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Housepets! La serie: St.III, Ep.7-Fantasmi e Segreti 
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HOUSEPETS! LA SERIE
Stagione III
Episodio 7 – Fantasmi e Segreti
Di VALERIO


1.
Casa Wilson, Terrace High, Torre 1, Livello 34, Appartamento 344

Questo cane, un maschio di Golden Retriever che rispondeva al nome di Frits Cardore, non aveva mai messo piede in casa di qualche altro residente del lussuoso complesso condominiale pet-friendly. Si era unito riluttantemente alle attività di svago collettivo all’aperto, come la recente Prima Guerra di Neve, e si era sentito peggio di un pesce fuor d’acqua ai festeggiamenti per la squadra vincitrice subito dopo.
Non era esattamente un modello di cane socievole, a dispetto della razza. I suoi brevi scatti di sincera esuberanza erano di breve durata, come se si vergognasse a rivelare di essere…normale. Un cane felice nella migliore proprietà urbana per animali e padroni.
Il suo amico e condomino, lo Smooth Collie Pawdrick 'Podge' Ross, aveva dovuto lavorare molto di diplomazia per convincerlo a unirsi a una semplice chiacchierata fra amici. Niente gruppi studiati a tavolino, solo un invito esteso ad altri tre o quattro animali che avessero voglia di passare il tempo senza chiudersi in camera… Per quanto fosse pressoché impossibile annoiarsi, grazie a tutte le soluzioni d’intrattenimento domestico passate dall’Amministrazione.
Reimund R. Gottschalk, fondatore di Terrace High nonché suo padrone assoluto, aveva capito che ci sarebbero stati meno problemi – e meno costi – concedendo qualche svago a proprie spese invece di dovere gestire cinque edifici pieni di animali annoiati.
E ora che il Sole stava tornando a splendere, e che il parco condominiale era stato ripulito, tutti avevano deciso di rifarsi alla grande del tempo passato forzatamente negli edifici a causa della più diabolica nevicata degli ultimi 300 anni! Ancora circolava la voce che in quelle gelide notti si sentissero urlare in distanza degli orsi polari..!
Frits e Podge avevano un patto: Podge avrebbe aspettato che Frits si aprisse abbastanza da parlare un po’ più di sé, e in cambio, nel frattempo, avrebbe accettato di sottostare alle iniziative organizzative del Collie.
Chiaramente, il Retriever aveva gravemente sottovalutato il suo amico: in tutto il regno canino, non c’erano organizzatori compulsivi come i Collie! Traevano letteralmente energia dal disporre le cose in schemi precisi, dall’organizzare. Se ne avessero avuto il diritto legale, avrebbero potuto facilmente dirigere orde di uomini e donne nei preparativi delle più sontuose cerimonie politiche.
Ma anche Podge aveva sottovalutato quanto Frits fosse socialmente inetto: superate le presentazioni e quattro parole di circostanza, il Retriever ergeva una barriera di mutismo passivo che scoraggiava chiunque dal continuare a dargli retta.
Alla fine, a Podge era venuta un’idea: c’era un solo animale con cui il suo amico, alla fine, poteva entrare in sintonia.
King. King, colui che dava un nuovo significato alla parola ‘burbero’. Tipetto dalla battuta acida, allegro come un teppista imboscatosi ad una festa solo per ricordarsi di essersi scordato le bombe puzzolenti, e di cui si diceva che parlasse da solo…
Insomma, un altro cane che aveva seriamente bisogno di un amico. Podge sapeva che Frits era timido, ma con un cuore grande così. Magari si sarebbe sentito più in ‘sintonia’ con un altro burbero… Okay, era un piano disperato, ma le opzioni rimaste erano poche. E di sicuro, Podge era stufo di dovere vedere 2 volte su 3 quel poveretto di Frits passare le notti sulla panchina nell’atrio, tutto solo!

Sospirando, Frits aprì il frigorifero.
Tanto per cambiare, non stava funzionando. Va bene che era arrivato da due minuti, ma subito era stato accolto con una freddezza da spegnere il Sole. Aveva dovuto controllare che la zampa non gli fosse caduta, dopo avere stretto quella del Corgi, che subito lo aveva accolto con uno sguardo che diceva ‘tu sei quello strano e lo sappiamo entrambi’.
Frits aveva biascicato qualcosa su uno snack, e King gli aveva indicato la cucina.
Il Retriever prese quanto bastava per un sandwich al formaggio e senape. Chiuse la porta del frigo, si voltò verso il bancone …e si trovò di fronte una cagnolina. Una cuccioletta di sei mesi dalla pelliccia bianca ancora folta e vaporosa. In mano, reggeva un giocattolo di legno coperto di lettere.
Per quanto al cane fosse venuto un mezzo colpo, all’inaspettata vista, si scoprì istintivamente a sorridere per la prima volta nella giornata. “Ehi, piccolina.” A sorridere, e scodinzolare. Era così tanto che non vedeva un cucciolo, quel condominio ne aveva così pochi…e meno male che di recente erano arrivati quei due, Lucian e Vala… “Ciao, non sapevo che abitassi qui…o sei insieme agli altri?”
Le zampine di lei si mossero con insospettabile destrezza lungo il giocattolo, per comporre la risposta. King = Fratellone.
Frits si riscoprì a sorridere, mentre posava il cibo sul tavolo.. “Hm, ti piace proprio usare questo giocattolo, eh? E come ti chiami, sorella di King?”
Io = Tomi.
Frits si chinò in avanti per accarezzare la cucciola. “Piacere di conoscerti, Tomi. E come mai King non ci ha mai parlato di te… Oh, cosa c’è che non va?”
Nel momento in cui la zampa di Frits si era trovata quasi a toccare la testa di Tomi, la piccola si era allontanata di colpo, con un’espressione spaventata. No tocca. E dall’espressione che fece, scrivendolo, sembrava davvero preoccupata.
Un campanello d’allarme suonò nella testa di Frits: in un cucciolo, una simile reazione voleva dire una sola cosa.
Solo un’altra volta, il Retriever si era sentito furioso con qualcuno: Podge, anche se le continue intrusioni del Collie erano giustificate dalla sua preoccupazione per il suo amico.
Ma Frits aveva visto fin troppi casi di maltrattamenti per non riconoscerne uno!
“Resta qui, piccina,” disse, dirigendosi verso il salotto.

