anni, davvero. Prenditi pure il resto della giornata libera. Anzi, ti esento da ogni obbligo contrattuale. Almeno goditeli, i tuoi ultimi giorni da uomo libero.”
Joel aspettò di vederlo entrare nell’edificio della Direzione, prima di mormorare, “Ti voglio bene.”
Era meglio così, in fondo.
Joel lo sapeva, aveva solo fatto finta di non vederlo: non era colpa di Pete, se si era arrivati a questo punto, ma della propria incapacità di gestire la sua stessa vita. Quell’uccellaccio della malora aveva solo colto l’occasione.
Joel si rimise seduto in una posizione più normale. Sollevò la manica della camicia e diede un’occhiata all’orologio.
Chiunque lo avesse visto in quel momento, si sarebbe distrattamente chiesto come mai un uomo fosse così interessato a guardare il proprio orologio come se ne dipendesse la vita.
Nessuno, però, avrebbe visto un ben altro tipo di quadrante, digitale invece delle classiche lancette di quel Seiko, segnare il conto alla rovescia verso il 25 Dicembre...

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Tue Oct 19, 2010 1:02 am
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Another great update Valerio. :lol: Awesome is so hyperactive its just great. I can't wait to see what this new wolf character has in store for us that should be fun. I can't wait for more Valerio.

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Tue Oct 19, 2010 1:49 am
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The frequent updates :mrgreen: ...oh how I missed them. New wolf character...squeee! So we've met two of Miles' three brothers now. I wonder what happened to the other one. The one that Miles mentioned once in the comic, and hasn't been mentioned again. :?

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Tue Oct 19, 2010 1:58 am
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Cute lil' Awesome!
And I can't wait to see whatBoadicea has to say about Miles.

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Tue Oct 19, 2010 4:26 pm
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New wolf character, this would be interesting.


Tue Oct 19, 2010 10:38 pm
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4.
Fattoria Sunman, Luton County

“Grazie per la visita guidata, Miss Sunman,” disse la lupa che rispondeva al nome di Boadicea, mentre lei e l’ex insegnante e nuova residente della contea si dirigevano verso la più grande fattoria del circondario.
Per quanto, normalmente, le lupe fossero più piccole dei maschi, questo esemplare era grosso quanto Miles Milton. Evelyn pensò che fosse naturale, visto che Boadicea era la sorella di quel re della specie.
“Consideralo un salvavita,” disse Evelyn, anche se per ora non poteva mostrare altro, di quelle parti, che la sua nuova dimora. “Kate ha fatto capire abbastanza bene che suo marito Reuben non sarebbe stato altrettanto...accogliente verso dei lupi in casa propria.” Un simpatico eufemismo, visto che già Katherine Victoria Sandwich sembrava sul punto di una crisi isterica per quell’insolita visitatrice.
Eppure, Boadicea si stava comportando come la più civilizzata degli animali. Ascoltava ogni informazione, faceva le giuste domande, non si abbandonava a nessun gesto impulsivo, e soprattutto si era presentata come buona educazione comandava. Stranamente, a Evelyn quella lupa ricordava la sua scomparsa sorella, Camille. Camille era un vero demonio: ogni volta che si andava a messa, si comportava da vera signorina, tutti l’adoravano...fino a quando non apriva bocca. Con quella sua lingua, ci tagliava e cuciva! Durante la messa, era un angelo. Appena cominciavano le chiacchiere a fine funzione, era come un’enciclopedia vivente di Peyton Place! Le sue amiche la seguivano solo per essere sicure di sapere le ultime novità piccanti in paese. Una volta, era andata al confessionale per spettegolare su dei vicini: il parroco non era stato più lo stesso.
Mentre Miles dava l’impressione del bravo ragazzo, forse persino un po’ ingenuo sul mondo, Boadicea sembrava pronta a mangiarlo, il mondo. “Lei è un’umana davvero interessante. La ringrazio anche per la sua offerta di cibo. L’inverno è una stagione così difficile, per i predatori, e non vogliamo più essere costretti a muoverci eccessivamente. Almeno, in questo rifugio provvisorio potremo passare l’inverno al sicuro: il fienile è abbandonato, malconcio, ma offre una buona protezione.”
“Potreste venire da me, invece,” disse Evelyn. In effetti, poteva essere la peggiore idea che le fosse mai venuta, ma fu semplicemente naturale per lei, proporla. Dopotutto, ferali o no, erano ancora animali in stato di bisogno, e decenni spesi come volontaria per i meno fortunati avevano lasciato nell’ex insegnante la loro impronta.
Stavolta fu Boadicea a sembrare sorpresa. “Oh. E’...molto generoso da parte sua.”
Evelyn si fermò e le prese quelle mani enormi, capaci di aprirla in due con un colpo solo, fra le proprie. “No. Sarebbe ingeneroso non offrirvi aiuto. Anche se tirare su i miei ragazzi mi terrà impegnata, so anche che mi farebbe piacere gestire una famiglia numerosa. In quanti siete?”
“Sei. Prevediamo di avere i cuccioli in primavera, ma per allora ce ne saremo già andati in cerca di una tana adeguata nella foresta. Per ora, vogliamo solo tenere il branco insieme per la stagione.” Boadicea sospirò. “L’idea di Miles di interagire con gli umani ha i suoi meriti, anche se io preferisco limitare i contatti. Senza offesa, ma non mi sento pronta per essere addomesticata, ne’ da queste parti credo ci sia un lavoro che ci aspetta.”
“Temo di doverti dare ragione, cara.” Evelyn temeva anche, e non a torto, di trovarsi meglio in presenza di un animale che dei suoi vicini umani. Si sentiva aperta e a suo agio, in quel momento, mentre con Kate faticava a trovare una qualche intesa –e anche per questo si era offerta di accompagnare la lupa. “Se per voi non è un problema, però, un lavoro o due potrei darvelo. La casa ha bisogno di cure: niente di eccezionale, solo quei piccoli lavoretti che risparmierebbero la schiena di questa povera vecchia maestra. E poi, ammetto che mi sentirei davvero al sicuro con un intero branco a guardare la proprietà.”
La lupa ridacchiò. “Forse, saranno i vicini a non prenderla altrettanto bene. E’ sicura che non avrà dei problemi?”
Evelyn scosse la testa. “No, d’inverno l’attività agricola si ferma, e per questa stagione non faccio certo in tempo a procurarmi gli animali che mi serviranno. Se voi andate via a primavera, in tempo per la semina, non credo che nessuno se ne avrà a male. E chi avrà da ridire qualcosa, lo prendo a bacchettate, quant’è vero che la padrona di casa sono io.”
Boadicea era sempre più impressionata. Dietro l’atteggiamento casuale, quasi spensierato, di quest’anziana umana, si nascondeva una fibra forte. Lo ammirava! “Se queste sono le condizioni, va bene. Aveva già in mente delle stanze, o un’altra sistemazione? Anche il mulino andrebbe bene.”
“In casa andrà benissimo. Ho una camera da letto che il Signor Foster ha fatto preparare per lui e la sua intera famiglia: ci dormirete come dei pascià.”
La lupa chinò la testa di lato. “Come dei che?”
“Lascia stare. Per i pasti, preferite cacciare o vi faccio da mangiare io?”
“No, grazie, come ho già detto, abbiamo fatto la nostra scorta di carne secca. Una volta, abbiamo rubato un cesto da picnic a dei turisti. Il cibo era buono, ma ci ha dato un mal di pancia terribile. Un’altra volta, delle girl scout ci hanno lasciato una torta alla frutta davanti alla tana: dovetti scavare una buca molto profonda per nascondere anche l’odore di quella robaccia... Ma quelle razioni di emergenza di cui ha parlato prima andranno bene, ogni tanto. E promettiamo di farci la doccia dopo ogni battuta, e di pulire lo scarico dai peli.”
“Abbastanza ragionevole,” disse Evelyn. “E tu che ne pensi, ometto?”
Per tutta la durata di quella passeggiata, il bambino che Evelyn teneva per mano non aveva fatto altro che procedere fissando la lupa con due occhioni sgranati e un’immutabile espressione di stupore. Alla domanda della sua madre adottiva, in quei grossi occhi verdi si accesero i luccichini. “Un branco di lupi tutto nostro a casa?” Senza pensarci su due volte, abbracciò con forza la gamba impellicciata! Una donna meno forte di Evelyn sarebbe morta di infarto. “WEEEE!”
Boadicea afferrò gentilmente Terry e se lo mise in spalla. “Sono felice che tu sia contento, e sono sicuro che lo saranno anche gli altri.”
“E quando li incontriamo? Quando vengono? Sono tutti grossi come te??”
Evelyn era, per conto suo, estasiata: persino al rifugio, Terry era stato schivo con gli altri animali. Lui e Bouncer a malapena uscivano di camera. Adesso era come rinato.
“Prima vediamo la camera che ci è stata promessa,” rispose Boadicea, osservando ammirata l’abitazione. “Posto davvero grande.”
“Te l’avevo detto. E’ ben riscaldato.”
“E io le ho detto che non ci facciamo addomesticare.” Ma nel dirlo, Boadicea scodinzolò leggermente.