Furono in quattro, a rivolgergli uno sguardo seriamente perplesso, quando quel timido cane irruppe come una furia, guardando King dritto negli occhi. E ne’ lo stesso Corgi, ne’ Pawdrick, o il retriever Elliot o la Shiba Inu Tsuki capirono il perché di quell’improvvisa trasformazione, e soprattutto la strana domanda che pose.
“Da quanto tempo va avanti, King?”
King, nell’atto di prendere una manciata di popcorn dalla sua ciotola, li fece ricadere tutti. “Uh, di che stai parlando?” chiese, con la stanza piombata in un silenzio imbarazzato.
“King…” Frits faceva chiaramente fatica a controllarsi.
Podge si alzò in piedi e si avvicinò al Retriever. “Ehi, bello, che cosa ti prende?”
Senza togliere lo sguardo dal suo anfitrione, Frits rispose, “Mi prende che lui e sua sorella sono maltrattati dai loro parenti, e chissà da quanto! E non fare quella faccia sorpresa, King: so che in questi casi si ha paura di parlare, ma ne ho visti troppi di questi casi, per lasciarli passare sotto silenzio. Quindi o parli tu, o dico tutto alla Mamma, e stavolta non sarà uno scandalo fasullo come quello di Kwesi.”
Se fosse stato possibile fare diventare completamente bianco King, questo sarebbe stato il momento perfetto. Gli occhi erano sbarrati, le pupille due capocchie di spillo. “Tu…hai appena visto mia sorella?” La su voce era un sussurro incredulo.
“Sì, sì, tua sorella, proprio quella che…è….” E fu solo a quel punto che la sua mente fece la connessione. E toccò a lui sentirsi sbiancare.
Chi era stato a dirglielo, la prima volta? Oh, sì, quel buffo scoiattolo, William, la mascotte condominiale. Era successo il giorno del trasloco di tutti i nuovi condomini.
William aveva spiegato a Frits come mai King fosse così acido: un paio di anni prima, in pieno inverno, si era perso. E Tomi, piccola tomi di soli sei mesi, alla fine aveva deciso di andare a cercarlo, da sola.
King sopravvisse, privo di memoria tranne che per il suo nome, nella comunità di Babylon Gardens.
Tomi no.
Tomi era morta.
Frits deglutì un paio di volte. Tremava. “Ho appena parlato con un fantasma,” squittì, e quasi svenne fra le braccia di Podge.
King si diede una zampata sulla faccia. “Io e te dovremmo fare quattro chiacchiere sulla discrezione, sorellina,” disse, senza voltarsi, rivolto alla figura evanescente che se ne stava in posa imbarazzata, sulla soglia. Scusami, scrisse col giocattolo.
Frits era allibito. “Scusami…stai parlando con un fantasma come se fosse la cosa più normale del mondo?”
King gli rispose con un’espressione esasperata. “E’ mia sorella, che ti aspetti? Che scappi via urlando come in un filmaccio di serie C?!”
Podge guidò Frits verso il divano. “Su, bello, perché tutta questa fifa? Anzi, King, vergogna per non avercelo detto prima, che avevi uno spettro tutto tuo!”
Il Retriever sembrava sul punto di vomitare. “Podge, ti rendi conto..?”
Il Collie era sinceramente eccitato. Scodinzolava. “Eccome! Sono Scozzese, ricordi? I fantasmi sono praticamente la nostra tradizione! Ora SI’ che mi sento a casa! Ciao a te, Tomi! Non è che conosci un tale Evian McCormick? Povero diavolo, finì in un dirupo per salvare le sue pecore e non trovarono mai il suo corpo.”
Tomi scosse la testa, e scrisse, Se lo incontro, te lo dico.
Pawdrick le mostrò un pollice sollevato. “Ci conto, piccola, e grazie!”
Frits ebbe tutta l’impressione di essere piombato in un quadro surreale di Dalì. Era tentato di sporgersi dalla finestra per vedere se fra i rami del parco spuntava un orologio fuso… Invece, lanciò un’occhiata disperata a Tsuki, nella speranza che almeno lei fosse almeno turbata.
Invece, anche la Shiba Inu dal manto bianco sembrava…ammirata. “In quello che chiamate ‘estremo oriente’, dalla Cina, al Giappone ed alla Corea, gli spiriti camminano insieme ai viventi, benevoli e malevoli. E sono felice di vedere che Tomi appartiene al primo tipo. Sei un cane fortunato King, hai un raro privilegio.”
“Uhm,” stavolta fu King a non sapere cosa dire. “Ah, grazie…immagino. Temevo che avreste reagito tutti come…” indicò Frits con la testa.
Il Retriever fissò il suo più biondo simile. “Elliot, almeno tu..?”
In effetti, Elliot sembrava un po’ più nervoso. “Uh, non posso dire di sentirmi a mio agio come voi altri, ma…una volta, a Babylon Gardens, be’, ci fu questa specie di invasione di fantasmi. In tanti l’hanno dismessa come una specie di allucinazione collettiva, ma io mi ricordo benissimo di tutti quegli animali spettrali che camminavano per le strade. Un esercito vero e proprio, ed erano di quelli che facevano paura. Ci guardavano come quegli zombi dei film…” Rabbrividì, poi tentò un sorriso e un cenno di saluto all’indirizzo di Tomi. “Perciò, be’, sono contento che tu sia, o sembri, una dei buoni, Tomi.”
Frits se la diede lui una zampata alla faccia. “Voi siete tutti pazzi! Qui ci vuole un esorcista, altroché!” Fece per alzarsi dal divano, ma Pawdrick lo trattenne.
“Invece di dare fuori di matto per un nonnulla, ragazzo mio,” chiese con quel suo accento scozzese, perché non ci dici di più sul tuo comportamento di prima? Perché pensavi che King e Tomi fossero oggetto di maltrattamenti? Quanto ne sai sull’argomento?”
Il brusco cambio d’umore fece tornare Frits sui binari da cui era deragliato. “Ah…” tentò di pensare ad una scusa per evitare l’argomento, ma sapeva che era troppo tardi. E, onestamente, non voleva offendere Podge correndo via. E non era colpa del Collie se era stato lui stesso a scoprire le sue carte. In fondo, Frits era pronto a dire tutto, pur di aiutare una creatura che pensava in pericolo…
Frits sospirò. Appoggiò la testa al divano, lo sguardo rivolto al soffitto. “Da dove vengo, gli animali non sono molto tenuti in considerazione. Li usano da guardia, ma li tengono in condizioni, be’, deplorevoli. Oppure, come nel mio caso, erano usati come…corrieri.”
Quest’ultima parola gli valse cinque sguardi incuriositi. Improvvisamente, quella che avrebbe dovuto essere una mattinata noiosa si stava trasformando nel giorno delle confessioni. “Lavoravo per degli spacciatori,” disse Frits. “Ero sempre stato uno svelto di gambe, e il mio padrone, che gestiva un traffico di anice ed erba gatta, aveva deciso di allenarmi per fare le consegne in fretta. E per un bel po’ vissi un vita felice; all’epoca non sapevo cosa ci fosse nei pacchetti che correvo a consegnare un po’ dappertutto, sapevo solo che mi meritavo sempre una bella ricompensa sia dai clienti che dal padrone… Poi, un giorno, tornando a casa, la trovai circondata dai poliziotti, e vidi il mio umano portato via, in manette.
“Dei cani poliziotto invece mi portarono al canile. Lì imparai la verità, e capii quanto male dovevo avere fatto a tanti animali innocenti, con tutta quella robaccia che avevo portato con me…” Gli occhi gli si inumidirono. “Anche per questo non…non mi sento di familiarizzare con gli altri. Ho sempre avuto paura che se qualcuno lo venisse a sapere, mi avrebbero odiato, e sono sicuro che adesso anche voi mi starete disprezzando per essere stato il complice di un criminale…” E fu a quel punto, che Frits sentì una zampa posarglisi su una spalla.
La zampa di Podge. “Se è per questo che ti sei sempre roso, bello mio, allora dovresti proprio smetterla,” gli disse con un tono di benevolo rimprovero. Sorrideva. “Lo hai detto anche tu, non lo sapevi. Eri giovane, e per te era solo un gioco. Non hai scelto di farlo.”
Ma Frits non riusciva a togliersi dalla testa tutti i giorni passati al canile, fra gli sberleffi degli altri animali, che ogni giorno gli ricordavano che nessuno, nessuno avrebbe mai preso con sé il cane di un criminale, che lui era solo una nullità…
Invece, era arrivata Ginevra. La giornalista che aveva scoperto il traffico in cui Frits era stato coinvolto. La donna cercava un animale, e si sentiva responsabile per il destino toccato al retriever, un destino che lei aveva causato…
“…Io ho odiato tanto la Mamma.” Ormai le parole sgorgavano come un fiume in piena a cui finalmente avessero tolto gli argini. “Per me, lei era stata la causa di tutti i guai, e non ho fatto che renderle la vita impossibile! Non so dove abbia trovato la pazienza di resistere, giorno per giorno, fino a quando, non…” la voce gli si spezzò in un verso gracchiante. Si sentiva gli occhi irritati per il pianto, e stava facendo del suo meglio per rannicchiarsi completamente fra le braccia di Pawdrick. “Lei è venuta qui per dare a noi due una possibilità, ed è intrappolata con uno stupido lavoro, e tutte le sere è così fr-frustrata, ed è solo colpa mia, e non so cosa fare…” Poi sentì un’altra zampa appoggiarsi alla sua schiena, e un’altra ancora…
“Non devi fare tutto da solo,” disse Tsuki. “Io ho sofferto molto, quando Keith è morto, e Light ha dovuto finire ospite di quel rifugio che aveva difeso con onore. Ma senza gli altri, non ce l’avrei fatta a resistere.”
Frits sembrò calmarsi un po’. “Io voglio farla felice. Non…non voglio altro, ma lei è sempre più triste.”
Elliot sembrò pensarci su, il mento appoggiato contro il palmo, grattandosi distrattamente il muso con un artiglio… “Hmm, per fare felice un giornalista ci vogliono informazioni buone, esclusive…” I suoi occhi si illuminarono, e il retriever schioccò le dita. “Ma certo! Tegan!”
“E che c’entra Tegan?” chiese Pawdrick, distrattamente.
Elliot prese Frits per le spalle. Improvvisamente, trasudava entusiasmo. “Io e lei ne abbiamo passate di cotte e di crude a causa di una gang criminale, e ricordiamo ogni singolo momento di quei giorni terribili! Frits, se la convinco a raccontare tutto alla tua Mamma, scommetto che ne ricaverà un bestseller degno di Miss Auburn! Che ne dici? Solo fatti veri, dal primo all’ultimo!”
L’altro Retriever si pulì velocemente gli occhi con un braccio. “Dici davvero? F-fareste questo per noi?”
Elliot annuì vigorosamente e tese la zampa. “Amici, giusto?”

Guardandoli stringersi la mano, King si rivolse alla spettrale sorella. “Avevi pianificato tutto, vero, piccola intrigante?”
Tomi mostrò giocosamente la punta della lingua.
King scosse la testa, un sorriso ironico a increspargli le labbra. “In questo caso, il minimo che possa fare è offrire il mio aiuto a questa pazza idea.” Sì strofinò il mento, inarcando un sopracciglio. “Sì, sarà proprio una giornata interessante…”

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Sat Mar 05, 2011 9:16 am
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AN UPDATE! I loved it Valerio!

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I'm going to go to a Furry Convention wearing a shirt that says "I'm a Furry. All I do I Pawrty" Please tell me you get that joke.


Sat Mar 05, 2011 2:24 pm
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Yay! New Chapter! :mrgreen: As usual another great chapter Valerio Fritz backstory is so sad. I really like the part were Fritz realized that Tomi was a ghost I could just see the expression on his face. I can't wait to see what happens next Tomi is going to make this day very interesting indeed. I can't wait for the next Chapter Valerio! :mrgreen:

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Sat Mar 05, 2011 2:27 pm
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Beautiful chapter!! I love King and Tomi :mrgreen:

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Sat Mar 05, 2011 5:45 pm
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2.
Uffici Sicurezza Torre 2, Terrace High

“Perché stai…ridacchiando, Tobee?” chiese Ivan Danko Masterson, servendosi una ciambella alla crema dalla scatola portata dal ‘Krispy Heaven’ dell’area ristoro.
Il mini Doberman Pinscher stava seduto insieme ad altri cani delle unità cinofile in pausa caffè insieme ai loro umani. Continuava invano a cercare di spegnere il sogghigno che lo accompagnava da quella mattina.
Ivan, Doberman tutt’altro che mini, si accorse a quel punto che quasi tutti gli animali seduti alla tavola stavano più o meno cercando di non scoppiare a ridere.
Ivan osservò con sospetto i suoi colleghi. “Gente, c’è qualcosa che dovrei sapere?”
“N…niente…” Con una zampa, Tobee stava cercando di coprirsi la bocca. Agitava l’altra disperatamente, ma ottenendo solo di sentirsi sempre più ilare. “Ie…ieri sono venuti i tuoi piccoli…”
La realizzazione colpì il povero Ivan come il proverbiale fulmine. Il cane arrossì suo malgrado. “E che…hanno detto?” chiese, deglutendo.
In risposta, il piccolo Doberman sbatté gli occhi verso una femmina. “Non so se possiamo dire certe cose fuori dal matrimonio, tesoro!”
Scoppiarono tutti in una risata omerica che rimbombò nelle orecchie di Danko. Il povero cane si sentì sprofondare. “Non…non è come pensate, io e Janet…”
Tobee si abbracciò, schioccando le labbra. “Oh, tesoro, sei così coccolabile!”
“Ti amo tanto, cucciolone!” disse una femmina con un sospiro plateale.
Ivan dovette sottostare alla più ingloriosa sequenza di allusioni più o meno pesanti, sapendo, purtroppo, che era il prezzo che pagava per avere adottato insieme a Janet (anche se legalmente era stata solo lei ad adottare) Lucian e Vala. Era più che prevedibile che i piccoli dicessero cosa si dicevano i loro genitori…
“Sono solo invidiosi,” disse un terranova, con le lacrime agli occhi. “Okay, lo sono anch’io: è bello che un animale e il suo umano condividano un legame così profondo anche fuori dal lavoro. Ma è anche strambo forte…”
Ivan andò a sedersi al tavolo, e iniziò a mangiare la sua ciambella. “Innanzitutto sappiate che vi odio. Tutti. Secondo, Janet non è la mia Mamma, lei è…speciale. E’ davvero la migliore amica che un cane possa avere, mi sembrerebbe strano considerarla diversamente… Ehi, Tobee.”
Il piccolo cane deglutì nervosamente. “Ah, sì, capo?” Dopotutto, Ivan era il cane della Vice Responsabile Generale della Sicurezza, e non era il caso di scatenarne le ire…
Ivan si alzò in piedi. Aveva una faccia seria come l’asso di picche, adesso. “Seguimi.”
Il mini Pinscher lo imitò. Rivolse ai suoi colleghi un ultimo sguardo di dolore. “Se non dovessi tornare, dite ai miei che sono caduto con onore*eep!*”
Ivan lo afferrò per il collare e lo portò fuori di peso. “Piantala di frignare, coso.