“Bouncer, ci sei?” chiamò Evelyn, quando la porta fu aperta.
Le rispose un suono ritmico, dalle scale. La donna vide la palla di gomma dura ‘Picasso’ – i produttori la chiamavano così per via degli innumerevoli spruzzi di tutti i colori sulla sua superficie bianca – venire giù, gradino per gradino, lentamente, ipnotica nel suo movimento e nel suo rimbalzare.
Evelyn, Boadicea e Terry la seguirono fin quando non arrivò a tre gradini dalla fine della rampa...e a quel punto, udirono il suono di artigli che ticchettavano come mitraglie!
Poi, due fulmini, uno nero ed uno nocciola, ridacchiando, vennero giù lungo le scale ad una velocità impossibile! La povera Evelyn ebbe appena il tempo di identificarne almeno uno, prima che entrambi collidessero contro la lupa!
Fu come scontrarsi con un muro: la lupa sobbalzò appena. Gli altri due si trasformarono in un mucchio di pelliccia e ossaglia…cioè, Bouncer fece quella fine. Da sotto di lui, invece, apparve una zampina nocciola che reggeva la palla, mentre una coda nera si agitava dall’altro lato del corpo del doberman. “Presa! *giggle* lo rifacciamo, Bouncer?” Il cucciolo emerse del tutto da sotto il cane adulto… Poi il suo sguardo si fece meravigliato alla vista della lupa. “Oohh! Sei grossa.” La sorpresa lasciò, come sempre, il posto ad un sorriso capace di sciogliere i ghiacci eterni. “Tu come ti chiami signora cagnona? Io sono Awesome!”
La lupa si presentò e gli arruffò la testa. Evelyn andò in brodo di giuggiole! Si chinò ad afferrare Awesome, e a questi sfuggì la palla, che finì sulla testa di Bouncer. “Giusto cielo, che affarino!” La donna gli diede una serie di baci sul muso. "Ma da dove salti fuori, piccolo conquistatore?”
“Ah, quello è il figlio di Laika, uno dei cani di Reuben,” disse una gatta arancione dalle chiazze chiare, scendendo le scale. “Buongiorno, signora,” aggiunse, quando fu arrivata in fondo, e tese la mano alla donna. “Io sono Mary Ellen.”
Evelyn ricambiò la stretta. “Una delle gatte di Reuben, Kate mi ha parlato di voi. Piacere. State tenendo d’occhio questi due terremoti?”
Mary Ellen annuì. “Già. Ed è anche un’impresa. Con il nostro Awesome, quel timidone del suo cane si è trasformato in un cucciolo altrettanto iperattivo. Non si preoccupi, ho rimesso a posto i comodini e le sedie che avevano…usato durante l’Assedio di Alamo.”
Evelyn ringraziò mentalmente Martin di non avere arredato quel posto con mobili di valore. “Grazie, Mary Ellen.”
“Molto piacere,” disse Boadicea, tendendo la zampona.
La gatta fece un salto all’indietro come se le avessero appena avvicinato un cobra vivo! “Piano con le confidenze, zolletta! Che ci fa una come te, da queste parti?” Immediatamente si mise in posa da combattimento, il pelo gonfio e il volto contratto in un’espressione che avrebbe efficacemente intimidito un tasso.
Awesome rimase come stregato da quel brusco cambio d’umore che le sue feline zie non avevano mai mostrato! Bouncer, a sua volta, fisso con diffidenza la creatura selvaggia, drizzando il pelo del collo, anche se Terry sembrava assolutamente tranquillo seduto sul suo collo.
Ma prima che Boadicea potesse parlare (o peggio, fare qualcosa di irreversibile), Evelyn si mise fra lei e gli altri animali. “Ne parleremo tutti insieme davanti a qualche panino e del latte. Mi serviva giustappunto un’ambasciatrice presso la comunità animale delle fattorie, sai, Mary Ellen?”