Appena furono fuori dalla sala ricreazione, Ivan portò il collega verso i bagni.
“Ti prego,” lo stava implorando Tobee. “Non solo mi stai strozzando, ma quello che hai in mente è molto umiliante. Non voglio finire come quel nano in Watchmen! Chi si prenderà cura dei miei biscotti?!”
Entrarono nei bagni. Ivan lasciò andare Tobee, poi iniziò a controllare che fossero soli A quel punto, gli disse, “So che ti diletti in invenzioni, giusto?”
“Err, sì?”
“Voglio due collari speciali per i miei cuccioli. Registratore, microcamera, GPS e un trasmettitore ELF.”
Tobee sbatté gli occhi un paio di volte. “Per i tuoi..?”
“Non fare il finto tonto, Big T: Janet è diventata più apprensiva del solito, ed anche io mi sento in crisi all’idea di lasciarli scorrazzare per il condominio. Anche se hanno uno chaperon, può succedere di tutto, come per King e Tomi, non so se mi spiego.”
“Non dire altro,” disse Tobee, sollevando una zampa con fare solenne. “Avrai quello che chiedi, dammi solo una settimana per assemblare i componenti, okay? Le altre cose le reperisco facile, ma un trasmettitore ELF?”
“Non si può fare?”
“Dovrò trasformare i collari stessi in batterie, e potrà funzionare solo usando l’intero condominio come ponte radio per riceverlo in modo chiaro, e solo dentro il suo perimetro, e per un periodo di tempo limitato. Spiacente, ma le leggi della fisica sono più forti di quelle del cuore. Pensa piuttosto a chiedere un’autorizzazione per un canale riservato. A quel punto, potrai trovarli ovunque, anche nel rifugio antiatomico.” Gli diede una pacca sullo stomaco, con un ghigno complice. “E benvenuto nel meraviglioso mondo delle paranoie parentali!”
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Casa Jackson, Torre 3, Livello 20, Appartamento 201

“Elliot!” la Maine Coon che rispondeva al nome di Tegan saltò addosso al biondo Retriever con una forza tale quasi da sbatterlo a terra. “Che bello rivederti Yayz!”
Il cane arrossì, mentre ricambiava l’abbraccio. “Eh, sono contento anch’io, Teg. Mi sei mancata tanto.”
Appena la gatta ebbe sciolto l’abbraccio…mollò un sonoro ceffone al suo amico!
Frits e Pawdrick, che stavano dietro ad Elliot, sobbalzarono con una smorfia di simpatetico dolore.
“Ma perché?!” fece il cane, massaggiandosi la guancia. Ow, aveva colpito forte!
In risposta, lei gli appoggiò un dito sul tartufo. “Perché non ti sei fatto sentire, non ti sei fatto vedere, ti fai negare al telefono e per San Valentino non mi hai mandato niente! Ecco perché!!”
“Ma…”
“Niente ‘ma’, signorino! Non devi essere per forza innamorato, per mandare almeno una cartolina!”
“Ma se neppure quando eravamo ai Gardens ci mandavamo le Valentine!”
“Non è questo il punto!”
“Sai una cosa, credo che tu sia—“
“Ti sta facendo arrabbiare di nuovo?” Tuonò un vocione dietro la gatta. Un’ombra coprì i tre cani nel corridoio. Pawdrick e Frits si abbracciarono l’un l’altro, uggiolando in preda a sacro terrore.
“Oh, no,” mormorò Elliot, memore del bagno fuori stagione che quasi gli era costato una polmonite. Sollevò due dita a ‘V’ e tentò un miserabile sorriso accattivante. “Eh, pace?”
Il colossale Sanbernardo che lo fissava torvamente sembrava piuttosto pronto a scagliarlo con un calcio verso uno dei laghetti del parco. “Tu stai facendo arrabbiare Tegan.”
Il povero Elliot fu lestissimo a coprirsi la testa con le braccia, la sua voce ridotta ad un terrorizzato squittio tipo Cip & Ciop. “SonovenutoquiperfarleunapropostainteressanteperilbenediFritsnonspedirmiamollotiprego!!”
Tegan osservò il suo vecchio amico con interesse. “Allora entrate, e vediamo cos’hai da dire.”

Samson era diventato il nuovo amico del cuore di Tegan da un po’, ormai. E nonostante circolassero le chiacchiere su una relazione fra loro, la verità era che lui si comportava da perfetto gentilcane, docile e protettivo Molto protettivo, come avevano imparato una volta un paio di bulli che avevano preso in giro la gatta per frequentare così assiduamente un cane. Per fortuna che i loro proprietari erano assicurati contro gli infortuni…
Elliot invidiava la dedizione che brillava negli occhi del Sanbernardo. Lui voleva ancora molto bene a Tegan, ma continuava ad avere paura di innamorarsi di lei, aveva ancora paura di andare contro una vita di orribili abitudini... Avrebbe dovuto parlarne con Samson, un giorno—
“Elliot!”
“GAK!” lui fece un salto, convinto di essersi appena beccato un infarto. “Scusa, amore, dicevi?” chiese…un attimo prima di realizzare cosa avesse detto, e arrossì come un peperone! Aveva pronunciato quella frase sovrappensiero, ma all’improvviso fu come avere acceso l’interruttore della felicità della gatta.
Tegan aveva occhi enormi e due pupille enormi che quasi li riempivano e tutti scintillanti. Sembrava il personaggio di un anime.
“Mi hai chiamato ‘amore’…” disse lei, e abbracciò con passione il povero cane, che quasi fu soffocato. In realtà, lui stesso non sapeva cosa dire…quindi, per il bene comune, e soprattutto il proprio, si limitò a ricambiare l’abbraccio senza dire una parola.
“Grazie,” sussurrò Tegan, felice come non mai, godendo di ogni istante di quel contatto, il primo così intimo dopo tanto, troppo tempo… Almeno, adesso aveva la conferma che c’era speranza, se da qualche parte in quella cocciuta testa c’era spazio per la più semplice e meravigliosa delle parole.
Tegan sciolse finalmente l’abbraccio e, tenendo le zampe di Elliot fra le sue, disse, “Stavo dicendo che la tua è un’idea assolutamente fantastica! Dobbiamo andare a parlarne con Miss Cardore, sono sicura che piacerà anche a lei!”
“D-dici davvero?” fece Frits. Ancora non osava sperare che le cose potessero andare per il verso giusto…
Tegan si alzò in piedi. “Certamente! Ora vieni, dobbiamo subito andare alla redazione del suo giorn—“ si scoprì improvvisamente trattenuta da una morsa ferrea.
Frits era di nuovo terrorizzato. “NO! Voglio dire, no, non in ufficio! Se magari l’idea è buona, Mamma si infuria perché l’ho detta di fronte ai suoi colleghi, e loro non fanno altro che aspettare di rubarle le buone idee. Sarà di ritorno a casa per pranzo, aspettiamola a casa nostra.”
“IO, invece, ho un’idea migliore,” disse la voce di…King?
“E tu da dove spunti fuori?” chiese Samson, convinto di avere chiuso la porta…che invece era bene aperta.
King mostrò una tesserina laminata con un paio di chip dorati. “Passepartout. Oh, essere il cane del segretario particolare del big boss avrà anche i suoi fringe benefits, no? E ora ascoltatemi bene, razza di mammalucchi, ecco cosa dobbiamo fare per assicurarci che Miss Cardore si senta davvero motivata a scrivere quel libro…”
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Casa Barons, Torre 5, Livello 18, Appartamento 187

“Salve, Tsuki,” disse il coniglio nero che rispondeva al nome di Shadow.
La Shiba Inu se l’era ritrovato davanti sulla soglia ancora prima che lei suonasse. “Immagino che mi aspettasse,” disse, senza mostrare sorpresa.
Shadow si fece da parte per permetterle di entrare. “Non c’è bisogno di sottolinearlo. E mi dà anche ai nervi, per la cronaca,” aggiunse, chiudendo la porta.
“Lo dici perché sei un coniglio?”
“Lo dico perché preferirei avere come sorella una pitbull paranoica, certe volte. Il soprannaturale non è roba con cui dovremmo immischiarci. E’di là,” Shadow indicò la scala. “Prima porta a destra. Se dopo dovessi cominciare a star male, la porta in fondo al corridoio.”
Tsuki inarcò un sopracciglio, ma non disse niente. Poi salì le scale.

“Prego, mettiti comoda,” disse la femmina di ratto nera che sedeva nella posizione dello yoga, su un minuscolo tatami in cima ad un tavolino. Aveva gli occhi chiusi in meditazione, e un’espressione impassibile sul volto.
Tsuki si mise seduta sul tappetino di fronte al comodino, riflettendo la posa del ratto. “Sai perché sono qui, vero?”
“Tu cerchi informazioni che a pochi è concesso di conoscere.”
Mantenendo la massima calma, Tsuki disse, “Se vuoi, possiamo iniziare una sterile diatriba sul perché tu mi diresti di no, sul fatto che io insisterò, fino a quando non mi dirai di sì perché era tua intenzione aiutarmi fin dall’inizio, o avresti chiamato per dirmi di non disturbarti.”
Passò un lungo momento di silenzio, al termine del quale Chocolate Barons disse, con la stessa impassibilità di prima, “…Stupida cultura mediatica.”
“Voglio parlare con Keith Greyfield. Voglio salutarlo, e voglio potere trasmettere qualche sua parola a Light-kun.”
“Molto bene. Hai qualcosa che apparteneva al defunto Keith Greyfield?”
Questa volta, Tsuki esitò. “No, e la Reverenda Madre non possiede nulla a sua volta, tranne una foto di lui per il nostro Butsudan. E quell’immagine non deve essere rimossa.”
Gli occhi di Chocolate si aprirono. Splendevano di un’intensa, arcana energia smeraldina. “In questo caso, non posso esserti di aiuto. Non ho la competenza necessaria per localizzare lo spirito di un singolo dipartito in un mondo più vasto di quello su cui camminiamo. Attraverso un oggetto che gli appartenne in vita, posso attirare la sua attenzione, ma non posso andare oltre.”
“Potresti usare me, allora. Quale migliore faro di colei che conosceva?”
“Improponibile. Non rischierò di metterti a contatto con le innumerevoli anime rancorose ed affamate di luce vitale che popolano l’oltremondo. Torna invece quando avrai qualcosa cui Keith Greyfield era particolarmente legato. E che sia deducibile dalle tasse, possibilmente.”
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Redazione del Daily Facts, Torre 1, Livello 10