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Wed Oct 20, 2010 7:49 am
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short one, cuz I felt like it :mrgreen:

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What happened to your avatar?:o

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Jason Mraz wrote:
My goal is to show everyone that they, too, can do what they love to do.

Daggy wrote:
Look a shadowpriest, what a cutie.... POW


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Tobee wrote:
What happened to your avatar?:o

well, I removed that and the signature since
1) it was like spamming my work in the other boards
2) there is no point in signing myself as a Grapenut shipper, since it is a well-known fact
3) by now everyone knows I am doing the translation and the banner link is no use.

Also, it helps make each page 'lighter' to load ;)

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
Ah, okay!

And heehee update, Bouncer loosening up a bit I see ^_^

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Jason Mraz wrote:
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Daggy wrote:
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Wed Oct 20, 2010 8:12 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
Tobee wrote:
Ah, okay!

And heehee update, Bouncer loosening up a bit I see ^_^

Everyone does, with Awesome :D

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Wed Oct 20, 2010 8:15 am
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Another great update Valerio I loved itThe part with Awesome and Bouncer going after the ball and landing on Boadicea was funny it looks like Awesome and Bouncer will get along great. I can't wait for more Valerio :mrgreen:

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Wed Oct 20, 2010 5:10 pm
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
valerio wrote:
Tobee wrote:
What happened to your avatar?:o

well, I removed that and the signature since
1) it was like spamming my work in the other boards
2) there is no point in signing myself as a Grapenut shipper, since it is a well-known fact
3) by now everyone knows I am doing the translation and the banner link is no use.

Also, it helps make each page 'lighter' to load ;)

I would like if you at least had an avatar, since that's how I tell who people are, and without it, i might read over your post not seeing it.

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Thu Oct 21, 2010 2:40 am
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done :mrgreen:

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Thu Oct 21, 2010 3:42 am
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Yes, I've noticed that i would know who people are just be glancing at their sig and/or avatar...
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Thu Oct 21, 2010 3:43 am
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5.
Fattoria Sandwich, Luton County

In campagna, il 21° secolo, come in città, offre tre modi per trasportare le notizie rapidamente.
Internet...
...il telefono...
...e gli uccelli.
“Hola, amigos!”
C’erano tre cavalli nella fattoria di Zio Reuben, e al termine della giornata di lavoro erano tutti esausti –anche se Made of Win, Action Replay e Money for Nothing non disdegnavano mai quattro chiacchiere con l’unico passero che non svernasse.
“Salve a te, Pescadero,” disse Made of Win. Il cavallo dal pelo fulvo affondò il muso nel suo sacco di mangime. Non era erba fresca, ma a quel punto della giornata, non aveva certo voglia di fare lo schizzinoso. “Non so se stavolta restano gli avanzi,” disse fra un boccone e l’altro, mentre anche gli altri due equini ci davano dentro con gusto.
“Già mangiato, grazie.” Il passero si posò sullo sportello dell’alloggio di Made of Win. “Che ne dite di una notizia che vi farà cascare le code?”
“Non dire che tornano a trovarci quei cani enormi,” disse il pezzato bianco Action Replay, per poi deglutire.
“Quando quel buffo cane di nome Peanut ci dice che ci trova deliziosi,” intervenne il moro Money for Nothing, “non ci facciamo caso. Ci siamo abituati, con gli animali di città. Ma quei due colossi, con tutti quei denti...” un brivido percorse tutte e tre le schiene equine.
“Oh, non si tratta di loro,” disse Pescadero.
Triplice sospiro di sollievo. I sudori freddi potevano aspettare.
“Si tratta di lobos: quella strana donna, la nuova vicina che abita nella ex fattoria Harpers, alloggerà un branco di sei di quei bestias. Forte, eh?”

In casa Sandwich, Reuben udì il nitrito di terrore dei suoi cavalli nel momento in cui la moglie gli diede quell’agghiacciante notizia.
“...lupi?” chiese l’uomo, avvertendo uno sgradevole bolo acido allo stomaco. Va bene che i cittadini sapevano essere strani, ma, “...lupi?”
“Lupi,” confermò la moglie, servendogli del succo di mele fresco. “Un branco di sei. Quella Sunman dice di avere cibo a sufficienza per...sostenerli durante l’inverno.” Con buona pace dell’ospitalità di campagna, già parlavano di lei evitando il primo nome. “Che facciamo?”
Reuben si alzò in piedi, sbuffando. “Faccio che vado a parlarci! Non permetto neppure a Dio di mettere dei lupi alla mia porta, figurarsi una cittadina!”

Dal fienile, tre teste feline ed una canina osservarono Reuben uscire di casa calcando i passi come se stesse andando incontro all’armata del Generale Rommel.
“Ecco,” disse alla cagnetta di nome Laika, la grigia gatta Betty Lou, “credo che adesso il tuo ragazzo sia in pericolo.”
Reuben stava salendo a bordo del suo pickup. Sbatté con forza la portiera, facendo sobbalzare le gatte. La rossa Clarabelle aggiunse, “Di solito fa così dopo avere compilato i moduli delle tasse. Mi sa che stasera si va a selvaggina.” Beninteso, Reuben Sandwich non era una persona cattiva, ma non dava agli animali la stessa…posizione sociale riservata da suo fratello Earl. E visto che Reuben aveva preso le gatte per dare la caccia ai piccoli roditori che regolarmente infestavano la fattoria, quando era furioso non era il caso di presentarsi a lui con la ciotola in mano…
Gli unici che avevano il diritto di ricevere un pasto sempre e comunque erano Laika e suo figlio Awesome.
“Non avrete bisogno di andare a caccia, ragazze,” disse Laika, osservando il furgone mettersi in moto e partire sgommando. “Lo sapete che ne ho sempre un po’, per voi.”
“Sì,” disse Betty Lou, facendo una smorfia, “se ti togli tutto tu, e anche il tuo è un lavoro duro.” Le diede una pacca sulla schiena. “E poi un po’ di moto ogni tanto ci fa solo bene.”
“Anche se non altrettanto alle nostre prede,” aggiunse Clarabelle con un luccichio predatorio negli occhi, ed entrambe le gatte ridacchiarono come se fosse stato molto divertente.
---
Fattoria Sunman