“Buongiorno, Miss Cardore.”
Curiosamente, la stagione appena passata era stata ricca di eventi per il quotidiano online condominiale. La forzata detenzione collettiva a causa di una nevicata a dir poco eccezionale aveva spinto i condomini, umani e non, ad interagire molto di più di quanto non avessero fatto normalmente fino a quel momento. Feste, balli, eventi culturali, mercatini…e succosi pettegolezzi. Oddio, non era roba da Pulitzer, ma era servita a dare un’immagine colorita, pulita e viva del complesso condominiale.
Soprattutto, Ginevra aveva potuto riscattarsi dell’onta di quel vecchio articolo su Kwesi Garcia. Lei aveva un talento naturale per arricchire ed abbellire le notizie più scialbe, per questo Jim McRound, adorato fondatore, socio di maggioranza e caporedattore del Facts, la teneva ancora nello staff di redazione, invece di degradarla a fattorina.
Nell’udire la familiare, gentile voce davanti a sé, improvvisamente Ginevra si sentì come se l’angelo della morte in persona fosse venuto a farle una visita.
L’ultima volta che Reimund Radulph Gottschalk si era manifestato in quegli uffici, con poche parole aveva trasformato la carriera di lei in un calvario senza fine.
Forse il fondatore e amministratore generale di Terrace High era venuto a darle il colpo di grazia, adesso? Le cose stavano andando troppo bene, per i suoi gusti?
La donna di colore sollevò lo sguardo dallo schermo. “Signor Amministratore, che bella sorpresa,” disse in tono neutro. “Cosa posso fa—“ e si accorse solo a quel punto di altre quattro presenze accanto all’uomo. “Frits?” Chiese, chinando la testa di lato come un cane lei stessa. Gli altri con lui erano Pawdrick, Private Elliot e Tegan.
Ginevra avvertì quel familiare, felice tintinnare nella sua testa, che lei chiamava il suo ‘Senso di Giornalista’.
Gottschalk si mise seduto davanti alla donna. “Il cane del mio assistente particolare mi ha parlato di qualcosa che potrebbe fare considerevolmente lievitare le vendite di spazi pubblicitari ed aumentare la quota di lettori. Mi ha presentato queste due gentilcreature,” indicò Elliot e Tegan, “con le quali ho avuto una prima, interessante chiacchierata. E sono giunto alla conclusione che, sì, si tratta di materiale idoneo al Daily Facts. In breve, questi due bravi figlioli furono rapiti da una gang di animali spacciatori legata, apparentemente, anche al mondo dei Pet Fight Club. Un evento avventuroso ed affascinante, che credo sarebbe un vero spreco lasciare cadere nel dimenticatoio. Senza contare che da una pubblicazione della cosa potrebbe sorgere un’inchiesta utile alla cattura della banda in questione…”
Ginevra ascoltava, e già si sentiva fra le mani un bel riconoscimento.
Gottschalk posò una mano sulla testa di Frits, che rispose scodinzolando. “Elliot e Tegan hanno insistito che fosse lei a redigere la storia, o non se ne sarebbe fatto nulla. Quindi, penso che le concederò questa opportunità. La prego di non deludermi.” L’uomo si alzò in piedi. “Una raccomandazione: verifichi se quanto racconteranno i nostri ragazzi dovesse collimare col recente attentato al Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals. Se ci fossero elementi comuni, be’…” ridacchiò. “Ma forse è meglio che le auguri buona giornata e buon lavoro.” Fece un breve inchino ed uscì dalla stanza…
…Lasciandosi dietro una donna molto, molto felice. “F-Frits, tu hai..?”
Il retriever annuì timidamente. “Pensavo che ti avrebbe fatto piacere scrivere qualcosa di importante, così quando il discorso è capitato sulle loro avventure passate, be’…volevo che fossi tu a raccontarle a tutti.” Non proprio la verità, ma aveva promesso di attenersi a quella versione, se fosse servito ad aiutare sua madre…
Ginevra si alzò in piedi ed andò ad abbracciare forte il suo cane. “Sei la creatura più meravigliosa del mondo, cosa potrò mai fare per sdebitarmi?”
“Potremmo…cominciare l’intervista davanti ad un gelato, nel Parco?” chiese lui, ricambiando l’abbraccio.
Dietro di loro, Elliot e Tegan si diedero discretamente il cinque.

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Sun Mar 06, 2011 4:44 am
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Post Re: Housepets! La serie: St.III, Ep.7-Fantasmi e Segreti
Yay even more great episodes! I glad to see this fanfic back up and running again I didn't expect another one out so soon. Also Yay more Shadow and Chocolate I love it when my characters show up. Elliot and Tegan's part was cute and nice as was the ending. I can't wait for more as usual. :mrgreen:

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Sun Mar 06, 2011 8:23 am
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Post Re: Housepets! La serie: St.III, Ep.7-Fantasmi e Segreti
Wow Valerio, sei veramente a fuoco in questo momento! Sono contento di averti tornare a fare ciò che si ama

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I'm going to go to a Furry Convention wearing a shirt that says "I'm a Furry. All I do I Pawrty" Please tell me you get that joke.


Sun Mar 06, 2011 11:40 am
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Post Re: Housepets! La serie: St.III, Ep.7-Fantasmi e Segreti
3.
Lucky Charm Grove for the Abandoned and the Ferals, Babylon Gardens

L’uomo di nome Martin Foster era occupato a controllare le schematiche per il nuovo impianto di sicurezza, quando la sua segretaria disse, attraverso l’intercom, “Signore? Ho una chiamata dal Daily Facts di Terrace High. Una certa Ginevra Cardore.”
Senza sollevare lo sguardo corrucciato dalle piantine, Martin rispose, “E come mai ha pensato di passarmela?” Poiché la sua attività implicava il ricovero di animali, era ovvio che tenesse d’occhio quanto stesse succedendo nel superlussuoso complesso condominiale, leggendone il bollettino dal nome altisonante.
Quando era scoppiato lo scandalo del ‘cane pazzo’ Kwesi Cira Garcia, Martin era ragionevolmente certo che avrebbe avuto il suo primo ospite dritto da quel posto… Invece, quasi subito si era rivelata tutta una bolla mediatica montata da arte proprio da quella Miss Cardore, per i soliti, abbietti motivi commerciali…
Tutti quei pensieri ebbero la vita di un secondo, il tempo che occorse alla segretaria per raccogliere coraggio e dire, “Perché pensa che forse il recente attentato possa essere collegato al libro che sta scrivendo.”
Gli occhi di Martin scintillarono di interesse e di vendicativa luce “Me la passi, Miss Tristan.”
Un attimo dopo, lo schermo del PC di Martin si accese. Il fondatore e proprietario del LCG pensò che se mai Lombroso fosse stato vivo, avrebbe con lui condiviso una perfetta diagnosi sul carattere della giovane donna fin dalla prima occhiata. Questa era un segugio, con un’espressione fredda e determinata. Martin immaginò che solo la sua età l’aveva indotta ad errare così grossolanamente in quel suo articolo… “Mister Foster.”
“Miss Cardore. E’ un piacere.”
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Redazione del Daily Facts, Torre 1, Livello 10, Terrace High