La lupa che rispondeva al nome di Boadicea scese dal letto. Gli diede un’ultima annusata ed annuì soddisfatta. “Sì, andrà bene per il branco, una volta tolti i cuscini. Molto robusto e confortevole. E lei è sicura che non saremo di fastidio?”
Evelyn Sunman, padrona di casa e della proprietà più vasta del vicinato, scosse la testa. “Questa è una camera per gli ospiti, cioè, una camera libera per persone con animali, anche considerando le famiglie di Martin, di Earl e Ryan. E se rimanete solo per l’inverno, lo spazio non mancherà di sicuro…”
In quel momento, si udirono contemporaneamente uno stridore di gomme dalla finestra e un paio di potenti, indubbiamente rabbiosi, colpi di clacson che fecero tremare la finestra del corridoio!
Evelyn spostò la tenda. “Hm, sembra che abbiamo il rappresentante del comitato di benvenuto anti-lupo,” disse, riconoscendo l’uomo dalla foto mostrata da Kate. E il caro vicino non sembrava affatto venuto lì per una visita di cortesia.
La donna si diresse verso la porta. La aprì nel momento in cui il campanello iniziò a squillare. “Reuben, che piacere conoscerti. Posso esserti utile?” Solo dopo, avrebbe realizzato che aveva cominciato un po’ a comportarsi come Martin quando voleva prendere in giro la gente furiosa, ma per ora era concentrata sul non scatenare una guerra con un tizio già imbufalito.
“Signora Sunman,” disse Reuben con una voce di fuoco infernale chiuso da un guscio di eterno inverno. “È vero che lei ospiterà dei lupi a casa sua?” Sembrava pronto a passarle addosso prima ancora di avere la risposta.
Evelyn rimase dov’era. Poteva non essere più nel fiore degli anni, ma quando qualcuno le si rivolgeva a quel modo, sapeva essere solenne come la Statua della Libertà. Un suo allievo, tale James Finnegan, era figlio di un marinaio e di una madre sciagurata. James ne combinava tante da beccarsi almeno una sospensione alla settimana, non aveva alcuna speranza di finire un singolo semestre scolastico.
Una volta, James senior si era presentato, come oggi Reuben, per lamentarsi del fatto che l’insegnante del suo rampollo non lo aiutava. James Finnegan senior era un manesco figlio del mare, e si diceva che avesse disciplinato lui molti insegnanti.
Durante quell’incontro, Miss Sunman aveva ascoltato la sfuriata del marinaio e se ne era rimasta lì, a fissarlo negli occhi, esattamente come faceva con la sua classe, fino a quando l’interlocutore non taceva e basta.
Ma anche Reuben era uno tosto, e non aveva messo su la propria fattoria imprecando a vanvera. Evelyn sapeva che la tattica dello sguardo non sarebbe bastata, da sola… “E’ esatto, signor Sandwich,” disse, con calma, ma con il vecchio acciaio nella voce. Ora di mostrare a questo ragazzone chi era la padrona di casa, qui. “Un branco di sei animali intenzionati a trovare rifugio e a darmi una mano nelle faccende di casa. Spero che non ci siano problemi, se agisco con piena discrezione nella mia proprietà.”
Reuben le agitò un dito minaccioso davanti alla faccia. “Non faccia la furba, cittadina! Ma cosa crede di fare? Pensa forse di gestire un branco di cani? Quelle bestiacce ci daranno solo guai, e le giuro che al primo capo di bestiame morto che troviamo, sarò felice di farla finire in galera a vita! Se vuole risparmiarsi delle rogne, li faccia allontanare da queste terre, o lo faremo noi!”
Evelyn aveva ascoltato quella tirata senza muovere un muscolo della faccia. Senza arrossire. Senza impallidire. Sarebbe apparsa altrettanto calma se le avessero esposto una ricetta per la torta al limone. Se al suo posto ci fosse stato Martin Foster, quella calma sarebbe stata il preludio alla catastrofe.
Invece, Evelyn Sunman disse solo, “Le mani.”
Non aspettandosi quella risposta e quel tono, Reuben fece solo un buffo verso incuriosito.
“Le mani,” ripeté lei. “Me le porga, prego.”
L’uomo allungò le mani.
“I dorsi, prego.”
“..?”

CRACK!
Il suono esplose come una fucilata per la campagna. Molti animali selvatici si guardarono nervosamente intorno.

Reuben Sandwich poteva essere capace di belle sfuriate, ma aveva imparato a non dire parolacce ad una signora, mai -anche se in quel momento, mentre si teneva le nocche doloranti sotto le braccia e saltellava per il dolore, sembrava pronto a tirare giù tutti i Santi dal calendario.
La sua fedele bacchetta stretta nella mano, Evelyn disse, “Questo per ricordarle, di nuovo, che si sta comportando come un ospite indesiderato sulla mia proprietà, signor Sandwich. Le consiglio caldamente di andarsene e di farsi rivedere solo quando sarà disposto ad un comportamento civile. E se vorremo parlare sul come gestisco la mia proprietà, lo faremo nell’ambito di un’assemblea comunitaria, in modo che le ragioni di tutti vengano esposte e discusse come si conviene, non con queste visite intimidatorie in stile mafioso. Desidera altro, signor Sandwich?”
“Ne discuteremo in assemblea, allora.” Reuben si massaggiò le nocche un ultima volta. “Fra una settimana esatta. Non finisce qui.”
Stavolta Evelyn si permise un sorriso amichevole. “Lo spero bene: vorrei tanto intrattenere dei buoni rapporti con voi. Buona sera, signor Sandwich. E chiuda il cancelletto del viottolo, uscendo, grazie.”
L’uomo si allontanò a passi pesanti, seguito da Mary Ellen ed Awesome. La gatta rivolse alla donna uno sguardo come a dire, ‘lo scusi’. Evelyn salutò con la mano il gruppetto, e aspettò che il veicolo fosse ripartito prima di rientrare in casa.
“Accidenti se si sta facendo fresco,” sbottò allegramente, chiudendo la porta. “Ehh, e pensare che da piccola adoravo fare gli angeli di neve. Dovresti provare, ragazza mia: un angelo di neve con la coda dev’essere una cosa molto buffa da vedersi.”
“Wow,” disse Terry. “Sei forte, zia Eve! Sei la più forte del mondo!” Poi corse ad abbracciarla. “Allora è proprio vero che ci proteggerai sempre sempre, vero?”
Evelyn si chinò a dare un bacio sulla testa del bambino. “Sempre. Contro tutto il mondo, se sarà necessario, ometto. E tu, Bouncer? Adesso mi credi?”
Il cane assomigliava curiosamente a Grape quando pensava a Petir. Quando qualcuno se la prendeva con i suoi umani a quel modo, loro si rifacevano sempre su lui e Terry. Deboli con i forti, forti con i deboli. Invece, questa umana... “Io ti adoro…Mamma.”
Una sola parola, che fu sufficiente a ricompensare la donna di ogni singolo sacrificio fatto in tutti quegli anni! E quando Bouncer si unì all’abbraccio, con tutto il cuore, lei ricambiò come se quel cane fosse stato davvero, per lei, un altro essere umano.
La lupa appariva sempre più ammirata dall’apparentemente indifesa vecchietta. “Signora, con tutto il rispetto, non credo che lei debba mettersi nei guai con i suoi simili per—“
La donna si mise a sedere sui gradini delle scale, per permettere a Terry e Bouncer di starle affianco. “Chiamami Evelyn, cara: per quanto sia stata tirata su alla vecchia maniera, non mi va proprio che mi si rivolga come ad una vecchia zitella. E, comunque, ti posso promettere che gli unici ad avere problemi saranno quegli snob dei vicini. Tu e il tuo branco siete benvenuti da subito, anzi.” Le strizzò l’occhio. “Vi consiglio proprio di fare in fretta a venire.”

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D'AWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWW

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Heh. Look at that... I started an actual Housepets! fan-fic.
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
:lol: Rubin got told. I can't wait to see what happens at that meeting. The part where Bouncer called Evelyn mom was so sweet I totally agree with Andrea. I can't wait for more Valerio :mrgreen:

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I SERIOUSLY wish I could read this during school hours when it updates...

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Looks like Reuben's reaction toward the wolves was priceless.


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6.
Fattoria Sunman, Luton County

Una settimana dopo l’arrivo del più eccentrico membro del vicinato, la neve si era presentata in forze al suo primo appuntamento.
Già dalla notte, il cielo di un grigio uniforme aveva mantenuto la sua promessa, spruzzando generosamente la terra e le case. Al mattino, uno strato bianco e immacolato come una glassa sul dolce aveva trasformato la campagna. Il silenzio era innaturale, persino la gravità non osava reclamare la neve accumulata sui rami e sui tetti.
Il primo suono che ebbe l’onore di violare quella quiete fu un motore: per la precisione, il familiare motore di un Volkswagen T1 bianco.
Il veicolo si fermò davanti all’ingresso del viottolo, un attimo dopo, il portello laterale si aprì e ne venne fuori una figura intabarrata da un impermeabile nero, i piedi coperti da stivaloni imbottiti neri. Rapide nuvolette da sotto la sciarpa contrassegnavano il rapido ritmo del suo respiro, mentre la misteriosa figura procedeva verso la casa con il passo affrettato di un cervo che volesse fuggire dal suo predatore. Un paragone non inusuale, visto che il freddo di Luton County mordeva forte, e l’uomo in nero era la sua vittima preferita. L’anno scorso gli ci era voluto quasi un mese di riposo assoluto, almeno per non perdere la celebrazione della messa natalizia…
*trip* Salendo i gradini del porticato, l’uomo quasi andò a faccia a terra, ma riuscì a tenersi miracolosamente alla ringhiera. Questa volta.
Arrivato alla porta, l’uomo in nero accostò un guanto nero al pulsante del campanello. Lo premette, ottenendo un suono breve e timido. La storia della mia vita, pensò fugacemente il visitatore. Poi rivolse un breve sguardo verso il veicolo che lo attendeva. Jeb rispose sporgendo un braccio magro ma muscoloso e ancora abbronzato. Il visitatore pensò che forse c’era qualcosa d’innaturale in un signore così…attempato, che ancora andava in giro con quelle sue camicie estive sgargianti e jeans come se fosse stata estate…
“Buongiorno, padre,” disse una voce educata. L’uomo non si era accorto dell’aprirsi della porta. Sorrise amichevolmente, pensando distrattamente che la Signora Sunman doveva avere un gran brutto caso di raucedine, oggi. “Buongiorno, madame.” Heh, cittadi—
Non era un caso di raucedine.
E non era miss Sunman.
L’uomo contemporaneamente strinse la mano ad una lupa enorme e svenne fra le sue braccia, senza un gemito.
“Boadicea,” sospirò Evelyn Sunman, avvicinandosi alla sua inquilina. “Te lo avevo detto che era meglio se aprivo io.”
“Non è colpa mia, se è un tipo impressionabile…se quasi tutti gli umani lo sono, da queste parti,” si giustificò la lupa, trascinando dentro l’uomo svenuto. Gli annusò brevemente il volto. “Lo metto nella dispensa?”
Evelyn preferì evitare di chiederle se stesse scherzando. “Nel salotto andrà bene, e per favore evitate di farvi vedere, quando si risveglia. Ah, di’ a Terry e Bouncer di scendere, vuoi?”
Boadicea adagiò l’uomo sul divano, mentre Evelyn andava in bagno a prendere i Sali.
Quando tornò in salotto, la donna si avvicinò all’ospite incosciente. Per prima cosa gli tolse cappello e mantellina, rivelando un abito talare nero.
Anche se per tutto quel tempo l’uomo era stato come in coma, almeno reagì prontamente agli effluvi dei Sali. “Eh? Cosa? Chi è? Caffè, giornali, la pohsingnorinaSunamnchepiacererivederla.” Il prete si mise seduto. Si portò una mano al petto, per cercare di avvertire la presenza del cuore, poi si guardò intorno terrorizzato. “I lupi sono qui? Vogliono mangiarmi? Attenti, ho fatto il bagno nell’acqua santa!”
Evelyn si mise seduta di fronte al prete. “Padre, su, nessuno vuole mangiarla. Sono lupi, ma sono brave creature e figlie di Dio.”
L’altro non sembrava convinto. Era un tipo mingherlino, una ‘risulta’ di seminario. Palliduccio, il naso aquilino su un volto lungo. Occhi di un azzurro pallido, malaticcio, e una frangia castana molto corta sulla testa, come se usasse una scodella per tagliarsi i capelli.
Però, questo Don Chichì aveva, nel complesso, un’espressione...intensa. In lui, Evelyn percepì una grande capacità di comunicare e di ascoltare. Forse il suo posto in questa comunità di rudi figli dei campi era ben meritato...oppure, era stato mandato lì come punizione...
Evelyn tese la mano. “Molto piacere, padre..?”
Il Don Chichì diede la propria. Anche la sua stretta, purtroppo, rifletteva il suo stato fisico. Evelyn dovette stare attenta a non fargli male. “Padre Sturgeon, Signorina. Molto lieto. Si ricorda di me?”
Posta così, quella domanda lasciò Evelyn alquanto perplessa. Non poteva dire di conoscere i suoi vicini...anzi, Kate e Reuben erano i soli che avesse incontrato, finora, e gli altri fattori avevano rifiutato di farsi vedere, da quando si era sparsa la voce sulla ‘matta-vicina-amante-dei-lupi’.