Ginevra ebbe da subito la precisa impressione di trovarsi di fronte un parente stretto di Gottschalk. Certo, non per le apparenze fisiche: dove l’Amministratore di Terrace High era uno ‘stangone’ pallido con due occhi di un blu profondo, Martin era di altezza media e con due luccicanti occhi neri e di carnagione più normale.
Ma entrambi avevano quel sorriso cordiale venato di puro acciaio. Una parola sbagliata poteva scoperchiare un vulcano. E qualcuno aveva sparso il modo di dire ‘Essere furioso come un Martin’, ispirandosi alle scenate dell’individuo che le stava sorridendo attraverso lo schermo…
“Mr. Foster, sarò breve: cosa le dicono i nomi di Elliot Bannister e Tegan Jackson?”
L’uomo non esitò, quando rispose, “Golden Retriever, Maine Coon, residenti di Babylon Gardens fino allo scorso Dicembre. Furono rapiti tempo addietro da una gang di trafficanti di droghe per animali e fornitori di vittime per i PFC, la Fanged Teeth Gang. Tegan ha perso i suoi genitori biologici in un incidente poco dopo il suo trasloco ai Gardens.”
Memo: se avessi bisogno di informazioni sugli animali di Babylon Gardens, che me ne faccio di Internet? “Ah, sì, molto bene: sto scrivendo una storia sulla loro esperienza, e per quanto ne so, quanto è successo a loro potrebbe essere collegato…”
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“…all’attentato, capisco.” Martin sollevò un sopracciglio. “Come mai questa ipotesi? Mi perdoni, ma mi sembra un salto nel buio.”
“Io preferisco chiamarlo ‘filo sottile’: il suo rifugio, Mr. Foster, ha dato un duro colpo agli affari più loschi che girano intorno ai randagi ed ai ferali. Si sarà fatto dei nemici.”
Così come sicuramente li ha Keith, e li hanno anche ¾ del mio staff della sicurezza. Assumere specialisti dal passato ombroso può avere delle controindicazioni… Ma alla donna, disse, “Per ora, mi dispiace, i soli nemici che ho sono quelli dell’IRS e i fornitori che cercano di fregarmi sul prezzo, oltre ovviamente ad ogni singolo figlio di pirata i cui maltrattamenti o abbandoni aumentano il numero dei miei ospiti. Tutto quello che so di questa banda è che Tegan ne aveva fatto parte, prima di decidere, saggiamente, di lasciarla per vivere una vita migliore. Posso fare altro, per lei?”
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Doveva dargliene atto: sapeva come chiudere un argomento col giusto sorriso. “No, la ringrazio per il suo tempo, Mr. Foster… Ma potrei avere ancora bisogno di lei: il nostro giornale non ha mai dato abbastanza spazio alla sua lodevole iniziativa, sa?”
Martin annuì con un lieve cenno del capo. “La mia segretaria sarà lieta di fissarle un appuntamento presso il Charm, allora. Arrivederci.”
Lo schermo si spense.
Dovevo almeno provarci. Una cosa era vera, tuttavia: non aveva scritto niente su quel posto, doveva proprio fissare un appuntamento, sì…
A quel punto, Ginevra si rivolse al cane ed alla gatta seduti all’altro lato della scrivania. “Bene, direi che possiamo cominciare a sentire tutto quello che avete da dire sulla vostra avventura… E, per favore, aggiungete qualcosa di voi, della vostra vita personale, insomma quelle emozioni che danno più corpo alle storie.”
Elliot si grattò dietro la testa. Lui e Tegan si scambiarono una lunga occhiata perplessa, come a dirsi che non si aspettavano di dovere parlare della propria vita privata.
Per un attimo, considerarono di dire ‘no e tante grazie’, ma avrebbero rovinato la vita a Frits.
E poi, che male c’era in un libro che parlava di loro due come eroi?
Poi si tennero ognuno per una zampa, mentre la perplessità lasciava spazio alle gioie di ricordi più belli, negli sguardi dei due amici.
Tegan si schiarì la gola, e disse, “La prima volta che incontrai Elliot, be’, era lui ad essere venuto ad incontrare me in un certo senso. Me lo trovai sulla soglia di casa con un gran vassoio di biscotti, e lui tutto rosso che diceva, ‘Oh, ciao, abbiamo fatto dei biscotti…’”
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Victoria’s Park