Perciò, no, lei non aveva mai incontrato quel pretino dalla faccia simpatica. Ne’ lo ricordava dalle messe a cui aveva partecipato nella sua vita. I parroci che conosceva erano dei pezzi d’uomini, gente che anche a 70 anni, come Padre Camilleri, tiravano su un tavolaccio di quercia come fosse stato un giocattolo. Si sarebbe sicuramente ricordata di questa creatura dalla vocina bassa...
Eppure, eppure... Ora che era stato proprio lui a chiederglielo, Evelyn notò qualcosa di familiare. Sapete, quando il vostro inconscio vi dice che avete riconosciuto qualcuno, ma mancava solo la frase giusta per farvelo capire…
Alla fine, la donna sbarrò gli occhi, e si portò una mano alla bocca. “Giusto cielo! Il piccolo Brad?! Sei proprio tu!”
Brad Sturgeon! Detto ‘il bimbo invisibile’. Se adesso sembrava un mingherlino, a scuola era un pulcino che potevi buttarlo giù solo guardandolo. Evelyn gli aveva comprato un trolley perché potesse portare i libri, lo zaino lo piegava come un mulo.
Mingherlino, ma di un’intelligenza brillante. La sola ragione per cui i bulli lo lasciavano in pace era perché lui faceva loro i compiti. Era diventato una specie di mascotte per la ghenga di Don Keats, il più duro della classe (che dieci anni dopo sarebbe finito sotto una macchina mentre correva per la strada, ubriaco, a torso nudo, per festeggiare la vittoria della sua squadra al Superbowl), e questo lo aveva salvato durante quegli anni che per uno come lui potevano diventare un inferno. Evelyn stessa aveva dovuto mettere a malincuore le sufficienze a Don e ai suoi. Certo, quei piccoli teppisti speravano nel massimo dei voti, ma almeno avevano finito la scuola con una discreta media, e non si lamentarono, ne’ se la presero con Brad…
Brad era comunque ‘invisibile’ al resto degli alunni. Anche se era l’unico a girare con un trolley (viola, per giunta), era bravissimo a non farsi notare. Ogni tanto Evelyn pensava con un certo senso di colpa che se il poverino si fosse fatto tatuare ‘SALVE’ sulla schiena, sarebbe stato un perfetto zerbino. Anche quando cadeva o si sbucciava un ginocchio…sembrava sempre immune al dolore, mai un lamento.
Evelyn si sentì commuovere a quei ricordi. Quasi gli sembrò di sentire l’odore dello shampoo che la madre gli faceva usare regolarmente, mai cambiata marca. “Il piccolo Brad. Non so cosa mi sorprenda di più, vederti in quest’angolo di mondo o vederti prete. Eri così appassionato di scienze pure, che allora ti immaginavo un grande scienziato del Fermi Lab. Allora, cosa mi dici? Posso offrirti un succo d’albicocca con il latte? Ti piaceva molto, se ricordo bene.”
Il parroco annuì. “Ricorda bene, Signorina Sunman. E no, grazie, non voglio abusare della sua ospitalità. Avrà ancora molto da fare…”
La donna scosse la testa. “Meno di quanto pensi, Brad. Pardon, Padre Sturgeon…”
L’uomo le prese gentilmente la mani. Ora il suo volto lungo era aperto in un sorriso contagioso. “Signorina…Evelyn. Su, basta con queste formalità, è da un po’ che non sono più un allievo.”
“Lo rimarrete tutti, anche quel demonio di Bill Dimpsey. Ma come mai sei diventato prete?”
Brad le lasciò le mani, per adagiarsi meglio sul divano. “Ogni volta che pensavo a cosa fare della mia vita, be’, sapevo che avrei potuto impegnarmi in cerca di un buon lavoro e riuscirci...ma sa cosa si dice delle vecchie abitudini, vero? E io non ho mai avuto un carattere…competitivo. Non sarei sopravvissuto neppure se mi fossi proposto come vice aiuto sottoposto del sottoassistente dello spazzino di un istituto di ricerca secondaria sprofondato a Timbuctu.” Brad sospirò. “E così mi sono rivolto al seminario. Ambiente tranquillo, e più acculturato di quanto voi peccatori pensiate. Mi sono fatto assegnare a Luton County perché il lavoro vero è poco e il tempo libero per la lettura tanto. E nessuno si lamenta. Mi dispiace solo che scarseggino i matrimoni, spero che l’attuale generazione non voglia fuggire.”
Evelyn ridacchiò. “Dovresti andare a Babylon Gardens: da noi è cominciata una vera moda, sempre che le cerimonie nuziali di animali ti vadano bene.”
Padre Sturgeon imitò il suono allegro della donna con curiosa precisione. “Temo di non appartenere all’ordine di Sant’Antonio Abate, anche se condivido il fatto che i nostri amici domestici siano figli di Dio…”
“Buongiorno!” disse una vocina familiare. Subito dopo, dalle scale arrivarono di corsa un bambino insieme a un doberman.
Evelyn si alzò in piedi, e guidò la coppia di fronte al prete. “Padre Sturgeon, questi sono Terry e Bouncer, i miei figlioli. Salutate Padre Brad Sturgeon, ragazzi.”
Loro fecero un breve inchino e poi tesero la mano. “Molto piacere,” dissero insieme.
Brad strinse prima la mano di Terry, poi la zampa canina. “Piacere mio. Siete proprio dei bei ragazzi. E, Evelyn..?” Aggrottò la fronte. “Potresti presentarmi il…branco? Sempre che sia ancora in casa, beninteso.”
Lei ripensò a come lui aveva reagito alla vista di una sola lupa, e mostrò un’espressione dubbiosa.
Il parroco si alzò in piedi. “Prima ero solo stato preso di sorpresa. Adesso che mi sento meglio, vorrei davvero incontrarli. In fondo, sono venuto anche per questo.”
“Davvero?” Evelyn era sempre più perplessa.
Brad annuì. “Davvero. Alcuni parrocchiani hanno preso un brutto raffreddore, altri devono cambiare le gomme, altri stanno spalando la neve, e comunque oggi minaccia di riprendere. Mi hanno mandato tutti come loro rappresentante per parlare della tua situazione. Parlando con me, parli con loro.”
Evelyn sospirò. Sperava proprio di non dovere litigare con una persona così cara… “Boadicea,” disse verso la cucina, “raduna gli altri, per favore.”
“Boadicea..?” toccò al parroco di imitare la perplessità di lei.
“I lupi scelgono i propri nomi definitivi quando raggiungono l’adolescenza. La famiglia di lei si ispira a nomi legati al periodo dell’Impero Romano. Boadicea era…”
“So chi era,” la interruppe cortesemente Brad. “Grande regina degli Iceni, una grande guerriera. E’ che non mi aspettavo che una lupa fosse così…colta da saperlo, men che mai di volere scegliere per sé un tale nome. E il resto della sua famiglia, come si chiama?”
“Lei è la primogenita. Il secondogenito si chiama Miles, da ‘soldato’ in latino. Poi c’è Daryl, e…”
“E Nero, il nostro beta” disse la femmina, entrando, seguita con un ticchettare insolitamente lieve di artigli, visto il numero e la stazza dei presenti, dal resto del branco. “Questo,” aggiunse Boadicea, indicando il maschio dal pelo nocciola, con il dorso nero, accanto a lei, “è Cassio, il mio compagno e futuro genitore.” Poi toccò alla seconda femmina. “Leda.” E ai due giovani maschi grigi scuri, identici per stazza e colore come i canini gemelli di Martin Foster lo erano tra loro. “E i suoi figli, Castore e Polluce. Molto lieti, Padre Sturgeon.” Le mani raccolte al grembo, i lupi fecero all’unisono un perfetto inchino.
Guardando Terry e Bouncer, il parroco disse loro, “Vediamo se indovino: le avete prese da loro, le buone maniere?”
“Oh, sì!” rispose Terry. “Sono davvero educati!”
“Come vanno i lavori, ragazzi?” chiese Evelyn.
“Molto bene,” rispose Cassio. “L’area circostante la casa è sgombra dalla neve, il tetto non presenta infiltrazioni, il veicolo è in ottime condizioni. Ci trova nel nostro alloggio.”
Padre Sturgeon seguì con lo sguardo gli animali mentre si dirigevano al primo piano. “Il loro…alloggio?”
“Ho dato loro una camera abbastanza grande perché possano riposare agevolmente.”
“Uh…non ti sembra un po’, forse, esagerato?”
Calma, Evelyn… “Brad, loro sono miei ospiti per l’inverno, non animali addomesticati. Conosco la legge.”
“Prego?”
“Te lo dico nel caso lo sceriffo stesse già consultando il giudice: non si possono tenere animali selvatici alla stregua di animali domestici, non senza che vengano prima prodotte tutte le documentazioni attestanti l’avvenuta domesticazione. E io sto semplicemente ospitando delle creature bisognose in cambio di qualche lavoretto in casa e dei turni di guardia. Loro promettono di non girare per le campagne, e dovremmo tutti essere soddisfatti.”
Il parroco sospirò. “Sai che non è così semplice. Questa gente vive dei prodotti dell’allevamento. E i lupi non sono esattamente amici delle pecore.”
Evelyn annuì. “Non per ora. È per questo che il signor Foster mi ha fornito di ampie scorte di cibo, e quello che mi manca lo ordinerò. Alleverò animali da carne per lo scopo…insomma, Brad, voglio solo fare la mia parte per una pacifica coesistenza. Isaia 11:6, ricordi?”
“Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto, il vitello, il giovin leone e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà.” Il parroco ridacchiò. “È un obiettivo ambizioso, il tuo, anche se hai già lupi e bambino. Non la darai vinta, vero?”
“Non è una guerra, Brad. E non intendo certo causarne una, ma neppure intendo sottomettermi alle loro paranoie.”
Brad sollevò le mani come a difendersi. “Pace, signora maestra, pace. Ero venuto anche per un’altra curiosità da parte dell’ispettorato…” tornò a guardare Terry. “Il ragazzo dovrebbe andare a scuola: non è stato ancora iscritto.”
Evelyn disse a Bouncer, “Caro, porta Terry di sopra: magari il branco ha un po’ di spazio per un ometto stanco che è in piedi dalle cinque di stamattina.”
“Ma zia, non sono staaawwnn…” come se quello fosse stato un comando post-ipnotico, il bambino sbadigliò sonoramente. Si lasciò prendere dal doberman, che scambiò con la donna uno sguardo d’intesa, prima di portarlo di sopra.
Appena i due furono di sopra, il volto di Evelyn si adombrò. Padre Sturgeon rivide l’insegnante di ferro quando si preparava a fare un bel cicchetto agli allievi più indisciplinati. Ricordava bene come Evelyn Sunman non urlasse mai…no, lei sapeva usare quella sua lingua come un bisturi di ghiaccio, quando ci si metteva.
Evelyn si alzò in piedi, e senza dire una parola si avvicinò al comò. Aprì il primo cassetto e ne estrasse un pacco di lettere spillate alle loro buste. Tornò da Brad e gli porse il mucchio. “Trovo singolare la sua domanda, padre, visto che la comunità stessa sembra intenzionata a fare di mio figlio un bersaglio del tirassegno. Le legga,” chiosò, sedendosi.
Padre Sturgeon le lesse…e per poco non gli vennero i capelli bianchi. Lui proprio non avrebbe alzato un dito su qualcuno neppure se avesse avuto i muscoli di Schwarzenegger quando era Mr. Iron Man. E la violenza verbale in quelle lettere era…be’, decisamente inequivocabile.
E impossibile. Padre Sturgeon era parroco di Luton County da quasi vent’anni e sapeva che nessuno dei suoi parrocchiani si sarebbe comportato a quel modo!
Tranne alcuni che credevano davvero di farla franca, e sapeva perché…
Con espressione sconsolata, il parroco restituì le lettere alla sua ex insegnante. “Penso di sapere chi siano i responsabili, ma ti posso assicurare fin d’ora che non si tratta degli onesti padri e madri di famiglia di questa comunità. Hai la mia parola.”
“Ti ringrazio, e ti credo. Per questo conto su di te per trovare i colpevoli e convincerli a smetterla. Nel frattempo, userò le mie doti e la mia conoscenza per insegnare qualcosa a mio figlio, sarà come rinverdire i vecchi tempi. E tu potrai fare la parte dell’insegnante oscurantista. Che ne dici? Terry è come una spugna, era quasi analfabeta quando l’ho preso con me e da quando ho cominciato a dargli queste piccole lezioni sta apprendendo ad una velocità impressionante. E, scherzi a parte, voglio che arrivi al suo primo giorno di scuola quanto più possibile in pari con gli altri bambini, o subirà davvero uno choc. È troppo grande per andare all’asilo o per fare la primina, e non voglio che si senta un inetto, lo capisci?”