“Ancora non riesco a credere che tu abbia voluto manifestarti a degli altri, piccola streghetta intrigante Ti rendi conto di che guai potresti farci avere? Insomma, sei un fantasma. Dovresti essere discreta, invisibile, muovere oggetti…non organizzare complotti, anche se a buon fine.”
L’eterea presenza, per ora visibile solo a King, mentre questi camminava nella neve ancora non del tutto sciolta, mostrò giocosamente la punta della lingua.
King andò a sedersi su una panchina, imitato da sua sorella Tomi. “Però sono contento che tu lo abbia fatto. Povero Frits, chissà quante ne ha dovute passare…”
E quante ne aveva passate, lui?
Continuava a non ricordare nulla di quello che era successo a Babylon Gardens, cioè, ricordava solo frammenti nebulosi, ma era come se fossero i pezzi di un sogno…
Quasi due anni, e ricordava solo di essersi ‘risvegliato’ a casa sua, a Terrace High, insieme ad un botolo odioso di nome Bino. Il resto era vuoto, colmato dalle immagini ricorrenti di una specie di husky dal manto grigio. Immagini che lo facevano sentire bene, come se quello fosse stato un caro amico… E non sapeva neppure come si chiamava…
“King?”
“GAH!” Per lo spavento, il Corgi cadde dalla panchina e si infilò a testa in giù nella neve.
“Scusami,” disse Shadow, aiutandolo a tirarsi fuori. Quando il cane si fu pulito dalla ‘glassa’ di neve, disse, “Per essere un coniglio, ne hai di fegato a spaventare così chi si fa i fatti suoi! Che c’è?”
“C’è che mia sorella vorrebbe parlarti, e adesso si è inventata che sono il suo segretario.” Shadow sbuffò. “Avrei dovuto dire a Papà di scegliere quella Fox Terrier, ma no, ho un debole per gli animali piccoli e adesso mi ritrovo a fare il servitore interinale! Mondo del piffero!”
Quasi si potevano vedere i punti interrogativi fioccare intorno alla testa di King. “E che vuole quel ratto da me?”
Il coniglio sollevò le mani con fare difensivo. “Ah, non chiederlo a me. Ambasciator non porta pena eccetera eccetera. Coraggio, seguimi.”
King fece spallucce e decise di obbedire. Tanto, più strana di così… “E tu non vieni?” chiese alla sorella.
Tomi rimase dov’era, scuotendo la testa, mostrando un sorriso mesto. Poi, appena un refolo di vento turbinò intorno alla sua figura, lei svanì.
“Stai tranquillo, non credo che smetterà di vegliare su di te,” disse Shadow senza voltarsi.
“Lo sapevi anche tu?!” King cominciò a capire cosa aveva provato Frits, prima, a casa sua…
“Lo sa Chocolate. Anzi, direi che magari sapesse solo quello…”
---
Una decina di minuti dopo, entrando in camera di Chocolate Barons, King si aspettava di trovarsi dento un ambiente buio, illuminato da dozzine di candele e un grosso pentacolo inciso a terra.
Non una femmina di ratto impegnata a canticchiare mentre si lustrava il pelo davanti ad minuscolo boudoir.
“Ah, King, vieni pure.” Chocolate posò la spazzola sul comodino. “Mi stavo cospargendo di un misto di artemisia e tarassaco. Mi servirà per aiutarti nel tuo viaggio…”
“Tu dovresti cospargerti di cannella per profumarti, come un animale normale!” urlò Shadow da dietro la porta.
Senza alterare il suo tono di voce, la femmina disse, “Quella si usa per i filtri d’amore, di guarigione, e per i viaggi nel reame dei so—“
“Ti odio! Tu non vuoi neppure giocare a D&D se prima non hai esorcizzato il tabellone e dipinto i dadi con qualche simbolo arcano!!”
Chocolate scosse la testa. “Ultimamente è davvero nervoso.”
“Sarà il Pon Farr,” tentò King, che si sentiva decisamente a disagio all’idea di trovarsi nel mezzo di una discussione familiare.”
“La primavera ha questo effetto su di lui, ora che ci penso. Sembra proprio che dovrò usarla, quella cannella… Ma veniamo a te. So che sei ancora tormentato dai ricordi, o meglio dalla loro assenza.”
King sospirò e si mise seduto a terra. “A volte mi limito a pensare che sto meglio senza di loro, che…che in fondo non importa cosa abbia fatto in tutto questo tempo, dove sia stato… Ma poi penso che forse mi sono lasciato dietro qualcuno a cui manco, che potrei avere fatto delle cose terribili di cui chiedere scusa…e che, in fondo, voglio sapere di più. Non riesco a starmene tranquillo all’idea di un simile vuoto mentale. Non mi piace, mi da gli incubi.”
“Che incubi, per la precisione?”
“Uno, ricorrente. Angosciante. Sono in camera, davanti allo specchio, e…e lo specchio non mi riflette. Riflette tutto il resto della camera, i mobili, la parete, ma non riflette me. Allora tocco lo specchio, lo prendo a pugni, ma non succede niente. Non si spezza, non diventa liquido, non appaiono immagini demoniache…e allora io cado in ginocchio e piango, perché non so chi sono.” La voce di King che, narrando, si stava facendo sempre più tremula, fino a sfiorare l’isteria, si calmò all’improvviso. Il cane tirò su col naso.
Chocolate annuì. “Capisco: il tuo spirito aborre il vuoto, sta consumando la tua anima. Per questo Tomi ha chiesto il mio aiuto. Continuando su questa strada, sarai consumato dalle tue stesse angosce.”
“E puoi farci qualcosa?” chiese lui, diffidente. Poteva pensare che questa femmina fosse un po’ sciroccata, ma fin quando Tomi era coinvolta, lui sentiva di potersi fidare.
“Penso che tu abbia la fibra morale per il mio aiuto, per affrontare questa prova. Ricorda solo di mantenere la mente aperta, va bene? Per quanto ti potrà sembrare tutto strano ed irreale.”
King sollevò la zampa come fosse stato uno studente che volesse richiamare l’attenzione della maestra. “Sa-alve? Sorella fantasma e tutto il resto?”
Gli occhi di Chocolate si accesero di luce smeraldina. “Guarda nello specchio, allora.”
“Specchio? Quale spe—oh!” voltandosi nella direzione indicata da Chocolate, King si trovò di fronte per davvero ad uno specchio. Uno di quelli di foggia antica, a figura intera, con una bella cornice di mogano. E no, non era apparso dal nulla, ma se ne stava appoggiato alla parete.
Ma non era questo, ad interessare King, bensì quanto stava vedendo nello specchio.
Una casa, dalle pareti di legno, i gradini dell’ingresso decorati da mucchietti di neve appena spalata.
E su uno dei gradini, sedeva quell’husky grigio. Indossava un giubbotto marrone con risvolti di pelo bianco. Tra le mani, stringeva un osso di gomma, e ogni tanto lo torceva con fare distratto. Aveva l’aria…triste.
“So che posto è quello,” King allungò una zampa per toccare lo specchio…”E so chi è lui.” E questa volta, l’arto attraversò il vetro come se non fosse esistito, come se lo specchio fosse stata una finestra aperta…ma su dove? Di sicuro, King avvertì tutta la differenza di temperatura rispetto alla camera di Chocolate. “Ehi, ragazza, cosa vuol dire? Come hai fatto a—“
E scoprì di non essere più a casa Barons.
Era in quel posto, Babylon Gardens.
L’husky sollevò lo sguardo dal suo giocattolo…e i suoi occhi si ridussero a capocchie di spillo per lo stupore, le orecchie dritte che quasi si staccavano. “..King?” sussurrò, non osando credere ai propri sensi.
King non sapeva cosa fare, aveva freddo e la sua sciarpa era rimasta da quel ratto…
“King!” ripeté Fox in un’improvvisa esplosione di felicità, lasciando cadere l’osso di gomma, gettandosi ad abbracciare forte il Corgi “Sei tornato, oddio sei tornato, grazie, grazie…”
King ricambiò goffamente l’abbraccio. “Ah, stai…piangendo?”
Senza lasciarlo andare, Fox sussurro, “Mi piacerebbe fare la lotta con te per l’osso di gomma.”
E mano a mano che passavano i minuti, l’iniziale imbarazzo si trasformava in qualcos’altro. In qualcosa di caldo, di…di bello, come essere avvolto in una coperta piena di odori familiari. King si scoprì ad avere gli occhi umidi.
Lui conosceva questo cane, forse la sua memoria non era ritornata completamente, ma adesso sapeva che in quel breve scorcio di vita a Babylon Gardens, si era fatto un amico. Un amico a cui era mancato tanto…
“Mi sei mancato anche tu,” disse, trasformando in voce il primo pensiero che echeggiava nella sua mente. “Fox.” E poi rabbrividì, ma non era per l’emozione.
Fox si mise in piedi, squadrando King con sorpresa. “Ma devi stare morendo di freddo, poverino! *Tsk* Dove hai messo la tua sciarpa?” Si tolse il giubbotto e lo mise rapidamente addosso all’altro cane. “Ecco qua. Meglio?” Scodinzolava come un matto. “Di tutti i posti dove venire, sapevo che avresti scelto questo. Ricordi? Te ne stavi lì tutto solo e miserabile come un cucciolo appena abbandonato.”
King gli rivolse un sorriso sarcastico, mentre le parole di Fox univano finalmente, in un quadro sempre più chiaro, quei frammenti che prima erano senza significato. “Heh, proprio come te poco fa, giusto? Dovevo sembrare davvero messo male… Ma adesso non sei tu ad avere freddo?”
Fox fece spallucce. “Nah, ho il manto invernale, e il peggio dell’inverno è ormai passato. Mi piace portare quel giubbotto, questione di vecchi ricordi.” Cinse le spalle di King e lo trascinò con sé. “Coraggio! Devo farti vedere quante cose sono cambiate dall’ultima volta che ci siamo visti…”
E King non oppose resistenza, anzi, fu più che felice di ascoltare tutto quello che quel cane così speciale gli stava dicendo.
Aveva un amico.
Uno vero.
Era felice.

STAGIONE III
Episodio 7
FIN

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Sun Mar 06, 2011 3:51 pm
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Post Re: Housepets! La serie: St.III, Ep.7-Fantasmi e Segreti
Another great episode, Valerio. X3 Very touching and very many characters.

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Heh. Look at that... I started an actual Housepets! fan-fic.
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Mon Mar 07, 2011 12:38 am
Profile YIM WWW
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Post Re: Housepets! La serie: St.III, Ep.7-Fantasmi e Segreti
Yay another great episode loved that whole part with Shadow Chocolate and King it was great. I've already read the first part of chapter 8 so I don't have to wonder what happens next :P

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Mon Mar 07, 2011 1:46 pm
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