Brad annuì. “Potresti almeno farlo venire da me: sarò più che felice di fargli da insegnante privatamente… Evelyn, lo sai che almeno la forma deve essere rispettata: cosa avresti pensato tu di un genitore single che tiene lezioni al proprio ragazzo, con la compagnia di un branco di lupi?”
Evelyn sospirò. “Pensi che mi stia arrampicando sugli specchi, vero?” Scosse la testa. “Lo so. È che ho così paura per Terry: ha subito così tanti traumi, e so per prima quanto dura possa essere la scuola.”
Di nuovo Padre Sturgeon le rivolse quel sorriso ineffabile. “E sai anche che prima o poi è un’esperienza che non può mancare, nella vita di un bambino. Non puoi negargli la possibilità di socializzare… Senti, ti prometto che lo terrò d’occhio personalmente, d’accordo? Sono nel consiglio scolastico e in quello municipale, gli spianerò un po’ la strada. Se ti fa sentire meglio, aspetteremo il prossimo anno scolastico, e prima apprenderà le basi da me, mentre ti impegni a tenere a bada questi bestioni.”
Evelyn si morse il labbro inferiore, mentre rifletteva… E la verità era che se non avesse fatto iniziare al bambino dei corsi scolastici propedeutici, i servizi sociali glielo avrebbero tolto più in fretta di quanto Little Boy distrusse Hiroshima. Benvenuta nel fantastico mondo della burocrazia!
“Va bene, cedo le armi,” disse, alla fine. “Ma Bouncer lo accompagna, tanto in chiesa quanto a scuola. Se sei così influente come dici, soddisferai questa clausola, giovanotto.” E agitò un dito ammonitore al parroco. Al quale, vedendolo mostrare un volto perplesso, aggiunse, “Hanno ancora molto bisogno l’uno dell’altro, e non c’è regolamento che tenga, non li faccio andare in ansia. Chiaro?”
Il parroco annuì. “Posso azzardare che la stessa persona che ti ha comprato questo posto farebbe diventare i tuoi ragazzi dei pendolari di lusso, altrimenti, giusto?”
“Giusto.” Ed era vero. Era una delle tante promesse fatte da Martin Foster: se ce ne fosse stato bisogno, avrebbe usato un taxi aereo per fare arrivare il ragazzo alla scuola privata più vicina
Padre Sturgeon si alzò in piedi. “Ecco, adesso mi tocca dimostrare che non stavo esagerando, circa la mia ‘influenza’.”
“YAY!!” fecero due voci dal piano superiore.
Evely salutò col braccio i suoi figli. Solo per vederli così raggianti, una scuola l’avrebbe costruita!
Il parroco indossò mantellina e cappello. “Comunque, quando ho saputo che eri tu la nuova vicina, mi sono preso una innocua libertà, Signorina Sunman, in onore dei vecchi tempi. Lo sai che ti sono molto grato per avermi sempre sostenuto, negli anni dei miei studi…”
“Facevo solo il mio dovere, caro…”
Stavolta fu lui ad ammonirla con l’indice. “Ci hai messo un impegno che andava ben oltre. Scommetto che non hai mi fatto un soldo, con il doposcuola, vero?” E prima che lei potesse rispondere, Brad si diresse verso la porta. “Ad ogni buon conto, visto che non ho mai portato neppure una mela per corromperti, ho arrangiato qualcosina per ripagarti con gli interessi. Anzi, vediamo di fare in fretta, il povero Jeb starà trasformandosi in uno stoccafisso…”
Il parroco aprì la porta.
E Jeb era lì. Seduto sulla sedia a sdraio, senza niente indosso di più pesante della sua camicia d’ordinanza. Una pila di grosse scatole gli stava accanto. “Mi annoiavo, là dentro,” disse lui con quella sua voce rauca e forte. Leggeva un vecchio numero di Bachelor. “E pensavo che almeno mi sarei goduto qui il panorama. Gran vista, sì…” L’anziano hippie corrugò la fronte. “Tutto bene, madame?”
Evelyn si stava strofinando una tempia. “Canfora…” mormorò. “Sto bene, Jeb. Ma direi che hai faticato abbastanza, per oggi, sei stato proprio caro. Vieni dentro, che posso farti uno zabaione, e niente discussioni. A scaricare le casse ci penseranno i miei…aiutanti.”
“CIBO!” dissero sei teste, spuntando dalla porta. Per quanto sorridessero, avevano ancora un’espressione predatoria sbavante, mentre puntavano le casse da cui venivano inequivocabili aromi di prosciutto, uova, salame, carne secca ed altre delizie.
Padre Sturgeon svenne di nuovo senza un lamento, stavolta fra le braccia di Evelyn.
La donna sospirò. “Si prospetta un soggiorno interessante…”

Stagione II
Episodio 18
FIN

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Sat Oct 23, 2010 12:24 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
:lol: The ending was funny. Will we get to see Terry and Bouncer in school Val? I can't wait for more Valerio. :mrgreen:

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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
IceKitsune wrote:
:lol: The ending was funny. Will we get to see Terry and Bouncer in school Val? I can't wait for more Valerio. :mrgreen:

I will surely arrange a cameo before this season's end, then our two heroes will reappear surely in season V. Hopefully, someone from Terrace High will spend a vacation in Luton County... Who knows? ;)

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Sat Oct 23, 2010 1:28 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
Someone from Terrace High Eh?

So 1 outta 20 characters will have a small/med/big role.

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hi I'm on steam that's it now


Sat Oct 23, 2010 1:30 am
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Post Re: Housepets! La serie-S.II Ep.18: Vita di campagna
Private Elliot wrote:
Someone from Terrace High Eh?

So 1 outta 20 characters will have a small/med/big role.

Well, as RICK GRIFFIN gave us two strong antagonists, there is also need for at least two 'superstars' around whom the new season rotates. Hmm, who can it be now tatatatattaaaa....who can it be nooow? :mrgreen:

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Sat Oct 23, 2010 1:36 am
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